Non ci sono stati attimi della mia vita che non abbia posseduto gatti. Il tempo di sostituire quello che per un motivo o per l'altro se ne andava e subito a capofitto con una nuova pelosa presenza. Quelli della mia infanzia erano esclusivamente maschi e tassativamente neri...Cosi' non figliavano...soprattutto. Erano lontani i tempi del veterinario, dei croccantini, dei bocconcini...Avevo anche conigli, gallline e papere...I gatti se non erano da topi, erano trattati alla stessa stregua di esseri minori. Campavano di avanzi di tutti i generi. Dalla minestra, alla pasta, alle ossa, alle teste di pesce, che mia mamma
conservava e elargiva....quando era festa. Tutto cio' accuiva l'indole ladra dei pelosi, con conseguenti inseguimenti e rosari di sacramenti...In una corte malata..che ancora oggi mantiene alta l'insanita' mentale e l'insensibilita...Una corte in cui, il vicinato sclera e passa notti insonni perche' una grondaia gocciola, l'erba e' piu' alta di un millimetro rispetto il giorno prima, o la pipi' delle galline d'estate puzza...la vita dei miei primi gatti era un vero percorso di sopravvivenza...Infatti..alcuni ci lasciarono le penne. Il primo che ricordo fu Biri'..Ero piccolo e c'era la mia nonna Veronica..Maschietto. Nero. Da topi. Pochi ricordi con lui, se non la Rosi che gridava il suo nome quando lo chiamava. Dopo di lui Moretto...Ballo' poco nel mio cortile. Nero per seguire le tendenze, maschietto idem. Lo avvelenarono..Perche' nel mio cortile funziava cosi'... Micio, segui' la stessa fine...Duro' pochi mesi....Cominciai a pensare che davvero il gatto nero era sfigato...Ma piu' per Lui che per i proprietari. Spari' una notte...di lui non si ebbero piu' notizie. La vicinanza alle strade servi' da scusante...Ma l'indole dei vicini sarebbe sempre stata un'alternativa... Arrivo' Mina..Diminuitivo di Micina..La prima femmina..Anche lei tutta nera. Grande cacciatrice, ma troppo ingenua...La setta del cortile dopo qualche anno fece si che si volatilizzo' senza lasciare tracce... Fu scontato che la succedente al trono si chiamasse anche lei Mina. Nera, con stellina bianca sul petto. Fu la prima che mi godetti davvero. Mina era una ladra che Eva Kant gli faceva un baffo. Bellissima. Un pelo nero lucido, e un carattere subdolo. Stava impassibile il tempo necessario che tu non ti accorgesssi di lei...e poi via. La coscia, la bistecca o il prosciutto lasciato in vista sul tavolo della cucina....Gli inseguimenti della Clara berciante ai quattro venti non si contavano. Mina duro' vari anni, poi mori' per aver mangiato tutto l'olio di una padella in cui la Clara aveva cucinato il coniglio per l'arrosto domenicale. Fu la prima gatta che vidi partortire. Lo fece durante l'estate, nel cortile interno dei miei vicini, in vacanza in Terronia. Scavalcai la recinzione per prelevarla e con lei i gattini...Non feci in tempo..La osservai mangiare i piccoli, prima che potessi intervenire. Rimasi basito..Solo dopo mi informai e mi convinsi che era un normale comportamento di specie. Arrivo' Attila. Un bellissimo tigrato che portai a casa io. Quando voleva entrare in casa si arrampicava sulla grata della finesta della cucina, bussava con la zampa contro i vetri e miagolava. Una notte di temporale sul tardi, si presento' alla finestra, non gli aprii e non torno' piu'....Mi sentii sempre in colpa per questo. Poi arrivo' la Lilly. Lilly era una meravigliosa pelo lungo. Tricolore come tutte le femmine. Bianca nera e rossa. Non era mia. Era dei miei vicini che la presero' quando nacque la loro secondogenita. La abiurarono subito dopo. All'inizio ci passavano il cibo. Col tempo le impedirono addirittura di salire in casa loro... Lilly visse a casa mia 18 anni...fino alla maggiore eta' della sua ex padroncina. Lilly era dolcissima, partecipe e sempre discreta. Il fatto che non fosse mia ne fece una gatta