LA MIA NAIA.
La notizia che rimbalza in questi giorni, in ogni sorta di media, dell'arresto del responsabile del suicidio del Para' avvenuto 19 anni addietro, mi riporta inevitabilmente a 35 anni fa..Agli anni della mia fine adolescenza, all'inizio di una obbligata presa di coscienza che i tempi stavano per cambiare...Allo spartitraffrico obbligatorio della Naia, tra gioventu' spensierata e eta' piu' adulta. Anni prima, un altro para fu trovato morto ai piedi di un'altana, per cause ipotizzate, ma mai avvallate dalle maestranze delle alte gerarchie militari...Sembrava ci fossero di mezzo storie di droga...Ricordo i titoli dei giornali: ''La droga entra anche nelle carserme''...Ah si? Avevo finito la naia gia' da qualche anno...Mi chiedevo quanti anni avessero gli autori degli articoli. La droga era sempre stata, il filo conduttore della socializzazione nelle caserme. Se ti isolavi...dovevi avere le palle, altrimenti ti ritrovavi fino alle 4 di mattina in una campata di camerata, in gruppo, tra varie cadenze dialettali, tra le brande ancora fatte, a girare canne come fosse Woodstock..Ogni notte, ogni domenica. Le licenze non erano altro che veicoli per rifornirsi e rifornire. C'era la lista della spesa lunga un metro per chi tornava a casa per qualche giorno. Ti imbuonivi i ''nonni'', ti rendevi la vita piu' sopportabile se accondiscendevi. L'omerta', la droga, il nonnismo....sono sempre stati parte della quotidianita' della vita di caserma, sia scelta come futuro, sia imposta che fosse. In caserma, la regola..''L'anzianita' fa grado'', lasciava spazio a interpretazioni piu' o meno tragiche di quello che ti saresti potuto aspettare durante quei dodici mesi. Ora vi racconto io come funzionava. Negli anni che precedevano la tua partenza, erano i racconti di coloro che gia' la avevano svolta la Naia, che ti facevano fantasticare su come sarebbe stata. 90 per cento erano racconti che intimidivano. 90 per cento tutto incentrato su un nonnismo esasperato. Una continua prevaricazione e umiliazione che metteva a dura prova equilibri fragili, gia' messi alla berlina da un'esperienza, spesso la prima, lontana da casa, dagli affetti e da punti di riferimento saldi e rassicuranti. Coloro che raccontavano, erano tutti eroi, che erano scampati al nonnismo, e cio' che raccontavano era sempre subito da altri..Seee, seee. Avessi voluto, lo ho gia' raccontato, la naia io non la avrei fatta. Meno male che la ho potuta aggiungere alle mie esperienze. In quel periodo, l'alba degli anni 80, chi poteva, smuoveva le amicizie, gli agganci, le conoscenze piu' subdole per evitare l'anno di naia. Di solito, amici del papa', dello, zio, del nonno, del cazzo che ti frega...Le cifre erano i 5 milioni. Forse leggende metropolitane, sta di fatto che in parecchi tra le mie conoscenze riuscirono a svangarla. Poi c'erano quelli che prendevano residenza a ''Baggio''. L'ospedale militare dell' hinterland Milanese, con tempi infiniti, per accertare patologie riscontrate durante la visita di 3 giorni al distretto di Como. Noi di Varese dipendevamo da quel Comiliter. Si narrava di camici marroni, di suore sadiche e perverse, di settimane intere in attesa, pur di strappare quel: ''Non idoneo''. Erano eroi...eroi per noi, perche' non avevano fatto la naia, erano stati piu' sgamati del sistema, avevano fottuto lo Stato. Beh. Oggi ringrazio di aver potuto superare con equilibrio un'esperienza cosi' incognita...Ne sono orgoglioso. Fiero. Non per lo Stato o per la patria...