di secondo piano...Ma ne ho un ricordo al pari di tanti gatti per me insostituibili. Lilly fu la disgrazia di mia mamma...Era sempre incinta, non si contano i parti che mia mamma dovette sopprimere. Ooooh..senza scandalizzarsi..In quei tempi, si ammazzavano i conigli e le galline...I malati stavano ancora su Vega e gli animalisti da social avevano altro da fare... Uccidere i gattini era un gesto demandato a quei pochi che se la sentivano senza remore. Mica tutti, sono stati capaci di fare i boia nella vita...Arrivo' al punto che come partoriva neppure li cercava, consapevole che tanto non li avrebbe trovati. Nel frattempo arrivo' Cagliostro. Maschio, nero come il buio. Per la prima volta con Lilly, ebbi due gatti contemporaneamente. La cosa piu' buffa e' che Lilly era una zoccola...Accettava la corte di tutti, tranne quella di Cagliostro, che spesso assisteva sofferente agli acoppiamenti nei periodi di calore. Cagliostro era il cocco del Bepi. Un maschio straordinario. si accoccolava sui suoi piedi quando il bepi sgranocchiando le sue tre fette biscottate pomeridiane, si scialava col Giro d'Italia. Bepi amava Cagliostro. Non miagolava, gridava. Rispondeva ovunque fosse, quando lo chiamavi e di li a qualche minuto lo vedevi arrivare con il tipico passo felino dondolante. Mi raggiunse i 6 kg..di muscoli. Non di adipe. Fu il primo che portai dal veterinario. Aveva l'Aids felina..La dottora mi disse che non aveva mai visto in vita sua un gatto con i canini come Cagliostro. 4 autentiche zanne. Come una tigre dai denti a sciabola. Ma talmente fragili che la radice non sosteneva la pressione del morso..Uno a uno li perse...Era buffo perche' quando apriva bocca si notavano i canini...Col tempo diventarono prima 3..poi 2 alternati, uno sopra e uno sotto..Infine uno solo sotto. Cagliostro aspettava la sera che leggessi La Notte sul tavolo della cucina, per distendersi sulle pagine e per attirare l'attenzione...Cominciava a lavarsi le zampe con non chalance e a me non restava che arrendermi a quel fare da mafioso. Fu compagno di tanti momenti affettuosi e nonostante siano passati 25 anni lo porto ancora nel cuore. Fu il primo per il quale decisi l'eutanasia. Si trascinava sulle zampe e si sporcava addosso ormai. Non avevo trasportino. Lo misi nella borsa da calcio e prima che la dottoressa lo addormentasse, per l'ultima volta sporse la testolina dalla cerniera, sofferente, mi fisso' come a salutarmi per l'ultima volta. Poi torno' nella borsa. Il cuore si spacco' in due. Mio nipote porto' a casa Morfeo..Non fu un gatto fortunato. Duro' poche settimane poi si volatilizzo' senza fare ritorno. Nel 1999 portai a casa Morgana. Trovatella Luinese. Una Hippy che raccoglieva animali, segnalatami dalla Micky Borsi (Grazie Micky) la aveva raccolta in una giornata di pioggia nei pressi della Ratti...(Buffa coincidenza). Sterilizzata solo il giorno prima. Ricordo che il pancino rasato era bianco. Col tempo la ricrescita in quel punto divenne grigia. Durante il viaggio di ritorno miagolo' un paio di volte. Sara' la mia amante segreta per 18 anni. Bianca grigia e nera, pelo lungo. ''La Diva.'' Minigonna, tacco 12 e calze con la riga. Viveva per apparire. Amava farsi notare. Gran cacciatrice. Gran paracula, ma un tatuaggio di 18 anni di graffi indelebili nella mia anima, per cio' che mi ha dato. Si ammalera' di stomatite nel 2010. Riuscii ad accudirla tra permessi di lavoro, cortisone, antibiotici, continui alti e bassi, rinascite e morti apparenti, fino alla letale insufficenza renale del 2016. Arrivai a farle le flebo personalmente ogni giorno, per gli ultimi due mesi. Morgana si stendeva di fronte a me, quando scrivevo i miei libri di statistiche di calcio. Raspava alla porta dello studio se sentiva che ero li'. La Clara gli diceva...''Chiama chiama che e' in stanza...''