( Si dice ancora patria?) Per me. Oggi mi sarei sentito come un puzzle senza un tassello. Incompleto...Senza un argomento di discussione da condividere, soprattutto. Erano i tempi che dei telefonini manco si ipotizzava l'invenzione. A casa mia il telefono non esisteva. Arrivo' solo nel 1991. Avevo la macchinina pero'. Il mio Dodicino bianco con capottina nera. Avevo fatto richiesta di rinvio per termine scolastico, per cui il militare non lo feci a 18 anni ma a 20. Un giorno di maggio del 1983, mi ritrovai su un treno Rapido, ''La freccia del Sud'', che in 16 ore mi avrebbe dovuto portare a Salerno. Era una luminosa giornata di sole ed era ormai pomeriggio. Nel mio scompartimento trasformabile in cuccette, una famiglia in trasferta parenti, Meridionale. Io l'unico ramingo estraneo. La chioccia della famiglia si interessa al mio viaggio. Mi riempie di domande...''Vado a Salerno, faccio il militare....''. Comincia a chiedermi di questo e di quello, mi racconta del figlio, che la naia la aveva fatta...Mi chiede se conosco Pinco o Panco....Pure loro naioni...Poi mi dice...''E quanto ti manca? ...quanto ti manca?'' ...Ma cazzo....Cio' i capelli come Branduardi, Breitner, Cocciante....Che cazzo di domanda mi fai?..Con ''Garbo''....le dico...''Signora, domani e' il primo giorno...'' Tze'. La notte la passo con le mani sotto la testa tra lenzuola di carta e un cuscino posticcio anche esso di cellulosa. Il mattino la voce che annuncia: ''Dlin-Dlon...Salerno....stazione di Salerno'', mi trova gia' grillo da mo'...Paura di saltare la stazione forse?...O ansia di iniziare l'avventura?....Bah. Sono le sette del mattino. Sulla pensilina della stazione solo militari, suppergiu' della mia eta', in divisa mimetica e un baffo nero sulla spallina e sul petto... Caporali...In 24 ore imparerai a distinguerli. La categoria piu' infame in una caserma di Car (Centro Addestramento Reclute). Attirano l'attenzione di chi scende dal treno, ritirano le cartoline azzurre con la carta di identita', ti trovano posto sul CM, e ti traghettano in Caserma. Fanno una spola ininterrottamente fino al termine ultimo di presenza prestabilito. Mezzogiorno. Poi ti arrangi e per arrivare in caserma, ti arrabatti. Taxi, pullmann, autostop...A esposizio'. Vorrei vedere oggi in quanti arriverebbero in caserma...''Oh, Ma'....oh, non c'e nessuno...cazzo faccio?...Viene pa'?..Mi porta Lui in caserma..?..Torno accasa?..Eh ccazzo avevano detto a mezzogiorno..e' solo mezzogiono e dieci''...Sicuro.. sicuro, sicuro andrebbe cosi'. Quando varcai la linea dei cancelli della caserma Cascino di Salerno, ancora non avevo realizzato che per un anno sarebbe stata la mia realta'. Ricordo che sul treno, nel corridoio degli scompartimenti, guardai la cartina dell'Italia. Varese - Salerno.....Minchia se erano lontani. Fummo radunati in un'aula dove un Tenente Colonnello ci spiego' cosa stesse succedendo e via via, con l'arrivo degli altri treni, ci assegnarono la camerata, il posto branda e le vettovaglie per mangiare. Nel pomeriggio, il vestiario, il necessario per la toilette personale e per la sopravvivenza. ( Set per rammendo e cucito. ) La mia branda era l'ultima, nell'angolo dell'ultima campata prima dei servizi sanitari. (I bagni) Avevo la finestra che dava sulla Piazza d'Armi alla mia sinistra, a poco piu' di un metro dalla branda a castello. Io dormivo sopra, sotto di me, un Veneto di Levico Terme. Funziona cosi' all'inizio: Chiunque lo chiamerai per il paese di provenienza, non per nome...Troppo difficile ricordarseli d'amble', i nomi. Quindi, legai con Frascati, Crenna, Roma, Piombino, Viareggio...ecc. ecc. Il mattino seguente aprii gli occhi...Avevo il viso rivolto alla finestra che dava sulla Piazza d'armi. Non mi scomposi...Solo una bestemmia tra me e me e Lui.....''Sono davvero qua!''. Cominciava l'avventura.
Fine introduzione e prima puntata.
LA MIA NAIA - Seconda puntata.
Sono passati 35 anni..eppure a volte nei sogni rivivo episodi e situazioni che richiamano l'anno di servizio militare: Con una certa scadenza regolare. Come per gli anni di scuola superiore...Stessa cosa. Eppure, sia uno che l'altro, li ho vissuti con naturalezza, senza lasciare qualcosa di incompiuto nel tragitto...Senza vivere traumi che nel tempo richiamino il periodo, o per sottolineare qualcosa lasciata in sospeso...Il sogno che richiama la naia e' sempre pressocche' simile...Si presentano i Carabinieri a casa mia e mi dicono che non risulta' che abbia mai fatto l'anno di leva. Metto a soqquadro i cassetti e mostro loro il congedo illimitato firmatomi nel maggio del 1984. Non basta. Sono costretto a ripartire. A rifare un nuovo anno di militare. Non importa quanti anni io abbia. Nel sogno sono sempre un giovanotto, ma non in eta' cosi' avvanzata da non poter espletare un servizio di leva. L'unico conforto e' che avendolo gia' fatto, so come funziona. So come barcamenarmi e come gestirmi. Perche'? E qui comincia la puntata. Perche' il dover sempre domandare a tutti per qualsiasi cosa, a naia e' indice di noviziato. Non sapendo come si svolge la vita sotto le armi, sei obbligato a domandare...domandare per qualsiasi cosa...Scusa dove e' questo? Scusa cosa devo fare per quest altro?...Dove devo andare? A chi devo rivolgermi?. Ora. finche' ti trovi in una caserma di CAR, il primo mese, in cui tutti sono ''anziani'' come te, tranne i caporali, allora sei parte di un contesto generale di novita'. Ma quando poi sarai trasferito al ''corpo di destinazione''....per il servizio militare vero e proprio, in cui dovrai espletare l'incarico, che sotto forma di sigla ti e' stato affidato...diventera' indice di papabile predazione da parte degli scaglioni piu' anziani della caserma. Lo sprovveduto che non sa come barcamenarsi nella quotidianeita' di leva, tradisce la propria eta' di caserma, e si offre alla merce' degli scaglioni piu' anziani e scafati. Non e' una regola vera e propria, ma e' una conseguenza spesso inevitabile e per gli elementi piu' deboli anche traumatizzante. Sapersi gestire puo' evitarti contatti piu' continui con episodi di nonnismo. Insomma, ti mimetizza. Il primo giorno di naia, seguo la rotta..Mi lavo, seguo le direttive dei caporali che ti informano su come vestirti per i servizi del giorno. Hai poco da premurarti di abbinare i colori....Solo verde oliva. Il mese di CAR serve piu' che altro per ''indottrinarti'' e per addestrarti in funzione del giorno del Giuramento. Una parata solenne, a cui spesso assistono i famigliari giunti da ogni dove, con mamme dal fazzolettino tergi lacrime incorporato, padri orgogliosi dei figli che giurano per la patria, rivivendo quando anche loro indossarono quella divisa, in occasioni sicuramente piu' tragiche e nascondendo le palpitazioni e il rossore all'inno Nazionale. Bisogna dire che per goliardia al momento che il comandante della Caserma faceva la solezze domanda...''LO GIURATE VOI?'' il 90 per cento dei burloni di caserma, confuso nell'eco di un solo grido, lanciato al cielo da 1000 o 1500 persone contemporaneamente....rispondeva: ''L'HO DURO''. Sarebbe stato contento il Bossi. Il giuramento non mi riguardava. Occorreva gente per i servizi di caserma anche quel giorno, per cui se eri certo che i tuoi genitori non fossero presenti, ti veniva