.Morgana entrava brontolando...saltava sulla scrivania, si distendeva dietro al portapenne, gli almanacchi e pile di riviste di calcio e mi osservava con pazienza per tutto il tempo. Morgana saltava sul tetto davanti a casa e stava sotto il sole giornate intere, finche' non salivo con la scala a prelevarla. Avrebbe potuto scendere quando voleva, ma aspettava che fossi io a prenderla. Tornavo dall'allenamento alle 23.30 e la Clara mi diceva...''Va che la Morgana le' su sul tecc da stamatina...''. Ale'. Cosa incredibile, dal giorno che andai a vivere a Cugliate, come se lo sapesse, non sali' piu' sul tetto. Provai a portarla a Cugliate quando andai a convivere...Per un pomeriggio rimase nascosta dietro una tenda, miagolando e capii che non era cosa...Provai anche con Frejia...Peggio che peggio. Regolarmente dopo la morte della Clara ogni giorno, planavo a Cunardo a darle la pappa..a lei e Frejia. Ogni volta mi meravigliavo a vedere che ancora c'erano. A volte trovavo gli escrementi, buttati con la paletta dal vicinato, davanti alla porta di casa mia come bentornato...Ma come fai a sapere chi fosse, (Lo so...Lo so...) quando poi tutti ti salutavano col sorriso Durbans...Morgana sara' la seconda per cui decisi l'eutanasia. Credevo che non avrei piu' ripetuto un disastro morale di quella portata. Non sono patetico...Ho perso anche mio babbo, la mi mamma e mia sorella, prima dei gatti...So cosa vuol dire vedere le certezze volatilizzarsi...Nel frattempo Giangi, prima di Frejia, porta a casa Morfeo 2. Sara' il nome...Ma non gli porta fortuna. Dura pochi anni, due o tre, poi anche lui sparisce. Le femmine ti danno di piu'. Sono piu' casalinghe. Arriva Frejia. La Clara contraria dice alla Rosi.. ''Li porti a casa poi devo curarli io.'' ''No no...La tengo su. Non la faccio scendere.'' Le ultime parole famose. Il primo giorno che Frejia scopri' il cortile e il giardino fu come Disneyland per lei. La sua dolcezza la fece benvolere anche dalla Clara che la assunse a sua preferita. '' Il me' scigulin''. Frejia non masticava.La competizione con Morgana la portava a trangugiare di fretta e immancabilmente a vomitare...Ancora adesso non avrebbe cambiato abitudine. Attualmente le avevo comprato un frullatore per fare che leccasse anche le mousse piu' tenere..Con la dipartita di Morgana, Frejia mi rivelo' il suo lato piu' tenero e dolce. Dormiva con me. Sotto la spalla, si accoccolava e mi metteva entrambe le zampe sulle labbra, attaccava il trattorino e fino a che non si stufava restava cosi'...In una notte si ripeteva tre o quattro volte. Mi attendeva quando tornavo a casa e mi faceva vivere il bentornato. Ora che non lavoravo, difficilmente usciva di casa..adorava la mia presenza, ma soprattutto era terrorrizzata dallo stare da sola. E' sempre stata fragile, tenera, cosi' dolce che non riesco a trovare un'altra presenza della mia vita che mi abbia gratificato cosi' tanto. Solo una settimana fa, chiacchierando tra me e lei, le dissi...''Cazzo Frejia, te arrivi a ventanni in scioltezza...'' Boccaccia mia... In questi giorni che si e' ammalata in modo perentorio quanto inaspettato, ho pensato che e' stata una fortuna che io fossi a casa dal lavoro per potermi dedicare a lei. Ma conoscendomi..Sarei stato capace di lasciare un posto di lavoro, se i tempi richiesti per accudirla non fossero sconfinferati con quelli riconosciuti.Tra permessi e cazzi vari. Anche se consapevole che sarebbe durata poche settimane. Sono fatto cosi'. Certo...Non ho una famiglia, non ho responsabilita' su cui si riversano certe scelte...Ok...Ma non ho neppure nessuno che avrebbe potuto occuparsene al mio posto. Una volta tanto trovo un vantaggio nella mia situazione. Per la terza volta, quindi, mi ripeto masochisticamente di stare male. L'ultima. Gli occhioni di Frejia in anestesia mi tormentano. Basta cosi'. Tschuss.
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