chiesto se ti proponevi spontaneamente per le varie mansioni. Io acconsentii. In pratica il Giuramento vero e propio io non lo feci. Non potevo pensare che il Bepi e la Clara sarebbero venuti fino a Salerno. Fu ugualmente un giorno di festa che il pomeriggio, io e altri passammo in giro per Salerno. Allora..dicevamo.. La giornata tipo, per il primo mese, trascorreva in infinite marce per i vari meandri della caserma, affinche' si acquisisse una coordinazione di massa, per poter sfilare senza sfigurare. Altri momenti erano dedicati all'addestramento formale. Seduti sotto i capannoni, i sottoufficiali ti spiegavano e ti insegnavano l'uso delle armi in dotazione, (Tutte risalenti alla guerra di Corea degli anni 50.) della maschera antigas e a casaccio ti interrogavano per farti ripetere e verificare che avessi capito. Bene. Il primo giorno, durante il discorso con il Tenente Colonello Ferrentino...che io sentii per ben 5 volte...A ognuno di noi venne chiesto di presentarci e in poche parole, di definire il nostro impiego nella vita civile. Al che un caporale sopraggiunse trafelato e il Colonnello chiese: ''Qualcuno di Voi sa battere a macchina?''...Beh..Il Gra era appena diplomato in Perito Aziendale e C.i.L.E...Steno e Dattilo erano il mio pane...Tze'. Molto raffermo...Ma a naia...L'importante e' bluffare sempre..Sicuramente un impiego migliore della quotidianeita' lo trovi sempre. Anche se avessero cercato un dentista. Sempre azzardare. In quel momento l'aula era quasi vuota...Con me alzammo la mano in una decina di persone. Presi i nomi, tutto fini' li'. Il mattino dopo, un caporale mi si presenta alla branda e mi dice: ''Il Capitano ti vuole in maggiorita'.'' ''A me?! ''. Spiegatami dove fosse la maggiorita', mi trovo in un aula con altri 4 individui tutti in mimetica, ad aspettare udienza. Dovete sapere, che non passavo inosservato, in un contesto di teste rapate, io che avevo i capelli come Paul Breitner. Eppure passarono ben tre giorni prima che qualcuno si premurasse di indirizzarmi al figaro della caserma, per diradare il bosco di riccioli che avevo in testa. Ricordo quella mattina...Il parrucchiere prese con una mano i miei capelli dietro la nuca..sentii come se si stesse tagliando un ramo...e per terra vidi anni di crescita annaspare fino al rantolo che ne segui'...Da quel giorno, a oggi, mantenni sempre il taglio attuale. Molto piu' comodo, fresco, sbrigativo e mimetizzante quandi i capelli cominciarono poi ad imbiancare. Il Capitano in questione ci fece accomodare nel suo ufficio....E ci espose il motivo della convocazione: Sua figlia.....avrebbe dovuto affrontare gli esami di maturita' di li' a poche settimane...Quindi....Previo un riconoscimento sottoforma di licenza....avremmo dovuto battere a macchina l'intero programma di Italiano, su striscioline di carta simili a quelle degli scontrini delle casse dei supermercati....In pratica, larghe poco piu' di 60 mm. Il tutto affinche' avesse avuto la possibilita' di copiare. Non ridete. E' tutto vero. Io dopo 13 giorni, certificato dalla mia stecca di naia, mi ritrovai a Cunardo in licenza premio di 4 giorni piu' uno. Fu cosi' che dal giorno successivo io mi alzavo la mattina e mi dirigevo in Maggiorita' per copiare i testi delle poesie, degli argomenti del programma di Italiano che avrebbero dovuto aiutare a promuovere la figlia del Capitano. Manco facevo l'alzabandiera, ne l'adunata, ne la colazione. A mezzogiorno in mensa, prendevo qualche ''micheetta'' mi facevo dare dell'affettato e mangiavo da solo, nei giardinetti della caserma, un po' per mancanza ancora di legami saldi, un po' per imbarazzo...Cominciai a mangiare in caserma a mezzogiorno, dopo la prima licenza..di li' a 13 giorni..Quindi, poi di nuovo in maggiorita'. La mia macchina per scrivere era situata vicina ad una finestra da cui vedevo passare i treni. Spesso fantasticavo che andassero in Lombardia e mi soffermavo con lo sguardo, immaginandomi come passeggero. I giorni trascorsero...Trascorse la prima settimana. Il mio impegno in maggiorita' pero' non era stato omologato presso la compagnia, per cui nessuno sapeva che io svolgevo regolarmente questo compito da che ero arrivato. Una notte, nella penombra della camerata sento un vociare sommesso...e delle ombre che fuggono...In pochi secondi vedo la mia branda che prende fuoco...e ''Levico Terme'' che dormiva sotto di me che grida, ''Varese...Varese...''. Mi avevano avvolto la branda con la carta igienica e gli avevano dato fuoco. Non ebbi neppure il tempo di spaventarmi, la carta igiernica si esaurisce in pochi secondi...Era un avvertimento. Capii dopo perche'. Da che ero arrivato, regolarmente la mattina uscivo e andavo in Maggiorita' per ''lavorare''. Senza avvertire nessuno, senza rendermi conto che magari mi cercavano...Non sapevo come funzionava la giornata in caserma. Ossia. Esisteva una bacheca quotidiana in cui giornalmente verifichi se sei richiesto per i vari servizi di compagnia: Corvee cucina, lavapiatti, piantone camerata, servizio mensa, ecc. ecc. Nel caso non sei tra i servizi svolgi normale addestramento...ossia marci, marci, marci...'Asso', 'Ade'za'....Probabilmente io in quei giorni ero stato iscritto in bacheca, ma non sapendolo e recandomi regolarmente presso la Maggiorita', lasciavo il mio incarico scoperto, come se fossi imboscato, al punto che qualcun altro lo doveva coprire. Tutto si risolse quando lo feci presente al Capitano in questione, che avverti' la mia compagnia del mio incarico straordinario. Erano varie le specie di avvertimenti. Quelli delle caserme di CAR erano i meno traumatizzanti. Dentifrici sul cuscino. Schiuma da barba negli anfibi, flash di macchina fotografica negli occhi, in piena notte, dopo una sveglia improvvisa. I ''sacchi'' alle brande al rientro dalle licenze. Con l'arrivo al ''corpo'' e il confronto diretto con il nonnismo, l'approccio all'anzianita' di leva poteva assumere aspetti piu' umilianti o ripetitivi nel tempo. In pratica, se accettavi la sottomissione o reagivi in maniera poco strategica non ne uscivi piu'. Il giorno seguente mi fecero la puntura contro tutte le malattie del mondo. Un'iniezione sul petto. Quello in fila prima di me crollo' al suolo come l'ago lo trafisse....Quello dopo di me per solidarieta' prima ancora che toccasse a lui... Io non mi impressionai minimamente. Un leggero gonfiore che dava un po' di dolore al tatto, nei giorni successivi. Due giorni e ancora non ero andato in libera uscita...Era ora che cominciassi a vivere anche l'aspetto piacevole della Naia...fuori da quel mondo tutto color verde oliva.
Fine seconda puntata.
Emozioni, visioni, episodi, storie, riflessioni, senza una logica e senza una collocazione nel tempo di una mente in continuo fermento...
LA MIA NAIA 1983/84 - PRIMA E SECONDA PUNTATA...
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento