2022 - LA VITA E' UN PALLONE CHE RIMBALZA TRA I SASSI ''Biografia calcistica personale 1974 - 2003'' - (da continuare e terminare...)


La mia vita e' stata condizionata dal gioco del calcio per molti anni e per vari fattori. Per similitudine con quello che si vive nei 90 minuti di una partita, per quello che puo' farti sacrificare e per quello che puo' sostituire. Per il conforto che puo' darti in momenti di confusione e per i sogni che puo' alimentare spingendoti avanti giorno per giorno. Per la capacita' di lavorare collaborando con altri e per la capacita' di sopperire alla solitudine quando gli altri non ci sono piu'. Il pallone nella mia vita mi ha aiutato, ma mi ha anche tolto. Mi ha rivelato quello che sono e mi ha anche mostrato i miei limiti...Non si parla solo

di fare rotolare un pallone. Il calcio...all'80 per cento e psicologia. E chi pratica calcio e' un essere normale. Con i suoi tormenti, le sue paure, le sue debolezze che in campo escono e ne condizionano il rendimento. Questo non e' ''Su al campo''. Questa e' davvero la mia storia nascosta dentro un pallone che rimbalza. Un Pallone che non e' detto che debba per forza finire in rete. Questa e' la prima puntata..Finira' quando pensero' di aver detto e esternato tutte le mie emozioni.  Danke.

 ''LA VITA E' UN PALLONE CHE RIMBALZA.'' - Prima puntata. - 1963/1974
Piu' mi scervello e piu' non mi capacito come comincio' tutto l'ambaradan...Nelle elementari si facevano le partite tra maschietti ogni tanto. La A e la B. La A aveva i ripetenti. E di ripetenti ce ne erano a iosa... Nella A erano tutti piu' fisicati, sgamati, anarchici...Piu' adulti quasi...Nelle elementari...figurati . Noi piu' ordinari..piu' normali...Non Nerds, di 9 o 10 anni, ma quasi..Noi la B. Non so se fosse una tattica quella di non contaminare le generazioni...Ma il divario culturale tra A e B era ben evidente. Eravamo classi miste. Per cui le partite si potevano organizzare solo tra le due sezioni. C'era fermento...Eppure Cunardo non aveva ancora un campo...La prima volta che salii oltre la chiesa mi accorsi che una porta non esisteva...Quella che dava verso l'Oratorio e la casa dei Volonterio. Il terreno era ''squarato giu'...'' Le porte le facemmo con dei grossi sassi...La giornata era nuvolosa...quasi Londinese..''Su al campo'' era in quel momento solo meta' ''Su al campo''...Non avevo mai giocato a calcio...Forse ero in squadra solo per fare numero...Per poter fare la squadra...Ricordo che perdemmo...tantissimi a pochi. Anzi...a uno. Un solo gol facemmo. Lo fece Tarzan, Massimo Mozzato. Tarzan perche' aveva un fisico e due polsi da paura...Nonostante avesse solo 10-11 anni. Divenne l'idolo della classe...Per la rivincita ci si preoccupo' che ci fosse a tutti i costi...A volte guarda cosa vuol dire un solo gol. Per la rivincita la cosa non cambio'. Fummo oltraggiati senza accampare scuse....Pero'....Feci 4 gol io. Ora...Torni a casa e ti chiedi se sei bravo, se hai culo, se hai qualche dote ...Dopotutto hai preso un scoppolone che non esimia dall'essere deriso a te e la tua classe i giorni a seguire...Eppure qualcosa cambio'.Tutti mi volevano in squadra quando si faceva Bim Bum Bam...Boh...Era l'epoca che precedette il mitico campetto Talamona...Gli albori di un'era pallonara quindi. Il Campetto Talamona..Un campetto rubato alla natura che a me continua ancora oggi a ricordare il mitico Olympiastadion di Monaco per quella discesa d'erba su cui ci sedevamo aspettando che toccase a noi giocare e che tanto imitava la struttura Olimpica Bavarese e la sua disposizione per gli spettatori...Cosi' uniforme, cosi' a strapiombo e cosi' prossima al terreno di gioco. Del Bayern ancora non ne avevo sentito parlare...Sara' stato il 1973. Ma fu proprio li', al campetto Talamona che il nome mi rimbombo' nella testa fino a drogarmi e assuefarmi per il resto della mia vita. La ridondanza della mia partita contro la quinta A mi porto' a coltivare questa novita' facendo vittime su ogni cosa che rotolasse e mi intralciasse il cammino...I Super Tele furono la mia palestra dell'ardimento. Se sai gestire un Super Tele, allora hai i piedi buoni...Il cortile di casa era San Siro, un San Siro di due metri quadri dove giocavo da solo facendo rimbombare un cancello. Qualsiasi cosa andava bene, pero'. Una lattina, un sasso, un bastone. Bastava che si lasciasse prendere a calci. A Cunardo in quegli anni tutti giocavano a calcio...Non c'era altro...E soprattutto giocavano in strada. Sotto la scritta di Mussolini, CAMMINARE, COSTRUIRE, E SE NECESSARIO COMBATTERE E VINCERE, di via Marconi, ci feci il rodaggio di anni e anni. Colpendo di testa, al volo, scansandoci quando arrivavano le sparute macchine...Senza pensare se quella scritta era un messaggio subliminale per me...Per incentivare una passione che mi condiziono' la vita, oltre che a salvarmela..Sotto la scritta di Mussolini...Con l'orecchio teso tra un tiro al volo e un altro, aspettando il rumore del motore del Giulia verde del papa' di Venerdi' che a manetta attraversava Cunardo e parcheggiava proprio davanti alla nostra porta. Pasca' u' Napolitano. Il terrore di noi del Cantun Merda. Una volta....fui preso di sorpresa e saltai a piedi pari il suo Giulia che mi aveva blindato contro il muro, mentre gli altri fuggivano...Sentii la pipi' scorrere libera nelle mutande e bagnare anche i pantaloncini corti.  Il ''Talamona'' divenne il campetto ufficiale di Cunardo...Decine di bambini lo affollavano al pomeriggio, anche solo per condividere una compagnia. Lo addobbammo a vero campo sportivo, con spogliatoi, ma porte senza reti, senza righe, senza arbitri. Tutto in buona fede, con litigi per ogni pallone e azione incerta. Si fecero delle squadre, in base alle classi scolastiche e si organizzo' un torneo. Fu un successo...I giorni seguenti il Campetto Talamona divento' un appuntamento fisso. Le facce che vedevi a scuola le rivedevi di li' a poco al Campetto...Furono mesi spensierati e di sana socializzazione. Si organizzarono altri tornei e la cosa fece crescere sempre piu' il desiderio di appartenenza ad una squadra ''vera''. Tonino Bistecca, decise con iniziativa imprenditoriale di fare una squadretta e raccolse il meglio della nostra generazione, non tesserata. Giammario, Sandro, Marco 'l fio' du Sindic, Io, il Pac, Gianni Carrivale, Silvio Brance', Raffa Petrucci, Checo, Uana.....Eravamo tanti e senza avversari..Si giocava a sette e noi eravamo 13. Le trasferte a piedi andata e ritorno contemplavano Bedero, Ferrera, Ganna....Ma la fatica mica la sentivi...Di li' a poco...Cunardo avrebbe ritrovato un campo sportivo ''serio'' ma io ancora non lo sapevo. Nel frattempo quelli di Cunardo che giocavano seriamente si erano dovuti arrangiare. L'FC Cunardo sarebbe nato nel 1974. A Marchirolo esisteva gia' un campo sportivo e una squadra targata FIGC. L'Angelo Bonora, il Massimo Foletti, il Silvio Brance', il Danilo Gizi e il Marce..Sosio, erano tesserati per la categoria NAGC (11 - 13 anni) e giocavano regolarmente al sabato in giro per la provincia a 11. Quando lo seppi, il torneo Giovanissimi era gia in fase inoltrata..Chiesi allora se potevo aggiungermi anche io...Mi trovai cosi' a 11 anni, due volte la settimana, alla sera, fuori dalla pasticceria della Ginetta e l'Italico, ad aspettare che da Marchirolo, Coppola venisse a prenderci per gli allenamenti. Io non fui tesserato. Partecipavo agli allenamenti..Ma al sabato non ero convocato. In pratica andavo a vedere le partite, anche in trasferta, poi basta. Presidente del Marchirolo era Puleo, vice D'amico e allenatore era Baffo, papa' di Tonino Ienna...Poi lo divenne il Franchino Andina..Il marito dellla Liana, che in quegli anni faceva ancora il portiere a Besozzo. Prima che con la fusione col  Cocquio Sant Andrea avrebbe dato vita al Verbano Calcio.  Ricordo perfettamente tutta la squadra, nome per nome. Avevo solo 11 anni...Da Brunone a Tino Ferrara..Da Mastri a Polidori a Tonino Ienna, da D'amico a Keegan Amendola, dal Di Presa al Loviselli.....Senza rinominare quelli di Cunardo. Claude Musco troppo piccolo per giocare, ma sempre presente agli allenamenti a mo' di mascotte, che inoltre sara' mio compagno di squadra in eta' adulta alla Casport, mi affibio' il soprannome di ''Vobu pane e buvvo'' perche' avevo una erre moscia assai accentuata. Ho passato domeniche mattine, saltando la messa, a scarpinare fino a  Marchirolo per vedere le partite e tornare indietro per il pranzo..e poi passare i pomeriggi sotto la scritta di Mussolini. Le nostre porte erano il muro sotto la scritta e il cancello delle scuole Medie...A volte anche in due contro due. La cosa mi coinvolse..L'emulazione repressa delle partite a cui assistevo nei weekend, mi porto' a soffrire per l'impossibilitra' di giocare anche io in campionato. Decisi di chiedere alla Clara di poter avere un paio di scarpe da calcio. Ricordo ancora la sera che tornai a casa da Luino...Col pulmann da solo. Al Severo sport avevo comprato per 2.500 lire il mio primo paio di scarpe da football. Un paio di Tepa Sport, suola fissa. Nere con la V bianca e il bordo sotto la caviglia rosso. Le piu' scarse e le piu' a buon mercato. Ma le trattai come un oracolo. Le lavai subito col latte, le ingrassai con cura e per la prima volta intrapresi il rito che ripetei per tanti anni a seguire. Erano pronte per la battaglia.


Seconda puntata (1963/1974)
Mi ritrovai seduto sul letto della mia cameretta a rigirare per le mani le scarpette. Quasi dispiaciuto che  prima o poi avrei dovuto graffiarle. A fianco a me ...''Il Gioco del Calcio a fumetti''..Illustrato da Giuliano Giovetti. Perche' anche la teoria, pensavo, mi avrebbe aiutato a vivere un contesto, che mi aveva investito da un momento all'altro senza che me lo aspettassi. Poi scoprii che la teoria lascia il tempo che trova...Non e' con un libro, o dei fumetti che impari a giocare a pallone..Come i Manuali di arti marziali, tanto di moda negli anni settanta. Dopo il filone dei film di Bruce Lee, le pubblicazioni di arti marziali e come diventare cintura nera di Karate o di Kung fu si sprecavano...Le trovavi nelle pubblicita', nei periodici tipo Monello o Intrepido, insieme alle pomate per ingrossare i muscoli, le penne per vedere attraverso i muri e gli occhiali a Raggi X per vedere sotto i vestiti...Io sinceramente credevo di essere vittima di un bell'incantesimo. Spesso mi ritrovavo a temere che quell'attimo in cui ero al centro della stima calcistica dei miei coetanei potesse finire da un momennto all'altro. La motivazione era semplice. Non vedevo delle qualita' in me, nate da una passione..Forse semplicemenrte ero solo vittima dell'istinto in quel momento...Non avevo ancora avuto una guida per migliorare o per capire come esprimermi..Non seguivo il calcio in quegli anni, non avevo neppure la TV. O forse erano gli altri che erano proprio scarsi..Era tutto nato per caso...Ero un gambo di sedano...magrissimo...La mia famiglia non aveva grandi possibilita' economiche..La maggior parte dei miei vestiti erano fatti a maglia, coi ferri, dalla Clara. Prudevano come Madonne ed erano facili da abbassare quando dovevo prendere le ripassate capottato sulle sue ginocchia. In una Cunardo ancora ben definita per disponibilita' finanziarie tra sciuri e operai, questo, non contribui' a crescermi con il massimo dell'autostima nei confronti dei miei coetanei. Anzi. Un po' complessato lo ero. Anche spaurito...Come tutti coloro che vivono la maledizione dell'ipersensibilita', dell'introspezione esasperata, del confronto e che, fisicamente consapevoli di essere deboli, si sentono papabili vittime dei coetanei rapaci....Eccellere in qualcosa era il passaporto per essere cercato, stimato e non essere bullizzato. Fortunatamente ho sempre avuto una gran coordinazione, per cui in tutti i giochi o sport  facevo la mia bella figura...Soprattutto in quegli anni, tra partite a palla prigioniera nel cortile delle scuole, o durante le ore di ginnastica, tra capriole sulle cavalline e esercizi aerobici, ho sempre dimostrato una certa agilita'. L'exploit pallonaro poi fece il resto. Per non essere bullizzato, in qualcosa dovevi eccellere...Non importa in cosa....Il bullismo, come piaga esasperata per riempirsi la bocca, dei giorni nostri, non esisteva. C'erano si' delle persone prese di mira, dei bersagli prestabiliti...Generalmente la scelta verteva sull'incapacita' di eccellere in qualsiasi contesto..Ma non si arrivava mai all'umiliazione o alla gratificazione personale di sottomettere qualcuno per sentirsi superiore...E mai in branco. In un contesto scolastico in cui la media di eta' variava nell'arco di un quinquennio, non era facile sopravvivere. Eppure io per tutti diventai quello bravo a pallone... E questo mi salvo' per la prima volta. Io non mi sentivo bravo...Tra i miei amici di infanzia si creo' una sana competizione...Caso vuole che io segnavo sempre...Eppure non sapevo neppure in che ruolo giocavo..A 11 anni non hai un ruolo. Finche' hai fiato e gambe, sei ovunque. Corri, tiri, corri e tiri...Pero' non ero stupido. Capii in fretta anche che quelli che fanno gol sono i piu' osannati. Pero' avevo i piedi buoni. Anni e anni di calcio di strada, nelle corti, negli spazi ristretti, irregolari e accidentati, con palloni improvvisati, avevano accuito la sensibilita' al contatto con la palla.  La magia del numero 10 poi era un tatuaggio che ti distingueva. Quando il Tonino Bistecca fece la squadra presi il numero 10. Tonino l'11. L'ala sinistra di una volta. La seconda punta. Nessuno era piu' sinistro e mancino di Lui. Anche se sui campetti della nostra infanzia le posizioni mica erano fondamentali. L'esperienza coi NAGC di Marchirolo mi inizio' ad un contesto magico, ma dubbioso nello stesso tempo. Quando ti avvicini al calcio, non capisci ancora che si tratta di un gioco di squadra. Un puzzle in cui 11 tasselli devono incastrarsi  a perfezione per dare vita ad un modulo con gli stessi scopi, gli stessi intenti e soprattutto lo stesso desiderio di eccellere. All'inizio lo vivi come una competizione personale, un desiderio di mettersi in mostra, che spesso puo' andare a scapito del rendimento della squadra. E' la paura di non giocare che ti porta a strafare, a scapito dell'interesse di gruppo. Pensi che il colpo a effetto, sempre fine a se stesso e di scarsa utilita', sia un passaporto per metterti in evidenza...cazzate. Il calcio si gioca con la testa..Ma lo capisci quando la verve giovanile e le gambe cominciano a segnare il passo coi tempi e le nuove generazioni ti sbattono in faccia ad ogni partita che stai invecchiando...Spesso in una squadra quelli che remano di piu' sono gli scarsi...Sono spinti dal desiderio di giocare e pur di giocare si adeguano ad ogni richiesta..Anche fare panchina per settimane e aspettare la defezione di qualcuno per ritagliarsi quell'attimo di gloria. In pratica senza gli scarsi..una squadra non potrebbe terminare un torneo. Si parte sempre in 25...Poi durante la stagione si fatica a metterne insieme 11..E se non fosse per quelli coi piedi a ferro da stiro, molte societa' dovrebbero dare forfait....Ti senti parte di una squadra quando ti sei integrato in gruppo preesistente, quando volta per volta la tua presenza e' accettata e piano piano assorbita in un contesto precedentemente consolidato. Questo e' fondamentale anche nella vita...In un contesto lavorativo, sociale, e ogni qual volta decidi di proporti ad una iniziativa gia' ben radicata. In pratica...L'ultimo che arriva si deve integrare..Non, essere integrato. Se gli altri fino a quel momento hanno fatto anche a meno di te...Che gliene frega adesso del tuo arrivo?. Cambiare squadra, vuol dire sempre partire da zero.. e ogni volta e' sempre piu' difficile, a seconda della fama che ti accompagna. Un curriculum crea delle aspettative...In qualsiasi contesto. Piu' e' ricco, piu' gli strali denigratori son dietro l'angolo. Assaggiare queste regole in tenera eta', fu fondamentale per me per affrontare anche ambiti lavorativi, colloqui e situazioni in cui devi proporti con educazione rispetto e coscienza, consapevole che non sei indispensabile, perche' via tu, sotto un altro. Vissi l'esperienza di Marchirolo come spettatore. Ricordo che non facevo mai la doccia dopo gli allenamenti..Rimasi un po' scioccato quando vidi per la prima volta che invece tra i miei ''compagni'' era consuetudine farla completamente nudi...Senza vergogna o timori di confronti..Addirittura ricordo la volta che vidi il ''pistolino'' del Mister, mentre serenamente faceva la doccia e con non chalance chiacchierava con i dirigenti completamente biotto e senza tradire imbarazzo. Mi sentii un provincialotto in provincia.....Cominciai a capire che poteva essere un taboo da superare per guadagnare in stima e considerazione, oltre che per sentirmi io stesso alla pari...Non sara' in quell'ambito pero' che vincero' il mio disagio. Quando il Marchirolo organizzava le amichevoli a 11 giocavo anche io...Non nella squadra titolare, a volte 10 minuti, ma mi bastava. A 11 anni il campo mi sembrava gigantesco..Tutta un'altra cosa che non il campetto Talamona, in cui io ero sempre a contatto dell'area e delle porte. Capii che era un altro ostacolo da superare.. C'era il fuorigioco, i compagni non ti passavano mai la palla perche' tanto tu poi il sabato non giocavi...Mentalmente si stava creando un contesto schiacciante in cui pensavi sarebbe stato difficile emergere..O forse davvero eri scarso. La stagione dei NAGC fini'. Avevo assaggiato quelli che sono i compromessi per appartenere ad un gruppo che non ti contempla, perche' sei un estraneo, non sei del paese e perche' non sei una tessera fondamentale per la squadra. Sicuramente non contribui' ad accrescere la mia considerazione personale dal punto di vista calcistico...Ma sicuramente fu una lezione che mi sarebbe servita sia a breve termine che anche per il resto della mia vita.


Terza puntata - 1974/1980
Il Campetto continuava ad essere il centro d'attenzione dei pomeriggi di noi piccoli Cunardesi. Feci il salto dalle elementari alla medie. Le persone con cui passavo i pomeriggi rimasero le stesse, ma di li' a poco cominciai a fare il conto con gli ormoni che forse crescevano con piu' velocita' che la mia testa. La mia autostima non cresceva pero' e non mi sentivo nel quotidiano completamente alla pari degli altri. Capii solo in eta' avvanzata che la mia non era ne timidezza ne inferiorita'...Ma che ero forse piu' avanti. Quando gli altri ancora vivevano di istinto, paragone e presunzione, io gia' soffrivo di emozioni. Di una sensibilita' esagerata e un senso di introspezione troppo avanzato per un ragazzino di 12 anni. Sapevo essere accettato da tutti pero'. Ero bravo a scuola ed ero bravo a giocare a pallone...Entrambe le cose mi fecero integrare in modo uniforme tra i miei coetanei. Nel 1974 a casa mia arrivo' la TV. Comprata dal Busnelli. Una Westinghouse con un grosso manopolone che cambiava i canali. In bianco e nero. In Italia il colore arrivo' solo nel 1978. Per i Mondiali di Argentina. Ricordo ancora la mia prima partita a colori. Fu a casa del Massimiliano Bonora, il figlio del Giancarlo per la partita inaugurale del Mundial. Germania Ovest - Polonia 0:0. A casa mia il colore arrivo' solo nell'83. Un Mivar di seconda mano acquistato all'Elettromercato del Mario Cardinale e che dopo due mesi mi lascio' a piedi. Il giorno della finale di Monaco del 1974 ricordo che facevo elastico tra la porta di casa e il cortile...Guardavo un'azione e mi fiondavo in cortile a replicarla..Da solo..Contro il muro e contro il solito cancello. Non sapevo ancora che quel giorno, a posteriori avrebbe influito in modo indelebile nella mia vita. Calcistica e non. Gerd Muller segnera' il suo ultimo gol in Nazionale. E ancora non sapevo chi fosse Gerd Muller. A distanza di anni scoprii che pochi sapevano chi fosse, poche erano in effetti le interviste, le occasioni che si concedeva alla visibilita' e alla ribalta extra calcistica. Eppure era il calciatore che deteneva tutti i record del mondo. Personali e non. Mi rividi in lui. Nel mio modo di essere introverso. Asociale, silenzioso, come qualcuno mi ha definito piu' volte. In sintesi, prima lupo (come diceva la Rosi quando entravo in casa....Uuuuuuuh..e' arrivato il lupoooo)...poi orso. Semplicemente preferisco essere considerato per quello che sono...non per quello che sembro o che dico. Ma come sono, lo capisce solo chi ha tempo di conoscermi. E diciamocelo...Nessuno perde tempo oggi...Durante le medie ogni occasione era buona per me per parlare di pallone. Trovavo sempre modo anche nei temi di ricondurre l'argomento a allegorie calcistiche, quasi una fissa. Poi piano piano capisci che non tutti amano il calcio e che parlare di un unico argomento e' riduttivo. Poi nel 1975 arriva la novita'. Il campo sportivo dell'oratorio si rifa' il trucco. Ogni giorno decine di bambini affollavano il campo rubato alle rocce. Un terreno sabbioso che doveva essere riboccato ogni volta che col tempo il vento disperdeva la sabbia smossa dalla nostra eterna frequenza. Il Campetto Talamona seduta stante venne abbandonato e in poche ore si tramuto' in  residuato bellico. Ogni giorno, Su al campo si ritrovavano le generazioni entranti dei Cunardesi con velleita' pallonare. E' una cosa stranissima come la presenza di un campo, faccia sentire tutti campioni e meritevoli di lode e di gloria e faccia perdere il senso dell'autocritica...Ritrovai la stessa sensazione quando mi appassionai di biliardo e scoprii che molti pensavano che una stecca personale di varie centinaia di miliaia di lire, bastasse a catalogarli grandi giocatori...Il calcio mi ha fatto scoprire che la mancanza di umilta' e' una brutta bestia. L'incapacita' di un giudizio sincero di se stessi puo' creare fratture nei rapporti interpersonali che in seguito non saranno piu' sanate. Perche'..E dall'alto del mio mezzo secolo di eta' lo posso dire..Fatevene una ragione. Le persone..NON CAMBIANO. Inutile illudersi e leggere atteggiamenti consolanti, secondo il nostro piu' spudorato comodo...Le persone NON CAMBIANO. NON CAMBIANO MAI. Ve lo dice un pirla. Ma un pirla sincero. Intanto a Cunardo era nato il FC Cunardo. E' il 1974 e in mancanza di una prima squadra, parte da una giovanile. Categoria Allievi. Troppo grandi per me. Ci giocavano, il Giampi Callegher, il Mucio, l'Angelo Bonora, il Foletti, Ua' Ua'...e altri, tutta gente gia' in eta' avvanzata. (14 -15 anni) Io mi accontentai della squadra di CSI che il Don Lodovico iscrisse per sfruttare il campo di recente inaugurazione. Allenatore il Giordan. Il Gnuso. Fu una ribalta di transizione per me. Un limbo necessario ad acquisire continuita', rinomanza e capire se il calcio mi piaceva davvero o era solo un rifugio per nascondere la mia mancanza di autostima in altri frangenti. Col tempo mi convinsi che si...forse era cosi', era una coperta di linus vera e propria. Soprattutto quando con la giostra ormonale adolescienziale mi sentii piu' che imbarazzato all'approccio con le esponenti dell'altro sesso. Non mi sentivo ne bello, ne figo, ne piacente...I canoni di giudizio a quell'eta' sono altri. Lo era anche per la mia generazione. Pero' in campo mi trasformavo. Sentivo tutte le attenzioni su di me. Non mi preoccupavo di quanta gente assistesse alla partita. Mi sentivo a mio agio. Chiuso in una campana di vetro in cui le regole di vita le stavo facendo io. Ero da psicologo forse..sicuramente da terapia. Non vestivo alla moda, non avevo la moto, non avevo nulla che potesse incuriosire l'altro sesso al punto di reputarmi interessante. Quando nelle medie si inventarono le prime discoteche nelle cantine di casa e i due sessi cominciarono a condividere i momenti di svago insieme..io ero ancora lontano dall'integrarmi.  Ero simpatico, ero intelligente, ma non ero un figo. Io pensavo al pallone. La mia giustificazione nasceva dal fatto che...Se dopo la patata..il pallone e' la cosa che coinvolge tre quarti di pianeta....Io allora saro' mica uno dei piu' pirla. Se emeriti e celebrati scrittori hanno dedicato al gioco del calcio poesie, odi e lodi, romanzi e saggi...Allora qualcosa di mistico, di cerebrale oltre che di ludico, lo nasconde nel suo intrinseco sto rincorrere un pallone. I tornei di Csi andarono piu' che bene. Al secondo anno con 24 gol vinsi la classifica cannonieri e ricevetti una targa e una medaglia. Questo exploit mi avvicino' l'interesse del Bepi che si preoccupava regolarmente delle mie partite e comincio' anche ad esternare il proprio orgoglio per la cosa. Era il 1976 e a 13 anni ancora sogni. E ancora non avevo giocato a 11 ufficialmente...neppure a livello paesano. Eppure, nel tuo mondo senza travagli, sogni davvero di poter giocare a livelli professionistici. In quegli anni era impossibile ambire ad un Varese. Figurati a un Milan o un Inter. Eppure i giocatori di quegli anni erano ancora molto simili a noi per fisico e fisionomia. Nessun fisico bionico, pompato e ben graffitato da tatuaggi. Erano persone anonime che se non erano regolarmente in copertina, passavano inosservati, ben occultati da una fisiognomica di massa. Negli anni settanta ogni anno le squadre paesane piu' organizzate, a inizio stagione indicevano delle ''leve''. Erano delle selezioni che duravano un weekend e che erano aperte a tutti. Tra tutti i partecipanti per fascie di eta', si sceglievano i migliori. Una vera e propria selezione che poteva castrarti a 10 anni o meno e ti faceva capire se avevi passione per reagire l'anno dopo o mollare subito e cambiare sport...O darti alla figa. Oggi c'e' la mania delle scuole calcio. Sono state un danno per il calcio. Degli asili nido per minibimbiminchia con genitori bimbiminchia che giocano tre volte la settimana, fatti con lo stampino, obbligati a essere impiegati perche' pagano un'iscrizione. Tutto a discapito di una selezione qualitativa.... Tutto a favore di mamme con smartphone impiantato nella mano che dopo aver sbolognato l'erede per un paio d'ore, zoccoleggiano o si atteggiano a Paris Hilton passate di cottura. Per non parlare dei padri. Tutti ex CT di Nazionali mai viste in campo, ma che sicuramente avrebbero vinto Mondiali a raffica. Beh...Una sera il Bepi torna da Varese e a cena mi dice...''Sai quello che ogni tanto mi da le fotografie dell'Inter?...Quello che fa l'osservatore per l'Inter e che lavora alla Macchi con me?''..Io annuisco attivando le antennine..Mi ha detto se vuoi andare a fare un provino con l'Inter ti viene a prendere.''

 
Quarta Puntata - 1974/1980
Il Bepi mi prese alla sprovvista e nella testa cominciai a cercare di riordinare le idee, ma erano cosi' disordinate che presto le buttai all'aria, confuso e spazientito.....''Ma e' venuto a vedermi?'' Risposi...''Avrebbe voluto'' mi dice il Bepi..ma non ha trovato l'occasione..''...''Pero' ha detto che ti porta ad Appiano Gentile se vuoi''...Fino ad un minuto prima lo avrei supplicato io....Se avessi saputo che era stato a vedermi mi sarei sentito gia' piu' meritevole di un esame...o per lo meno gia' ben considerato...Dissi al Bepi che gli avrei dato una risposta... Il cuore batteva a mille....Brutto segno cio'....Nei giorni successivi divento' il mio pensiero fisso...Mi confrontai con quei pochi che un provino lo avevano effettivamente affrontato...Mi smontai..Tutti disfattisti..Magari erano loro che erano scarsi, cazzo. ''Non ti passano neanche la palla...Non ti parlano...Sono tutti gasati..''. Un po' come quando stai per partire per naia, che tutti ti parlano solo del nonnismo e non dell'esperienza in se stessa.. Con il passare dei giorni riuscii ad uscire dalla nebbia che mi offuscava la mente...Ora!..Venivo da due annate CSI di buon livello che mi avevano dato considerazione, stima in ambito calcistico di paese e circondario e mi proteggevano da insicurezze di carattere personale, da difficolta' di confronto quotidiano coi miei coetanei e mi avevano creato uno scudo solido e perenne. Avevo zappato e coltivato un mio orticello..che mi garantiva riparo dalle carestie...Non me la sentivo di rischire una bocciatura e dovermi sentire poi un fallito e perdere anche quelle poche verdure che avevo cresciuto. Dissi al Bepi di riferire che non se ne faceva nulla. O per lo meno che tramite corsia preferenziale non mi sentivo all'altezza...Un conto se a sorpresa qualcuno ti dicesse...''Gra..C'era fuori un osservatore dell'Inter, ti ha visto, vuole portarti a Milano.'' Hanno portato anche Pancev a Milano....Una svista ci sta. Il Bepi mi guardo' con fare interrogativo. Gli ribadii...''Lascia stare..Fa niente.'' A 14 anni avevo gia' capito che non avrei mai potuto giocare a livello professionistico..Ci avevo gia' messo una pietra sopra. Mi mancava il carattere, la spavalderia, il menefreghismo, l'antipatia e il cinismo che appartiene a quelli davvero bravi. Doti che potrebbero condizionare ogni altro contesto di vita, non solo calcistico.  Ho sempre odiato le preferenze, i paraculati, quelli che giocavano perche' erano amici del Mister o figli dei presidenti...Quelli che non si allenavano e la domenica rubavano il posto a quelli che con correttezza si facevano il culo per un posto in squadra. Paradossalmente ammiravo quelli sicuri delle proprie doti eccelse, che se ne fregavano dell'etica, quelli che giocare o non giocare non si facevano seghe mentali. Quelli che ti risolvevano le partite da soli e  non sentivano la paura della sostituzione...Allenarsi o non allenarsi sapevano che erano superiori, ma non ne facevano ragione di vita. Quelli che ti cambiavano la partita ma che avrebbero potuto tranquillamante andare a figa perche' tanto erano le squadre a cercare loro..Mai loro le squadre. Quelli che tanto se non mi fai giocare, io cio' la fila fuori che mi fa la corte. Un esempio su tutti? Claudio Musco. Caro amico e personaggio istrionico, con mezzi sopra la media, mai sfruttati, perche' quelli che hanno i piedi fatati spesso non hanno la testa. La stagione che si avvicinava entrai in eta' per gli allievi e contemporaneamente cominciai le scuole Superiori a Varese. Un giorno si presento' il Renato..Il papa' del Loris, della Lara e del Denis a casa mia e mi disse che il Luino del Maiocchi mi voleva per gli allievi. La vidi una cosa piu' alla mia portata. E poi.. Luino era una realta' storica del calcio provinciale de noantri...Ci giocava gia' l'Alberto Mandelli a 18 anni, in Promozione. E la promozione degli anni 70 non era la promozione sfigata di oggi. Mandi era un esempio per tutti a Cunardo per doti pallonare. Il piu' avanti della nostra generazione. Il Luino mi voleva per gli allievi regionali. La differenza tra allievi Regionali e Provinciali, in quegli anni stava in 10 gol di scarto, minimo. Cunardo faceva i Provinciali. Passarono i giorni, ma da Luino non arrivavano novita' ne contatti...Incontrai il Gino Marchioretto. Mi fermo' col suo 500 blu scurissimo. Vuoi venire a giocare all'FC?..Cominciamo a breve. Temporeggiai, poi quando il Luino non si fece piu' avanti chiesi io con imbarazzo al Gino se potevo unirmi alla squadra. Contemporaneamente iniziai le scuole a Varese. Giocare a sette e a 11 sono due cose completamente differenti. A sette prevale la freschezza e il dono dell'ubiquita' di essere ovunque, ma i piedi devono essere buoni, perche' gli spazi sono piu' stretti e sei sempre nel vivo del gioco. A sette non puoi mai mollare, combatti fino all'esaurimento, un po' come i tedeschi. Fu quel confronto col calcio tedesco che mi porto' a prediligere un calcio piu' agonistico e fisico che non il monotono calcio della serie A Italiana, cosi' pieno di 0:0. Comincio' una passione per il calcio estero e quello Germanico in particolare. Un amore per una squadra, il Bayern e per un idolo, Gerd Muller. Internet non esisteva. Tutto si baso' per anni e anni (27) su ricerca e archiviazione. Quando giochi a 7 non hai ruoli. Difendi e attacchi a fisarmonica. Per giocare a 11 bisogna che un ruolo ti identifichi. E quindi, secondo il modulo piu' elementare, il WM, decisi di essere attaccante poiche' segnavo tanti gol. Il 9 diventera' il mio numero. Contemporaneamente, il calcio comincio' ad occupare il mio tempo libero anche a livello teorico. Ho sempre pensato che per fare le cose per bene devi conoscerne anche la storia. Quando in casa mia, insieme ad un cofanetto di Caramelle Sperlari  entro' anche un Almanacco del Calcio Panini, quello del 1976, con Graziani e Pulici in copertina, il danno fu completo. Anziche' fare i compiti i pomeriggi mi chiudevo in camera a comporre quaderni di calcio estero. Strappavo le cartine delle nazioni Europee dai libri di geografia e ne cerchiavo le citta' con annessa squadra di calcio. Cominciai a comprare il Guerino, unica finestra aggiornata sul calcio Internazionale e in pochi anni diventai una vera enciclopedia di calcio Mondiale. Formazioni, stadi, finali, giocatori...Dalla Bulgaria, alle Far Oer, non c'erano segreti...Smisi quando l'Unione Sovietica e le Nazioni dell'Est diedero vita a tante nuove piccole nazioni indipendenti e le rose delle squadre diventarono di trenta anime. L'Europa aveva raddoppiato il numero di Stati. A scuola incontrai alcuni miei compagni con la mia stessa indole e interesse e il desiderio di prevalere, fomentava gli sforzi di voler essere il migliore. Diciamocelo..Avrei potuto partecipare ad un quiz con materia Calcio Internazionale senza problemi. Nonostante cio, contrariamente a quel che si crede, in compagnia non parlavo mai di calcio. Ma proprio mai.  Ascoltavo le accese diatribe da Bar. Raramente intervenivo. Solo se proprio, proprio qualcuno si bullava di saccenza inventata, allora godevo a sputtanarlo. E allora straripavo. Inevitabilmente nacque il mio odio riconosciuto e consolidato per ''i gobbi'', tifosi senza una cultura calcistica che parlano solo ripetendo le minchiate dei giornali. Senza una opinione obiettiva personale. Credo che nella vita siano tre le cose che identificano senza timore di errore la personalita' di una persona...Le scarpe che indossa, la musica che ascolta e la squadra per cui tifa. Non ci sono margini di errore. Ad agosto comincio' la stagione con la preparazione. Gino in testa e noi dietro. Campo di casa Ferrera. Gli ultimi allenamenti li avevo fatti ai Camilliani quando mi aggregai ai NAGC del Marchirolo. Al CSI col Giordan si giocava e basta. Poi a 15 anni non c'e' bisogno di un allenamento. Non pesi niente, non senti la fatica. Piu' che altro serve per creare un gruppo affiatato. L'importante e' pallone, pallone e pallone..La rosa era prevalentemente di Cunardo. I fuori eta' erano diventati materiale umano per la Under 21 allenata dal Dino Vigezzi.. Mi sento un novellino poiche' alcuni sono al secondo anno. Altri avevano gia' esperienze sin dagli esordienti e i giovanissimi...Entro in punta di piedi, come si fa in gruppi consolidati...Ci sono Ua'Ua', SteTestolini, Tonino Bistecca, Baldomiro Bono, Massimo Foletti, il povero Giorgio Valsecchi... Tre stranieri...Mario Panebianco, Mauro Cadei e Tato Bianchini. Il Gino riempie anche la preparazione con utili amichevoli per rodare la squadra. In Svizzera addirittura...e li mi sentivo come se giocassi in Coppa. A 11 e' un'altra cosa, un'altra sensazione. Avverto il Bepi...''Non voglio che vieni a vedere le mie partite''...Non voglio che poi vai in giro a banfare...Di nascosto verra'..verra' sempre. Ma non mi disse mai ne ah ne beh. Il campionato va per cominciare. Come consuetudine la prima domenica di ottobre, giorno de ''Ra Nosta Festa''. Il mercoledi' precedente, ultima amichevole. In notturna a Ferrera incontriamo la Belfortese. Finisce 2:0 per noi e segno di testa su calcio d'angolo.... Rientriamo negli spogliatoi...Il Gra toglie le mutande le getta a terra e va a fare la doccia...


Quinta puntata - 1974/1980.
L'impatto con la scuola a Varese fu difficoltoso all'inizio. Perito aziendale e Corrispondente in lingue estere. 5 anni di fancazzismo assicurati. Incredibile. Sono passati 37 anni da allora e ancora siamo il paese di Europa che non parla correntemente una lingua straniera. Inglese, Franzoso o Tetesco che siano...Tutti oggi, ormai scelgono Arabo...Sia mai che veniamo invasi e occupati ufficialmente...Occupati de sfroos, gia' ci siamo. Russo...Cinese...Tutti previdenti...Saranno le lingue economiche del futuro...Ma che cazzo...Tanto gli imprenditori Italioti portano ogni giorno il lavoro all'estero...Pensiamo al presente che siamo in una vasca idromassaggio di merda..L'inglese e' e restera' la lingua piu' parlata e utilizzata in assoluto....Vi rendete conto che noi Italiani, ci limitiamo al 5% (forse)...della navigazione dei siti internet, perche' non possiamo comprendere quelli in Inglese? Che spesso prendiamo virus telematici perche' ci rifiutiamo di leggere le finestrelle subdole del Web, un po' per noia, un po' per superfialita'..Poi venite a rompere i coglioni a me..Perche': '' Gra ho preso un virus...Vieni a dargli un'occhiata?''. Vi rendete conto che i nostri presentatori, da Bippo Baudo a Amadeus non spiaccicano una beata fava di inglese?...Ti chiedono curriculum lavorativi per una guerra selettiva ad un posto di lavoro...E poi? Poi scopri che neppure chi ci governa sa una lingua straniera...Spesso e volentieri manco l'Italiano. Mio nipote stesso mi fa incazzare che dopo 9 anni che vive a Londra ancora non parla Inglese...(Tie' ti ho sputtanato) Se vai il mercoledi' a Luino al mercato, qualsiasi bimbominchia Olandese, Tedesco o Svizzero che fermi..(Prima di essere arrestato per pedofilia)....Ti sapra' rispondere in Inglese....Vabbe'...Sapevo dentro di me, che col minimo sforzo sarei arrivato alla licenza di scuola superiore, ma non mi interessava proprio un lavoro di ufficio...Avevo scelto per una storia assurda, quanto fantastica, una scuola che non mi interessava..Era un modo per dilatare nel tempo il mio ingresso nel mondo del lavoro...E intanto avrei potuto continuare a giocare Su al campo, nei pomeriggi. Perche' i dopocena erano sempre riservati alla strada e spesso e volentieri al pratone del Tiro a Piattello, dove nelle sere di primavera convergevano con Vespe, motorini e motorette la fauna piu' eterogenea della mia generazione, per partitelle senza porte e erba alta. Due maglie buttate a terra a fare da pali e via. Ringrazio Dio di essere cresciuto in strada, di aver imparato a giocare a calcio senza preoccuparmi di veri impianti, vere divise...Di aver goduto del poco..E poi quest anno c'era anche il campionato serio. quello FIGC. Quello a 11. Quello allievi. Avrei giocato ogni domenica mattina. Ufficialmente. Mi preoccupava tanto pero,' il nuovo contesto scolastico. Non piu' le medie. Adesso ero uno da ''Superiori''. Gia' il termine in se ti gasa come se appartenessi a chissa' che loggia massonica. Il primo giorno di scuola mi resi conto di quanto fossi paesanotto. Non sto a raccontarvi come ero vestito, anche se lo ricordo benissimo. Venivano tutti dalle zone piu' disparate della provincia. Era il periodo del ''casual''...Parola d'ordine, vestiti un po'come ti pare insomma, poi, scuola sinistroide...sta a guarda' il capello. Io purtroppo non potevo fare neppure quello...Il mio guardaroba era molto ridotto e manco a volerlo, riuscivo a trovare due capi che si accordassero per sbaglio..Avevo ancora i capelli alla Breitner...Molti mi ricordano alla Cocciante o alla Branduardi...io preferisco Breitner. Riccio afro insomma... Praticamente mi sentii un pesce fuor d'acqua appena varcai il cancello del Padre Beccaro. Il ''Padre Beccaro'' era situato in un ex convento assistenziale gestito dalle suore. ''I piccoli di Padre Beccaro'' recitava la parte alta della scuola. Ebbi la fortuna di fare gli interi 5 anni in quella ''Sede''. L'anno dopo la scuola sarebbe stata trasferita a Varese, nella zona dove risiede la maggior parte delle scuole della citta'. Sarebbe diventato il ''Nuccia Casula''. La scuola era situata dove oggi hanno creato il Gulliver...Alle porte di Varese, alla fine di Viale Valganna, salendo a destra dopo il deposito dei vini Benzi. Infatti per prendere il pulmann eravamo piu' prossimi all'Ippodromo che non alla stazione. La scuola era di sinistra, la piu' rossa di Varese. Sembrava quasi un collegio. Era una scuola al 90% femminile. Vi stazionavano 6 Sezioni dalla A alla F, dalla Prima alla Quinta. Le rimanenti erano dislocate nelle filiali di Sant Ambrogio e Cavaria. Uniche sezioni miste la E e la D. Io ero della E. Ma eravamo l'unica classe mista di primini....In quarta E, erano rimasti tre maschi e 18 femmine...Idem la D che si portava avanti una mista fino a esaurimento, di un anno avanti a noi. Con me, coscritti di Cunardo, usciti dalle medie, frequantavamo il Beccaro nella sezione E, il Michele Giroldi... predestinato per nascita alla Ilop, Sandro Bozzoli, che lungimirante scelse l'approccio al lavoro dopo due anni...e Marina Carozzi, secchiona, che pero' era nella sezione D. Altri soggetti di Cunardo frequentavano gia' o si sarebbero iscritti negli anni a seguire. Le ragazze di quel periodo non erano le anonime bimbeminchie vestite tutte uguali dell'attuale generazione. A 16/17 anni sembravano gia' donne. Lo stesso abbigliamento molto femminile le faceva sembrare piu' avanti. Per cui l'occhio, gli ormoni e una non indifferente attrazione per il sesso femminile erano costantemente sollecitati e coinvolti con trasporto ogni giorno. Fece scandalo in quegli anni una minorenne di Cunardo che minigonne e tacchi a spillo intraprese una relazione con un prof. La conseguenza fu l'allontanamento del prof dalla scuola l'anno seguente. Oggi non immaginereste neppure chi e'...E non ve lo dico.. :D  Un po' di gossip non guasta. ;) La scuola godeva della lontananza dal centro di Varese. Fuori dal traffico, dai cortei, dagli scontri tra fazioni politiche giovanili. Era una scuola molto attrezzata. Fatta a C squadrata, accoglieva nel cortile/piazzale di fronte alla scuola, al limite della scalinata di entrata, il campo di Basket, dove crebbe e passava interminabili ore ogni giorno Francesco ''Cecco'' Vescovi...Figura indimenticabile del Varese Basket di A1 anni 80/90. Possedeva una palestra ben attrezzata, un ampio appezzamento di verde, sprazzi di prato e panchine in cui ci si poteva raccogliere per qualsiasi momento di relax o di confronto o di studio.....Una ex cappella, trasformata ed adibita a sala assemblee, sito di macchinette per ristoro e zona per petting spinto.  Inoltre, udite, udite, un campo di calcio a sette. Un campo di calcio a sette in terra battuta, che confinava, rialzato rispetto alla strada e delimitato da anni di sterpaglie, con la via di transito asfaltata di Via Albani, oltre la quale si ergeva subito, il muro di cinta dell'Ippodromo. Il vento e gli anni avevano consumato le alte reti di recinzione che davano su quella strada....Non si contano le volte che dovetti scavalcare quel muro e entrare nel perimetro dell'Ippodromo per recuperare il pallone che rimbalzando aveva scavalcato la strada, perche' durante le ore di ginnastica, essendo tutti appassionati di calcio, noi maschietti, decidemmo di sfruttare il campo e divertirci improvvisando partite. Divento' un appuntamento fisso, tanto che io il giorno che avevo Educazione fisica prendevo il pulmann con la cinghia dei libri e la borsa per il calcio. Anche li'...il calcio mi apri' uno spiraglio di considerazione. Snobbato per la mia svogliatezza in campo didattico, dai secchioni, le secchione e coloro che volevano studiare sul serio, la mia passione per il pallone mi guadagno' rapporti sociali piu' sinceri con persone che non si fermavano al tuo impegno negli studi. Intanto a Cunardo continuavo la mia esperienza con gli allievi. L'FC Cunardo era una societa' povera. Negli anni mi ero sempre vestito con attrezzatura personale e cosi' i miei coetanei. Solo la domenica in occasione della partita ci veniva tutto fornito dalla societa'. Quell'anno invece arrivarono anche tutte e borse. In tempo per l'inizio del campionato. Una divisa, non sempre vuol dire fare parte di un gregge. Di un contesto senza una personalita' soggettiva. Spesso e' una maniera per fare sentire tutti uguali. Senza un appiglio ad una possibilita' di confronto banale e dare quindi a tutti un punto di partenza da cui cominciare, per poi distinguersi per il merito. I giorni che anticiparono l'inizio del campionato mi sentivo ''grande'' a girare per Cunardo, con la tuta nuova della squadra. Ci avevano dato anche uno stemma di pelle plastificata da cucire sul lato del cuore. Era un ovale bianco con scritto in rosso FC - poi un pallone in mezzo - e sotto - sempre in rosso, Cunardo. Lo cucii Io personalmente. A mano. E me ne feci dare un altro che cucii anche su un lato della borsa da gioco. La tuta odorava di nuovo..Tolta dal cellophane mi piangeva il cuore a sapere che di li' a poco le pieghe di fabbrica sarebbero scomparse. Era giacca e pantaloni. Giacca azzurra e le maniche blu e con cerniera lunga. La mattina della prima di campionato esordimmo a Ferrera contro il Sant Ambrogio. Fino all'ultimo il Gino non ti diceva chi giocava. Il rito della distribuzione delle maglie creava sempre trepidazione...Il Gino prendeva a memoria le maglie verdi con numero bianco da un borsone, cercava il destinatario tra le panche dello spogliatoio e gliela lanciava, mentre il Luciano Bonora era intento a scrivere la lista per l'arbitro. Arrivo' il 9....Isceri...Cerco' tra tutti Giuseppe e gliela tiro'. Fui attraversato da brividi. Poi per ultimo tiro' fuori l'11.....Graziano..Toh!!..E mi scaglio' la maglia. Col mio topo in bocca, vestii la giacca della tuta nuova e uscii a scaldarmi nei minuti che precedevano l'appello dell'arbitro.

 


Sesta puntata 1974/1980
Giocare con l'11 mi identifico' con il Kalle Rummenigge. Nessuna caratteristica in comune, ci mancherebbe. Solo un numero di maglia che non sconfinferava con il piede preferito. L'11 gioca sulla fascia sinistra. Rummenigge portava l'11 sia nel Bayern che in nazionale e giocava a sinistra pur essendo destro, poiche' nel Bayern sulla destra giostrava Bernd Durnberger e in nazionale Pierre Littbarski. Altri 11 famosi di quegli anni, in Italia erano Pulici e Bettega. Per me era indifferente. Bastava giocare. Negli anni a seguire giocai in tutti i ruoli possibili in campionato, anche portiere....Mi rifiutai di fare il libero in fine attivita'. Ma questa e' una storia particolare. Ero ambidestro. Non tradivo differenze nelle conclusioni anche se il mio piede di preferenza restava il destro. E il mio pezzo pregiato il colpo di testa. Tornai negli spogliatoi. Il Calcaterra di Ferrera era magico. Permaeava odore di olio canforato e di fantasmi di anni e anni di storia. Un terreno piccolissimo che ogni anno strappava l'omologazione e ci permetteva di esibirci altrimenti. Immaginate che dalla riga del fallo laterale alla riga esterna dell'area, c'erano solo due passi. Per delle giovanili era piu' che mai.  L'arbitro fece l'appelllo..Dopo la solita filippica tendente a convincerti che lui comanda e te obbedisci, tra i ssssssst dei dirigenti,  snocciola la lista. Tu, intimidito, rispondi per nome e per numero di maglia. Mi sembro' un battesimo...Giuro. Eccolo:....''Signor...Robustelli.'' .Alzai la mano, mi girai di schiena e risposi...''Graziano...11.''  L'entrata in campo, in fila per due, mi sembro' di una solennita unica. Loro avevano la maglia arancio con colletto e polsini blu. Sant ambrogio e' una frazione di Varese. Fuori della recinzione tante facce conosciute. Cunardo non aveva un campo a 11 e dovevamo mendicare. Fini' 4:0. Due gol Isceri e due gol Io. Ero in Paradiso. Mi feci la doccia con naturalezza e la mia autostima crebbe di una buona percentuale. Segnare la domenica e' come ricaricare le pile del tuo ego. Per una settimana si parlera' di te. Aspetti solo che qualcuno ti chieda...Cosa avete fatto?...Hai segnato?..E li' ti gonfi il petto. Ma dura poco perche' devi mantenere regolarmete quella bella sensazione settimana per settimana... E piu' partite passano senza che segni piu' l'ansia di prestazione ti attanaglia...Un po' come quando fai cilecca sotto le lenzuola. Le domeniche spesso e volentieri mi dovevo alzare anche alle 7 per andare a giocare. Gli Esordienti e i Giovanissimi giocavano il sabato pome. Gli allievi, le domeniche mattina. Spesso capitava che giocavamo in trasferta contro squadre che sullo stesso campo ospitavano la Under 20. Soprattutto quando andavamo a Varese. Belforte, Bizzozzero,Giubiano e Calcinate. 4 campi per 10 societa' e annesse giovanili. Per cui se la Under doveva giocare alle 11 noi giocavamo alla 9.30. Parlare di sacrifici e' blasfemo. Mica andavamo a lavorare. Per me era una gioia. Gia' dal sabato pomeriggio cominciavo a sentire la partita. E magari tutto il pomeriggio lo avevo trascorso Su al campo... La mattina della domenica ricontrollavo la borsa con cura. Uscivo e andavo in Cartoleria a comprare la Gazzetta o Tuttosport per conoscere i risultati di Bundesliga. Poi mi avviavo verso il bar Tre Valli e seduto sugli scalini dell'ambulatorio del doc. Luigi Cerrutti, leggevo il giornale, mentre aspettavo che i dirigenti arrivasero a prelevarci. Salivo sempre in macchina col Gino. Sul suo 128 bordeaux. Adoravo giocare in trasferta. Vedere campi sempre nuovi. Oggi quando giro con la macchina e mi capita di dover andare in qualche paese ''straniero'', ho sempre come riferimento il campo sportivo comunale. Facevamo allenamento di mercoledi'. A quell'eta' uno e' piu' che sufficiente. Coincideva con le partite di coppa. Raramente ne riuscii a vedere una, perche' gli allenamenti non li saltavo mai. Pioggia, neve, ghiaccio, mi presentavo sempre. Poi decideva il Gino se era il caso di farli. Piu' che altro venivano soppressi per scarsita' di gente che aveva preferito starsene al tepore del focherello di casa, anziche' mettersi in braghette e correre dietro ad una sfera di cuoio. Fu un anno di crescita. Segnai 13 reti. Giuseppe Isceri piu' di me. Ma non provai invidia. Sono sempre stato un altruista in campo. Mi rifaro' l'anno dopo. Ci furono anche episodi che mi fecero crescere e non solo dal punto di vista calcistico. Lezioni che devi tenere da conto e metabolizzare in modo positivo per la vita di tutti i giorni. Una domenica giocammo a Ponte Tresa contro la Tresiana. Era una mattina nebbiosa. Proprio grigia. Non avevamo, nessuna delle due societa,' ambizioni particolari di classifica, ma una sana rivalita' dovuta ad una vicinanza topografica. All'andata in casa nostra era finita 1:1. Ci troviamo sotto di due gol a meta' del secondo tempo. L'arbitraggio era stato piuttosto aprossimativo. Tocco' il clou quando due di noi furono espulsi per futili motivi. Mi sentii impotete, castrato e impossibilitato a reagire. L'arbitro riveste sempre una figura depositaria della decisione, se potrai giocare in futuro o no...Ma queste cose le capiva solo chi ci teneva, come ci tenevo io. Io segno il 2:1 e l'arbitro annulla. Ormai un briciolo di rassegnazione mi stava convincendo che la gara non era raddrizzabile. Poi segna Mario...Panebianco e l'arbitro annulla ancora. La reazione scomposta verso l'arbitro gli costera' l'ammonizione...Sono nei pressi, scuoto la testa mentre l'arbitro ancora col cartellino giallo mi guarda...Mi tolgo la maglia e la getto a terra e lascio il campo....Sento i buuu e gli sberleffi del pubblico di Ponte mentre sto uscendo. Il Gino mi incrocia e mi dice....Vai a rimetterti la maglia o non giochi piu'. Cerco di dare una spiegazione alla mia esasperazione, al senso di impotenza che l'arbitro con le sue decisioni ha fatto sorgere in me...Una brutta sensazione, non mi faceva stare bene. Il Gino mi da una spinta alla spalla e mi rimanda in campo. Rimetto la maglia, tutta sporca di fili d'erba autunnali. Finisce 2:0 per loro. Il Gino non proferisce parola negli spogliatoi nonostante il silenzio assoluto. Il mercoledi' finiamo l'allenamento e il comunicato della FIGC stabilisce la squalifica per i due espulsi della domenica precedente. Il Gino mi prende da parte e mi dice. Domenica non giochi. Non accetto che per esibizionismo uno lasci la squadra in un momento che c'e' bisogno di reagire. Se credi di essere indispensabile, con me non ce ne sono... L'arbitro ha sbagliato e continueranno a sbagliare. Il pallone e' un gioco di squadra e chi si tira indietro trascina con se anche i compagni. Buttare la maglia e' stato un gesto da perdente non da defraudato. Non trovai neppure le parole per replicare...Il Gino quando parlava non tradiva mai esitazioni. Avrebbe potuto giocare a poker..Non avresti mai capito se bluffava.  
Non mi fece giocare veramente. Andai in panchina ma non mi fece entrare. Per qualche settimana assunse un approccio freddo e severo nei miei confronti...Dovetti riconquistare piano piano la sua stima. Non contavano i gol. Contava l'umilta', la personalita', il rispetto per i compagni e la dedizione alla squadra. Ero nel pieno della fase adolescienziale, giocavo alla mattina e intanto si cominciavano a formare le prime compagnie miste. Eppure io passavo i pome della domenica a guardare le prime squadre che giocavano nei campi limitrofi o Su al campo, sempre con un pallone tra i piedi. Lo ammetto. Un po' complessato mi sentivo. A scuola alcuni miei compagni di classe giocavano come me nei campionati allievi. Luca nella Sumiraghese, Mau nella Concagnese, Umby nella Nazionale Belforte, Salaveni nell'Arsaghese, Scappini nella Varese Nuova. La domenica che precedette la partita con la Belfortese a Belforte lo dissi in classe. Renata e Lorella che abitavano nel capoluogo mi dissero...Davvero? Allora veniamo a vederti. In effetti vennero. Ma con loro venne anche Elena, di Carnago, anche lei mia compagna di classe.  Frangetta fino sulle sopracciglia e guanciotte rosse, silenziosa, enigmatica e molto carina. Vincemmo 2:1 e segnai il gol della vittoria. Il lunedi' a scuola mi aspettavo elogi, complimenti e invece si interessarono piu che altro a chi fossero i miei compagni di squadra...Figo il numero 8..Come si chiama?...Anche il 5 e il 4 e bla bla bla e bla bla bla...Il giovedi' consueta partitella a scuola durante Educazione Fisica. Dietro una porta c'era un grosso sasso...Spesso ci sedevamo per assistere alle partite. Mentre giocavamo vidi che Elena era seduta con un libro e buttava l'occhio mentre giocavamo. Tornando in classe le chiesi come mai non avesse fatto ginnastica e come mai fosse li'. Lei mi disse..''Per te''. Gulp. So solo che diventai rosso come un gambero. Ci si frequento' platonicamente ricambiando simpatia e qualcosa di piu' per qualche mese. Non ci baciammo mai. Dopo qualche mese cambio' scuola. Non ci si rivide piu'. Spulciando Facebook la ho individuata e ora ha due figlie ed e' sposata. Che emozione. In quei giorni qualcosa cambio',cominciai a convincermi che anche io allora potevo essere interessante per qualcuno.


Settima puntata. 1974/80
Il primo anno di Allievi mi aveva lasciato un retrogusto dolce e piacevole in bocca. Delle sensazioni durature nel tempo. Gradualmente era cresciuto il mio senso di autostima. Ma non solo in campo pallonaro. Stavo vincendo quel senso di inferiorita', dovuto in parte alle ristrette possibilita' economiche familiari, ma soprattutto ad una immaturita' emotiva e di confronto, che si palesava nei rapporti interpersonali. Era il 1978. Avevo 15 anni. Durante l'estate cominciai a seguire i vari tornei a sette che brulicavano in ogni dove..Per adulti. Io ero ancora verde. Vere e proprie giostre medievali che concentravano emozioni forti, fomentate da adrenalina e istinti primordiali a ruota libera. Ma poi ci ritorniamo a sto punto. Ora, per quel che mi riguarda, il secondo anno di allievi che stava per arrivare, sarebbe stato la svolta decisiva. A scuola i rapporti coi quintini si cercava di evitarli. Per tutto il primo anno scolastico, per non fare i saltini, si fece l'autostop anziche' prendere la corriera. Poteva capitare che arrivassi a casa un'ora prima come un'ora dopo. I pullmann che partivano da Varese erano 4. Due andavano a Ponte Tresa e due a Luino. Se ancora nessuno, ci aveva caricati per strada, ci giravamo dall'altra parte per fare che il pullmann al suo passaggio non si fermase. Spesso la Clara si chiedeva come mai non arrivassi mai alla stessa ora e si incazzava perche' il piatto era ormai freddo. Era umiliante essere presi di mira dai quintini e ancor di piu' vedere il compiacimento delle quintine, pittate complici accondiscendenti, di scherzi frustranti che ti facevano sentire deriso, impotente, debole e vigliacco. Nella mia scuola i quintini bazzicavano la nostra classe solo per broccolare, per fare i vitelloni con le nuove leve...Noi si fingeva assoluta indifferenza per non causare conseguenze. Avevo un quaderno di matematica quell'anno, con sulla copertina una grossa foto di Rummenigge nella finale di Coppa Campioni contro il Saint Etienne.. Un giorno durante la pausa di mezzogiorno..(Due volte a settimana si faceva il pomeriggio..) entra un quintino e dice...''Dove e' Rummenigge?'' Con fare interrogativo ci si guardo' tra noi che stavamo cazzeggiando in classe....Il quintino mi riconobbe...Non capivo ne come ne perche'...''Vieni fuori...'' Mi porto' in corridoio....Mi dice...''Domenica abbiamo organizzato una partita a Cuasso... Giochiamo contro l'Itis ma non siamo in 11 e stiamo cercando gente per arrivare a fare la formazione''. Ero ancora in fase di elaborazione...''E perche' io?''....''Tu...e quello che gioca stopper...'' (Mau, mio carissimo amico che giocava nella Concagnese...). ''Va bene'' risposi timidamente.....5 anni di differenza sono 5 anni. ''Poi ti facciamo sapere...'' Tornai in classe a sedermi e con le gambe sulla cattedra mi domandai perche' Io, che manco li conoscevo. L'unica spiegazione era che essendo le finestre della quinta D, al piano alto, in faccia al campetto della scuola, ci abbiano visto piu' volte giocare durante le ore di Educazione Fisica. Ma come sapevano del mio quaderno non me lo seppi mai spiegare...Non ero spaventato. Su al campo, spesso, al sabato, quando quelli che lavoravano venivano a giocare, mi trovavo ad affrontare persone piu' grandi di me...Spesso anche moooolto grandi. Io poi..ho sempre preferito giocare contro i piu' forti...Se vinci, dopo, tutto ha un sapore molto diverso... A Quasso fini' 5:1 per noi e segnai tre gol...I primi tre. Automaticamente il mio senso di sudditanza spari' gia' dentro le docce e dal giorno dopo anche a scuola, mi presentai, sempre restando tra le righe, con un altro approccio, piu' disincantato, piu' sereno. II secondo anno di Allievi coincise con la terza superiore e i primi dilemmi di non aver fatto la scelta di vita giusta...I miei coetanei, il Pac, Pippo, Marce e la stragrande maggioranza di amicizie di Cunardo, gia' lavoravano..Avevano un tornaconto proprio e quindi una certa indipendenza che li corazzava nei rapporti e nei primi filarini amorosi. Un giorno parlai col Bepi e gli dissi...''Senti Pa'..Io non voglio piu' andare a scuola..''. ''Voglio andare a lavorare...sono stanco di non potermi sentire pari ai miei amici e chiedere la paghetta ogni settimana...'' Il Bepi mi guarda e mi dice...''Io devo lavorare ancora qualche anno per cui ho la disponibilita' per mantenerti, inoltre qui in casa c'e' gia' stato qualcuno che non ha portato a termine un obiettivo prefissato...Quindi..Finisci le scuole e poi fai quello che vuoi...'' Capii perfettamente..E non ebbi motivo di replica. Per merito, per culo o per compromesso...finii gli studi. Sempre promosso. La squadra del mio secondo anno di Allievi, apporto' un po' di novita'. Se ne tornarono a Marchirolo, Panebianco, il Tato e il Mauro Cadei e arrivarono altri rinforzi. Il Guido Gandolla, il Massimo Paltrinieri, il Rino D'Amario che in porta prese il posto di Uana Uana e soprattutto Tonino Ienna. Tonino, figlio di Baffo che era una vera istituzione a Marchirolo, ha sempre avuto il pallone nel sangue e mezzi non indifferenti nonostante la giovane eta'. Ma soprattutto, a scapito della sua simpatia, non riconosciuta da tutti...e dell'anagrafica...Era un grande leader. Quell'anno non fu iscritta l'Under 20 ma per il primo anno si iscrisse la squadra di Terza Categoria. Allenatore giocatore il Dino Vigezzi che stava sparando gli ultimi colpi di un annosa carriera sui campi di tutta la provincia. Il calendario Allievi, ci aveva destinato al girone del Lago e io ero piu' che felice. Altro che gli spelacchiati campi sportivi di Varese citta' e circondario..Campi nuovi, mai calcati prima da me. Laveno, Caravate, Leggiuno, Biandronno, Ispra, Besnate...Trasferte piu' lunghe ma esperienze sempre piu' esaltanti. Fu un anno importante per me. 32 gol in 26 partite. Vinsi la classifica cannonieri e in alcune occasioni giocai anche con la prima squadra nel pomeriggio segnando 3 gol. Ricordo che quando mi ritrovai un bel gruzzolo di gol dopo il girone d'andata mi incuriosii. Un giorno, vidi dalla finestra, che nella sede dell'FC Cunardo (attuale sede della Pro Loco) c'era il Mario Foletti, segretario, guardalinee e tuttofare. Gli dissi se fossero gia' arrivati i comunicati ufficiali della Federazione, con squalifiche, risultati e aggiornamenti vari. Cercai la classifica cannonieri del nostro girone e vidi che avevo 4 o 5 gol in meno del primo. Da quel giorno regolarmente il venerdi', andavo in Sede a spulciare i comuniucati della FIGC per tenere sottocchio la classifica. Il giorno che a Caravate vincemmo 2:8 feci 4 gol e mi ritrovai in testa. Riuscii a mantenere la vetta fino a fine torneo. Ricordo ancora che il secondo dietro di me era dell'Ala Leggiuno e si chiamava Stefano Venticinque. Verso la fine del torneo, saltuariamente il Dino mi chiese se andavo a giocare con la prima squadra. Con me anche Tonino Ienna. Non vedevo l'ora. Fisicamente non c'erano problemi. Anzi..A volte dopo cena mi ritrovavo anche Su al campo a fare due tiri con il Pac, Pippo, Nunzio e compagnia cantante. Giocare con la prima squadra ebbe un certo impatto...Contrariamente a cio' che si crede, la Terza categoria non e' un livello scarso. Sono i terreni che ne limitano l'espressione del potenziale che ci gioca. Molti giocatori di terza erano vecchie volpi che avevano giocato in tornei di ottimo livello, ormai in fine ''carriera''. Molti giovani di talento invece erano li' per scelte personali, per passione e amicizie consolidate, altri ancora per l'incapacita' di staccarsi dopo anni, dal rito del te alla fine del primo tempo, dall'odore dell'olio canforato, dalle vocianti docce in compagnia, in cui si ridiscutevano i momenti appena passati in campo, mentre si organizzava la spaghettata o la birrata dopo partita, altri perche' nostalgici dei tramonti domenicali che ti riportavano verso casa dopo un'altra domenica passata in trasferta da vincitore o sconfitto poco importava. Molte volte il campo su cui giochi condiziona le doti singole. La terza categoria e' a carattere Provinciale e ha dei regolamenti piuttosto approssimativi in fatto di terreni di gioco. Cosa, che dalla Seconda, diventa a carattere Regionale e obbliga a determinate caratteristiche uniformi per una omologazione certificata. Per cui, in Terza, ti poteva  capitare di giocare su campi improponibili che limitavano notevolmente i giocatori piu' tecnici. Ferrera era il piu' piccolo. Il gioco si basava su continui scontri fisici, rimbalzi, palle sporche e passaggi approssimativi che nascevano gia' dal primo rinvio del portiere. Troppo piccolo, troppo irregolare per vedere bel calcio. Ma per noi era un vantaggio. Noi ci eravamo abituati. Nonostante cio', per me, un conto era giocare tra coetanei, un conto contro avversari anche di 20 anni piu' grandi. La differenza oltre che fisica era di esperienza, malizia e soprattutto di concentrazione. Mi ritrovai in un contesto dove annose diatribe e rivalita', nate tra tornei e campionati si sfogavano ciclicamente ogni domenica. Quasi sempre, tutti quelli in campo, erano gia' stati avversari o compagni di squadra negli anni. Avevano dato vita ad antipatie o asti che ad ogni occasioone si rinverdivano.  Io ero vergine a tutto cio' se vogliamo. Intimidirmi era facile. La nomea molti se la erano fatta piu' per le legnate che elargivano che non per le doti tecniche. Ok. Esordiamo contro la Cassiopea di Varese. Io e Ienna. Dopo mezzora siamo 4:0 per noi. In porta per noi, il Ghengi. Se era in giornata il Ghengi, avevi cosi' da bombardarlo...Non ce ne era. Io segno il 2:0, di testa su angolo, Tonino il 3:0 con una punizione spettacolo. Perdiamo 4:5. cazzo...il ghengi non era in giornata. Beh...se il buon giorno si vede dal mattino...



Ottava Puntata. 1974/1980
Arrivo' l'estate e la novita' fu che adesso in molti mi cercavano per i vari tornei ''da Bar''. Quelli con su i soldi. La vera essenza del calcio amatoriale. Quelli dove una partita e' concentrata in pochi minuti e chi ce' ce'...chi non ce'....a casa. I tornei estivi erano terreno di caccia di specialisti del settore. Gente che campava con gli ingaggi degli sponsor o coi premi finali. Gente di livello superiore ma pur sempre dilettantistico. I nomi che giravano erano sempre quelli...Per epica o per leggenda li conoscevi e spesso quando eri sorteggiato contro le loro squadre ti prendeva lo sconforto. Ti sentivi gia' battuto in partenza. Fuori, odore di salamelle, patate fritte, via vai di persone con birre mega in mano, che assiepano i siti dove si svolgono i tornei. Gnocche in tenuta estiva da far girare la testa. La Rasa, Monvalle, Poppino, Bosco Valtravaglia senza contare quelli del Comasco, dove sono piu' fuori di testa gli spettatori che i partecipanti..Olgiate, Villaguardia, Valmorea, Fino Mornasco...o quelli Svizzeri...Cadempino, Sessa, Lamone, Caslano, dove immancabilmente coi Ticinotti finiva sempre in rissa. Uno per uno negli anni li girai tutti...Un paio vinti..Molti persi, con strascico di rigori o gare perse ai supplementari o finite in inferiorita' numerica. Tutta esperienza. Tutto bagaglio. Il primo a cui partecipai coincise con l'inaugurazione del campo sportivo di Grantola. Terreno in erba in condizioni perfette. Era il 1979. Grande festa, dentro e fuori. Giocai con uno sponsor di Ghirla. Ero il piu' piccolo. Uscimmo ai quarti ma feci la mia porca figura, segnando abbastanza. Quell'anno a Cunardo non fecero le giovanili. Il Gino passo' alla guida della Terza. Chi era uscito di eta' dagli allievi, o smise, o ando' a cercare fortuna altrove. Il salto era piuttosto impegnativo. Solo io continuai, confidando nelle esortazioni del Gino e sul fatto che qualcuno aveva gia' cominciato a bussare per un possibile mio trasloco armi e bagagli. Quell'anno a Cunardo inventano anche il Palio dei Rioni. Una mattina ci alziamo e ci troviamo divisi in settori paesani. Mi dicono che io sono un Runchitt. Bene. Fu un'invenzione meravigliosa. Tutta Cunardo si ritrovo' a partecipare attivamente, o solo tifando, a difesa del proprio orticello blasonato e colorato in tinta. La prima edizione fu solo calcio. Ma basto' a saggiare l'orgoglio di paese, di coloro che strenuamente difendevano i propri immaginari confini. Spesso io tornavo da qualche torneo in giro e mi recavo Su al campo, per giocare coi Runchitt. Piu' ce ne era meglio era.. Ho giocato decine di tornei in giro per le province e al di la del Lago Maggiore e in Svizzera...Ho vinto campionati e tornei e tanti ne ho persi segnando e sbagliando...Ma l'emozione che mi diede giocare per la prima volta davanti a mia mamma fu indimenticabile. Avvenne col palio dei Rioni, Su al campo. La Clara, fino a quel momento aveva solo lavato i miei panni di gioco e per altri 20 anni li avrebbe lavati. Partecipava platonicamente alle mie partite quando ero a tavola e mi chiedeva sempre...''Allora? Te' vinciu'?''. Il Bepi nonostante il veto, truffaldinamente, veniva sempre a vedermi. A casa faceva lo gnorri ma io lo sgamavo spesso o volentieri, infrattato o anonimamente mischiato tra gli spettatori. Non aveva la macchina, mendicava sempre un passaggio o lo accettava di buon grado se glielo proponevano. Mi ero abituato alla sua presenza e intimamente se segnavo ero felice perche' lo avevo reso orgoglioso. Fu la sera che giocammo contro La Filanda che segnai il mio primo gol al Palio. Fini' 2 a 2. Nella Filanda, tra gli altri Pippo, Mandy, Gisa, Alberico, Ghengi, Oscar...Tanta roba. Roba fresca. Con me il Pac...Piccariello, tutta la stirpe dei fratelli Vigezzi al completo, il Marco Giroldi, il Franchino Andina e il Gemolo...  Mi si apri' il cuore dall'emozione, anche se non diedi in escandescenza. Guardai tra il pubblico e vidi mia mamma che parlava animatamente sorridendo col Bepi e il circondario. Capii che era coinvolta e felice. Quando venne a casa, solo due frasi...''Ue', te' fai gol...'' e... ''Si, ma ghe' tanta gent c'a giuga dima' de cativeria...''.  Non sono mai stato uno che esulta in modo scomposto, la mia soddisfazione e' sempre stata intima e soffocata. Anche i gol piu' importanti li ho sempre vissuti con moderazione. Quasi consapevolezza che erano parte del mio bagaglio. Un paio di volte, in futuro, mi sarei lasciai andare, davvero travolto dall'entusiasmo, piu' per sfogo e frustrazione, ma in pochi secondi il mio essere introverso e ''orso'' smorzera' i bollori. Ad autunno comincio' il primo anno in prima squadra. Ho 17 anni e sono il piu' giovane. Mi sento un po' Mascotte. Erano tutti esperti e reduci da anni di campionati di livello superiore. Promozione, prima, seconda....Giocare con gente come il Gio' o il Luciano Mondin o il Teo Spertini per me era un sogno...Idem, affrontare come avversari gli Dei del Pantheon pallonaro amatoriale di provincia, di cui avevo solo sentito narrare. Presto con la mia freschezza entrai nelle simpatie di tutti. Vinsi quella barriera generazionale tra chi e' piu' esperto di te, usando il rispetto, l'educazione, una buona dose di autoironia e i gol. Ma mai leccando.  Non avevamo ambizioni di classifica. La squadra era datata anagraficamente, ma appassionata e con legami interpersonali molto saldi. Vi era una stima incondizionata per il valori dei giocatori piu' esperti e una buona dose di fiducia nelle nuove leve. Faccio coppia di attacco con il Fabrizio Nicola, il ''geometra''. Finalmente con il numero 9. I colori diventano giallo e bordeaux. Fabrizio aveva gia' esperienza a livello superiore avendo 5 anni piu' di me ma non me lo fece mai pesare. Era un veneziano, un faso tutto mi, un cane che insegue la palla guardandosi solo le zampe... ma non si lamentava mai se sbagliavi o non gli passavi la palla. Grazie a Lui segnai parecchio. Le sue incursioni alla Muraro con portiere che respingeva diventavano delle ghiotte occasioni se eri appostato nel punto giusto dell'area. Segnai la bellezza di 19 gol quell'anno. 7 su calcio di rigore. Il primo calcio di rigore fu un ulteriore sblocco psicologico che mi apri' un'autostrada quanto a sicurezze e autostima. Derby a Ferrera contro il Cugliate del ''Bull'' Busti, l'Armando, l'Argio Belluzzi, il Danilo Filippini...il Sandro Caccia. Gente gia' sulla trentina. Una difesa da Alcatraz. In un campo piccolo come Ferrera poi, voleva dire essere sempre nei premi, schivare tagliole e colpi di scure. I ''Giudei'' sono sul 2:0 alla fine del primo tempo. Giochiamo verso la porta del cimitero. Spesso, bazzicando i campi sportivi della provincia, mi chiesi perche' quasi tutti sono costruiti nelle vicinenze di un cimitero...Bah.  Calcio di rigore per noi....Negli allievi non li avevo mai tirati. Li tirava Tonino Ienna. Nei tornei e al CSI si.  Il rigorista era Teo. Abitava a Ghirla. Uno degli ultimi Hippy. Capelli lisci e lunghi, pizzetto e baffi. Sembrava la maschera di Anonimous. Era addirittura piu' introverso di me, aveva i piedi buoni, gran visione di gioco, giocava col 10 ed era molto amico del Mandy e del Cipo Filippini con cui aveva fatto la Naia. Non mi aveva dato molta confidenza fino ad ora. Sempre un po' scostante, lamentoso e brontolo se sbagliavi la giocata. Teo prende il pallone e Io mi azzardo...''Me lo fai tirare?''... Mi guarda e come uno che ti sta lasciando una patata bollente mi dice ''Toh...'' Metto la palla sul dischetto...In porta da loro c'e' il Gianni Mendolia che 5 anni dopo sara' mio compagno alla Casport. Fisicato. Pelato. Copriva tutta la porta. Decido subito la parte in cui calciare. Durante la rincorsa non lo guardo...Il cuore era a mille ma le gambe non tremavano..La palla e' nell'angolino lontano lontano. Il Mendo lo intuisce, si allunga tutto ma il tiro e' piazzato bene, fuori dalla sua portata. Prima della fine ''il Biund'', il Marco Martinoli con un missile da fuori ci porta al pareggio. In settimana andai in sede e mi feci dare il poster reclame, che annunciava il Derby, affisso sul vetro. lo appesi in cameretta. Devo cercarlo, so che in solaio e' li' da qualche parte. La settimana successiva contro la Virtus Bisuschio, di nuovo rigore a favore. Teo neppure accenna..Mi guarda...''Vai vai...''. In porta per il Bisuschio c'era il Virno. Uno dei migliori portieri di quel periodo.....Sempre a Lui, 20 anni dopo, segnero' contro il Cantello, il mio ultimo gol ufficiale FIGC. Con Teo si stabili' un ottimo rapporto che si rivelava anche in campo. E' con Lui che imboscai una bottiglia di Whisky durante una cena di Natale. Sgamato dal Gio', dal giorno dopo diventai ''il Whisky'', nell'ambito della squadra. Fu un campionato che mi fece crescere molto. Soprattutto per il confronto con persone piu' adulte, piu' mature e responsabilizzate di me. Non tanto per il livello pallonaro quanto interpersonale. Da mascotte cominciai a sentirmi piu' integrato piu' coinvolto in modo paritario. La ciliegina la mise il Gino, prima della fine del torneo. A poche giornate dal termine andiamo a giocare a Viggiu', contro l'Aurora. Negli spogliatoi, il Mario Foletti sta scrivendo la formazione, sommerso dal lancio' di carte di identita' che si infrangono sul tavolo. Tra bende, cavigliere, parastinchi, tubetti di Lasonil e boccette di olio canforato, il Gino completa il rito delle maglie. Poi si china nel borsone, si rivolge al Foletti e gli dice...Capitano metti Graziano. Si gira e mi da la fascia, ''Toh...'' Di li' a qualche mese avrei compiuto 18 anni. Entravo in campo e a 17 anni ero Capitano della squadra del paese dove ero nato. 


Nona puntata. 1980/1987.
La fascia di Capitano fu un attestato di affetto e stima del Gino. Torno' subito a chi di dovere. A coloro che trascinavano la squadra con carisma, esperienza e caratteristiche da leader. Io un leader non lo ero...Io dovevo fare i gol. La indossero' saltuariamente negli anni a seguire, in altre occasioni, quando con gli anni sarebbe stato piu' doveroso. Ugualmente, quel giorno a Viggiu', rappresento' uno spartitraffico nella mia carriera sportiva. Arriviamo quarti. Non un successo, ma lo stesso sufficiente affinche' qualcuno si interessi alla societa' FC Cunardo, affinche' assuma un contesto piu' organizzato e attuale coi tempi. E' la stagione 1980/81. Compio 18 anni. Vinco la lotteria della Licenza di Scuola Superiore, certificata dalla gita di 5 giorni a Siena, Volterra e limitrofi. In attesa della chiamata per il servizio militare mi chiedo...E adesso? Che lavoro dovro' fare?. Perito Aziendale e Corrispondente in Lingue Estere era solo un foglio di carta simil pergamena col timbro dello Stato. Intanto la priorita' e' ancora il calcio...Ci penseremo...La squadra per questa stagione trova casa a Cassano Valcuvia. Sicuramente piu' bello di Ferrera come impianto. Piu' grande, piu' arioso, piu' aperto al pubblico essendo al bordo di una strada. Un complesso con campi da tennis all'aperto e al coperto. La dirigenza cambia faccia. Entra in societa' il signor Franco Montecucco, imprenditore nel settore pelliccie. Conoscenze calcistiche...0. Ma per un Presidente e' normale. Un Presidente deve cacciare i soldi. La societa' vuole assumere una faccia piu' moderna, piu' competitiva verso le secolari squadre dei paesi confinanti. Acquisiamo uno sponsor di vini di Induno. I giocatori sono piu' a contatto con le decisioni della dirigenza, che sin da subito mostro' uno spaccamento in due molto palese, con conseguente instabilita, a causa delle continue ingerenze, spesso anche a sproposito, del Presidente. Piu' che un Presidente un Berlusca ante litteram. A volte col suo Ferrari, sfidando il sentiero ghiaioso che portava al campo di Cassano, interrompeva per puro egocentrismo gli allenamenti...e questo al Gino...sconfinferava ben poco. Durante le riunioni di societa', a cui sempre anche un paio di giocatori erano invitati, non si risparmiava di mettere sul tavolo la fiaschetta d'argento del Whisky o di togliersi la giacca per mostrare la fondina a spalla, con annessa pistola...A intendere che la sua professione lo esponeva ad imprevisti quotidiani anche  pericolosi. Un'ingerenza insomma, che si ripercosse oltre che su una dirigenza precedente, piu' spartana, genuina, semplice e fondatrice, anche sul rendimento della squadra. Ci si sentiva in dovere di ''produrre''. Non eravamo piu' una squadra di diletto, di passione. Dovevamo avere dei risultati. Il rendimento personale dell'anno precedente mi fece sentire molte responsabilita' di conferma per l'anno che stava arrivando. Intanto il Bepi ogni sera quando veniva a casa dal lavoro, dopo essersi fermato dal Carluccio al Circolo, mi ribadiva...'' L'Angelo Ponti a l'e dre' a famm un co' insci'..Al vor che te vet a giuga' ne la so' squadra...'' Gratificante. Anche la Tresiana del Nico Atella, che faceva la Seconda, si era mossa. Non avevo ancora la patente. Pensavo a come avrei fatto per gli allenamenti..Ma mi piaceva questo corteggiamento. Intanto pensavo solo al FC Cunardo e a una prima cotta che mi coinvolse e mi rimbambi' in modo totale. Gia'...Rimbambimento totale... Personalmente in quel Campionato segnai solo 13 gol, sbagliai 3 rigori su 4 e da quella stagione non ne tirai piu'. Uno contro la Avio Macchi, nell'unica mia partita a 11, che la Rosy venne a vedere a Cassano. Mi spiacque un sacco. A Cunardo aveva preso piede intanto il Palio dei Rioni..Per l'occasione, Su al campo verranno installati anche i fari per le gare in notturna. Diverra' una comodita' anche per l'FC Cunardo, che pagando lo scontato (nel senso di preventivato) obolo a Don Lodovico ne usuifrira' per gli allenamenti. Il Palio avra' la sua ''Golden Age'' per 4 anni. Cessera' di esistere in concomitanza con l'estate che partii per Naia. (1983) Manco lo sapesse. Ora.... A18 anni tiri gia' delle somme...Se sei onesto con te stesso. Ormai e' inutile sognare. Tra i professionisti non ci andrai mai piu'. Troppo in la' con l'eta'. Devi decidere se continuare a portare avanti una passione che non sara' anche il tuo sostentamento, ma che ti gratifichera' emotivamente e accontentarti...Una sana disciplina sportiva oltretutto. O smettere, perche' il pallone non e' una priorita' della vita. Negli anni di scuola a Varese appresi che Cunardo, come Cugliate, non aveva una buona nomea nel circondario di Provincia...Molti miei compagni di scuola che durante il weekend frequentavano il Piccolo Lago, di Ghirla o le discoteche del mio hinterland, definivano il mio paese come un Bronx. Covo di tossici e spaccia riconosciuto da tutti. Non era proprio cosi'...Ma effettivamente la Cugliate e la Cunardo dei primi anni 80 fino ai 90 vide un disagio generazionale non indifferente e una nutrita fauna di loschi personaggi che alimentavano il consumo di sostanze e delegavano le colpe, della loro inedia, della noia e dei propri problemi, alla societa' e a tutto cio' che secondo loro, li circondava e non li capiva. Il Parco a Cunardo per anni e' stato testimone di viavai di spaccio, di facce sconosciute alterate, di siringhe abbandonate a firma di notti passate allo sbando. Tutti riuniti intorno ad un auto che magari spara un disco dei Doors, dei Led Zeppelin o dei Gratefull Dead per avere uno scopo comune di riunirsi, ma che nascondeva il desiderio di sballarsi...Per poi dare colpa al mondo e alla societa'. Cazzate. Erano solo gente senza coglioni. Ma Cunardo ne pullulava. Le sere c'era la spola dal parco, al telefono del Tre Valli, di gente in ansia per il ritardo dell'amico con la roba... Li conoscevamo tutti...E loro sapevano che tutti li conoscevano. E allora si formano quei rapporti falsi, di finta cordialita'...Quei rapporti di carta che si strappano alla prima allusione o alla prima incomprensione. Di tutti i tossici che ho conosciuto..E sono tanti tanti...Solo uno non si e' mai nascosto..Non so se per paraculaggine, o per spudorato menefreghismo...Un giorno mi disse...'' Gra..tu sei un caro amico...Ma non girarmi mai il culo, perche' se cio' bisogno, il portafoglio lo ciulo anche a te...''. Buono a sapersi. Perche' sto discorso? Perche' il calcio mi ha salvato un'altra volta. Perche' giocare mi ha fatto frequentare solo compagnie sane...Con un interesse sano e valori puliti e senza demandare colpe ad altri. Mi ha tenuto fuori dalla noia, dall'insoddisfazione e mi ha sostenuto all'approccio incognito, con un'eta' adulta da organizzare. Non ho mai considerato il Calcio una priorita'. Le priorita' nella vita sono altre, ben altre. Piu' cresci e piu' maturi e piu' si moltiplicano. Non lo ho mai visto neppure come un gioco, o uno sport, o una valvola di sfogo. Il calcio per me e' stata un'altra dimensione. Un nascondiglio segreto insonorizzato in cui ritirarmi quando qualcosa non mi sconfinferava, non mi faceva sentire bene. Ho sempre odiato fare gli allenamenti. Nonostante cio' non ne ho mai saltati, se proprio non ne fossi impossibilitato.  Li ho sempre fatti contro voglia, ma li ho sempre interpretati come un mezzo indispensabile per avere il diritto di scendere in campo. Ci sono stati momenti difficili nella mia vita in cui avrei voluto smettere di giocare, perche' non trovavo sfogo neppure in quello che amavo di piu'. Qualcuno mi ha sempre detto: ''Non lasciare...Una valvola di sfogo serve..serve sempre.''  Eppure non era una valvola di sfogo. Mi ritrovavo in campo, ma con la testa in altri ambiti, coinvolto da altri pensieri. I gesti erano automatici, frutto di ripetizione negli anni. Ma anche cosi' non posso non ammettere che e' stato fondamentale attaccarmi ad un pallone..E' stato basilare per la mia vita. Conosco tanta gente, le donne in particolare, che se solo gli chiedi...''Per che squadra tifi?'' Ti rispondono quasi stizziti...''Ah no...Io odio il calcio...Mi fa schifo il Calcio.''. E hanno ragione. C'e troppa gente che parla solo ed esclusivamente di calcio. Il calcio e' proposto e imposto con sfacciataggine ogni volta che accendi la TV. Troppe persone lo vivono con isteria, con fanatismo, con becero trasporto, senza pensare che non e' una cosa indispensabile della vita. Se poi identifichi la sapienza dell'argomento, con personaggi come Maurizio Mosca, Biscardi o Piccinini...allora hai tutte le ragioni per schifarlo. Gli ingaggi esagerati, l'immagine da bimbiminchia viziati, l'esasperazione mediatica per un incontro amichevole, che ormai ti fanno passare per una finale del Secolo, non possono che creare ostilita' verso uno sport che va vissuto in maniera semplice. Perche' il calcio e' una cosa semplice. Con un solo pallone possono giocare 22 bambini. Basta un prato, neppure uno stadio.  Tutti i lustrini e le paillettes sono solo fumo negli occhi per boccaloni. Esistono due categorie di persone. Chi lo ha giocato il calcio e chi ne ha solo parlato. Se lo hai giocato, hai la consapevolezza che chi e' in campo e' una persona. Che il suo conto in banca e' esorbitante, ma che se lo avessero proposto a te non avresti detto no. E' un privilegiato perche' e' riuscito a fare quello che amava fare, perche' ha tramutato un gioco nella sua professione. Ma anche lui ha delle emozioni, delle debolezze, dei momenti di sconforto, una famiglia, delle preoccupazioni. Se lo hai giocato sai interpretare la difficolta' di un gesto tecnico, la bellezza di un gol, l'amarezza di un rigore sbagliato, il peso di una colpa nei confronti dei compagni...sai giustificare, sai essere critico in modo sincero. Chi non lo ha giocato banalizza. Ripete cio' che dice la maggioranza. Non sa vedere una partita senza un telecronista che gliela racconti. Il calcio, nella sua veste piu' semplice e'una sintesi di vita in miniatura.  La presidenza Montecucco duro' un anno. L'FC Cunardo si trovo' smembrato sia nei quadri dirigenziali che nei quadri tecnici. Con la nascita della Montans Cunardo, si vivra' anche l'atmosfera di un Derby negli anni a venire. Io personalmente, senza avvisaglie, stavo per vivere una spiacevole esperienza...


Decima puntata - 1980/1986
Ormai, ora che avevo terminato la scuola, tutto era in funzione e nell'attesa della chiamata al servizio militare. Avevo dovuto fare il rinvio, per poter acquisire il Diploma Superiore. Lavoro non lo stavo cercando...Potevo partire da un momento all'altro. A Cunardo si formo' una compagnia. Eravamo una 12ina di persone. Maschietti e Femminucce. Punto di riferimento Bar Tre Valli. Luogo di partenza e di approdo dopo ogni esperienza. Si formarono anche coppiette..Filarini piu' o meno saldi, a volte duravano lo spazio di un battito di ciglia, ma di sicuro erano molto importanti per maturare. Per due anni ogni Venere e Sabato sera, la discoteca era il luogo dove trascorrevamo le serate. Esclusivamente il Moulin Rouge di Laveno. Non erano le discoteche di oggi. Entravamo alle 22.00 e al massimo alle 00.30 ce ne andavamo. Panino caldo a Vergobbio e a casa per il pornazzo su Rete 55....Eravamo di bocca buona, ci sembrava il massimo dela trasgressione, pochi avevano gia' visto la patata e You Porn ancora  lungi da immaginarlo. Le domeniche io, invece, le passavo sui campi della provincia. Mentre gli altri coltivavano i loro primi rapporti e i loro amori, io mi dedicavo alla mia passione piu' grande, forse anche per mancanza di materia prima. Bah... Era il 1982. L'Italia vince il Mondiale di Spagna e Beppe Bergomi, mio coscritto, a 18 anni diventa Campione del Mondo. Wow...Una bella differenza con me che gioco in Terza categoria. Fu un sogno che spesso rivivo ancora oggi...Se al posto di Bergomi ci fossi stato io?....Come sarebbe stato il mio ritorno a Cunardo dopo il Mondiale?...Mi immaginavo gia' lungo la Provinciale da Ghirla, col pullmann... Striscioni sulle strade...''Bentornato Graziano...Bentornato Campione... Cunardo Campione del Mondo''... Mi immaginavo una serata tutta per me..Al Parco. Su un palco come quelli che si allestivano per le feste dell'Addio al Villeggiante. L'Angelo Morisi...(Chi se no?) che presentava l'avvenimento. Tutta Cunardo orgogliosa che avevamo un Campione del Mondo di Calcio, in paese...Strette di mano, Abbracci e tanta disponibilita', perche' il calcio e' semplicita' e io sono una poersona semplice...E il giorno dopo, il solito cappuccio al Tre Valli..Le solite amicizie, quelle vere, quelle che sanno che ero sempre prima Gra e poi il Campione del Mondo. E' stato davvero un sogno ad occhi aperti in quei mesi. Poi si ritorna alla razionalita'. Alla consapevolezza. Sognare non si fa male a nessuno e soprattutto i sogni non sei obbligato a raccontarli. A Cunardo quell'anno arrivo' l'Arnoldi. Arnoux o Sciuscia per tutti. Una vera e propria macchina da gol. Piu' vecchio di me di 5 anni. Amico fraterno del Teo. Con loro mi feci le uniche poche canne della mia vita....Loro avevano reminescenze Hippy ben radicate. Spesso dopo le trasferte, non avendo ancora la patente e dovendo farmi scarrozzare, dovevo stare ai tempi dei proprietari delle macchine. Capito' che sul tragitto, ci si fermava in giro, presso amici di Arnoux e di Teo che sembravano piu'delle comuni...Delle vere filiali di Woodstock...Ne vidi di ogni..Comunque: Arnoux giocava al centro dell'attacco, cosi' dovetti di nuovo tornare a sinistra. Arnoux era alto quasi 1.90 per cui di testa se la cavava. I piedi non erano malvagi, ma essendo longilineo non era dei piu' rapidi nei movimenti. Non era un giocatore per spazi stretti, infatti nei tornei a sette non era molto ricercato. La forza dell'Arnoux era che non correva un metro in 90 minuti...Si nascondeva nelle pieghe della gara, non lo vedevi per lunghi momenti, poi verso la fine...quando tutti erano prosciugati, stanchi e spremuti..ecco che sbucava e segnava la rete decisiva. Ora...Non in tutte le squadre ti viene concessa la possibilita' di non partecipare all'azione, di estraniarti, di essere evanescente..Dopo un po' ti sostituiscono...Lui godeva anche di questi privilegi. E fruttavano..Cazzarola se fruttavano. Il suo carattere molto socievole e paraculo e spesso condito da gol a gerle, ne fecero un punto di riferimento assoluto della squadra. Segno' una valanga di gol, in quasi una decina di anni che resto' al Cunardo e per me, un attaccante va valutato per quello che segna non per quello che corre. Sicuramente dalla sua aveva due vantaggi. Non soffriva la paura del posto fisso, ed aveva un'ottima considerazione nelle alte sfere, che gli permetteva di allenarsi quando voleva, o di non allenarsi neppure e di sapere che avrebbe giocato uguale. Io dovetti sacrificarmi di nuovo sulla fascia sinistra. A fare da sponda di testa sui rinvii dei portieri, aprire gli spazi, compensare la mancanza di movimento di Sciuscia. A me non dispiaceva. Adoravo giocare senza palla. Correre come un Satanasso negli spazi, per creare varchi in attacco, scambiarla per dare vita all'azione di contropiede...Unico inconveniente..Sciuscia non passava mai il pallone..Io segnai di meno e mi stancai molto di piu'. La conseguenza fu che a un quarto d'ora dal termine a volte anche prima...''Graziano..vieni..''. L'immancabile sostituzione ''per fare giocare tutti''. In realta' giocare attaccante comporta la conseguenza che sei il primo a essere sostituito...La filosofia di lasciare spazio a tutti, per non perdere componenti della rosa per strada, fa si che le sostituzioni siano fatte spesso e volentieri per compiacere anche chi e' meno dotato. Quindi i primi a farne le spese se il risultato e' positivo e si sta vincendo, sono gli attaccanti. Difficile che in una partita il primo ad uscire sia un difensore..Io mi adeguai. Per me l'importante era divertirmi, anche se spesso giocavo teso per la paura della sostituzione. Segnai 7 gol quell'anno...Sciuscia di sicuro piu' di 20. Arrivammo settimi e il torneo lo vinse il Mobilificio Ponti di Induno che sali' in Seconda. In quel torneo la gara contro il Mobilificio Ponti fu molto importante. L'Angelo Ponti premeva perche' andassi a giocare nella sua squadra a Induno Olona gia' da un po'. Mi incontrava per Cunardo regolarmente, ma non mi ha mai rivolto la parola. Rispondeva al mio imbarazzato saluto, senza tradire emotivita'...Poi al circolo la sera, rompeva i marroni al Bepi con il solito discorso di farmi andare a Induno..A Cassano giochiamo la gara di ritorno. A Induno all'andata era finita 0:0. Per l'occasione tanta gente di Cunardo era venuta alla partita, essendo l'Angelo Ponti conosciutissimo e apprezzato come mobiliere nel paese, avendo il laboratorio all'angolo tra la chiesetta della Madonna del Rosario e il Parco giochi. Oltretutto era il datore di Lavoro del ''Gnuso''..Il Giordan, quello che si riteneva ai tempi, il mio mentore. Vabbeh.. Il Ponti sedeva in panchina abitualmente col Mister e le riserve...Sin durante il riscaldamento, mi sentivo sotto esame, quasi scannerizzato dalla testa ai piedi dal suo sguardo. Mi capito' in piu' di un'occasione di giocare nei pressi della panchina dove sedeva e non mi faceva sentire sereno la cosa. Siamo sotto per due a uno..e mancano una ventina di minuti alla fine. Su un cross dalla destra il portiere del Ponti esce di pugno a rinviare, ma ostacolato in mischia da compagni ed avversari, non riesce ad allontanarla fuori dall'area. La palla rimbalza alta, in prossimita' del dischetto del rigore..Sul rimbalzo sono spalle alla porta.. D'istinto mi alzo di sinistro e col destro in sforbiciata volante indirizzo il pallone alla cieca, sapendo che la porta e' dietro di me...Mentre cado vedo il pallone che entra in rete..Non riesco ad alzarmi perche' sono seppellito dai compagni...Il ''Biund'' mi afferra per i i ricci e mi picchia piu' volte la testa sul terreno.....''Vaiiii ricciolooo'' sento che urla...Mi alzo tutto pieno di erba secca e mentre torno a centrocampo e passo davanti alla panchina del Ponti, quasi mi sento in colpa...Una cosa che percepisco bene mentre passo, e' il suo sguardo che mi incenerisce...Non fara' altro che alimentare, la sua smania di avermi ad Induno. Troppo tardi... Un mio coscritto che sta facendo il servizio militare al distretto di Como mi avverte in anticipo facendomi sapere la data di partenza e la destinazione. Il 23 maggio 1983 dovro' presentarmi alla Caserma Antonino Cascino, di Salerno. Tempo ce ne e' ancora. Nel frattempo faccio la patente..Regalo per la Maturita'. Poi, la salute del Bepi comincia ad intraprendere la via anfosa che in 12 anni di tribolazioni  e ricoveri vari lo portera' al commiato nel 1994. Fu necessario quindi, avere una macchinina, per emergenze, autonomia e comodita' di spostamento. Fu cosi' che arrivo' il mio Dodicino. Un 112 Junior, 900 di cilindrata che mi scarrozzo' per 6 anni in ogni dove. In attesa del Militare, i racconti piu' mortificanti di chi lo aveva gia' fatto, non facevano che metterti paura dell'anno che avresti dovuto affrontare. Si parlava solo di nonnismo, di scherzi, di umiliazioni. Molti in quel periodo pagavano pur di non farlo, sfruttavano amicizie o fingevano malanni per raggiungere l'esenzione alla leva. Io avevo atteso un anno dalla fine degli studi. La frase della Rosy che sentii da ragazzino, che asseriva che secondo lei, chi non faceva la Naia non era un uomo, mi aveva spinto a gonfiare il petto, alla visita di Como dei tre giorni. Ora che ero in procinto di partire non avevo intenzione di tirarmi indietro. La mattina del 26 aprile del 1983...apro gli occhi e mi trovo con un catetere attaccato al pistolino..una flebo al braccio...in una stanza di ospedale del Circolo di Varese. Reparto Neurochirurgia. Gulp. Fu un'esperienza che non vissi appieno nella sua tragicita'. La vissero i miei congiunti...Mia mamma in primis. Io come mi risvegliai mi sentii normale. Nessun fastidio, ne intontimento, ne dolore. Per Cunardo giravano le voci, le piu' disparate. Io non sapevo a chi credere e soprattutto, io ero quello che ne sapeva meno di tutti su cosa fosse successo. C'era un viavai di persone che veniva a trovarmi. Gente che neppure mi salutava per Cunardo..Cominciai a fare una cernita su chi pensavo fosse li' per petteguless e chi perche' ci teneva a me...Dopo 10 giorni tra osservazione e esami vari, mi fu concesso di alzarmi dal letto e deambulare per i reparti. Gradualmente, mangiando normalmente e rinforzandomi, raggiunsi il momento della dimissione. Arrivo' la data del 13 maggio. Il primario con una lettera mi faceva andare a casa...Fu li' che io gli chiesi..''Dottore..Ma in fin dei conti cosa ho avuto?''....Lui mi dice '' Un culo della Madonna. Emorragia cerebrale subaracnoidea, con 4 giorni di coma di 3 grado. Ictus in pratica..''. ...''Io devo andare a Naia tra una settimana ''..gli dico..''Se porti questa lettera a Como al distretto, la Naia non la fai...''. E quindi..Cio' che piu' mi premeva di piu'.....''Io gioco a calcio...ci sono problemi?''...Erano gli anni in cui Renato Curi mori' in campo e le visite mediche divennero obbligatorie, anche per i livelli inferiori del calcio amatoriale. ''Se la Federazione dovesse sapere cosa hai avuto, potrebbe non rilasciarti il certificato medico, per non assumersi rischi, ma rischi fisici ti assicuro che non ne avrai piu'. Quando si risolve spontaneamente non si ripete, soprattutto in elementi della tua eta'. Se altrimenti avessimo dovuto, operare, intervenire per rimuovere chirurgicamente l'emorragia...Allora potevi rimanere paralizzato o andare di la'...Ma stai tranquillo...puoi giocare come prima...''. Negli anni successivi, durante le visite mediche di inizio stagione, non feci mai sapere di questo episodio....Giocai ancora per 18 anni. La sera del 22 maggio presi una cuccetta sulla Freccia del Sud in stazione a Varese e al mattino alle 7 scendevo alla stazione di Salerno. Stavo cominciando il mio anno di Naia..


Undicesima puntata. 1980/87
In molti mi chiesero se vidi un tunnel e in fondo una luce. Ricordo uno strano senso di coscienza/incoscienza ma totalmente avvolto nel buio. Quindi niente sentiero per l'aldila'...Dovevo giocare a calcio Io...Ora avevo una macchinina..La mia passione per la teoria e la statistica calcistica, non si era mica esaurita. Anzi...Ora due volte a settimana potevo andare a Ponte Tresa Svizzera a comprare Kicker...Il Guerin Sportivo tedesco. Mi acculturai all' inverosimile..Imparai a leggere il Tedesco..e oggi riesco a seguire le telecronache sui canali tedeschi con commento originale. Ma non ne spiccico una parola. Comunque meglio che ascoltare Piccinini..Ora pero' ero a Naia. La prima mattina che mi risvegliai in branda, quando aprii gli occhi fu una conferma amara....''Cazzo Gra...Sei davvero qui..''. A Naia all'inizio ci si chiama tutti secondo il luogo di provenienza..A me mi chiamavano Varese...Impari in poco tempo, per l'inflessione della parlata, la provenienza dei tuoi commilitoni..Oggi come un Italiano apre bocca, capisco senza sbagliarmi la Regione di origine. Seppi subito che a Salerno mi sarei fermato solo un mese. Poi sarei stato dirottato a San Giorgio a Cremano, il paese di Troisi, in provincia di Napoli, dove avrei fatto tre mesi di scuola per trasmettitori. A Napoli c'era un campo sportivo regolare...in ghiaia e terra, dove saltuariamente durante le sere estive qualcuno si radunava a fare qualche tiro in porta. Un mattino nella bacheca di Compagnia, fu esposto un avviso per coloro che avessero voluto fare parte della squadra della caserma, per disputare il torneo del Comiliter di Campania..La leva sarebbe stata effettuata di li' a qualche giorno. Per confermare, presentarsi dal Sergente di turno per la propria adesione. Io ci andai subito. Si giocarono due partite tra di noi. Io giocai la seconda e entrai tra i 25 selezionati. Wow..Bene..Anche qui il calcio mi apre le porte per una convivenza piu' sopportabile, penso io. Nel frattempo, una mattina vado in mensa per la colazione e ad un tavolo con altri quattro Para' chi ti vedo...Il Guido Gandolla. Guido aveva fatto gli allievi con me. Fu un flash. Cosi' distante da casa, trovare qualcuno che conosci e' molto importante. Non ci si frequento' in caserma, ci si scambiava i convenevoli di circostanza e si chiacchierava quando ci si incontrava, ma trascorremmo due licenze in contemporanea in cui facemmo il viaggio sia di andata che di ritorno insieme. Quando lui lascio' Napoli, fu l'ultima volta che ci si incontro' di persona...Mi scrisse in seguito, delle lettere che ancora conservo, poi nulla. Sono passati 35 anni. Ok..Le settimane passano..i tre mesi di corso trasmissioni stanno per finire e presto verranno diramate le destinazioni definitive per svolgere il servizio operativo e della squadra di calcio nessuna nuova. Mi presento nell'ufficio del sergente. ''Mi scusi...a giorni esporranno le destinazioni...E la squadra di calcio?''...Lui mi dice..'' Il torneo comincia a Settembre.. Chi vuole giocare deve fare domanda per restare qui....'' Cazzooooo. Io non sapevo dove mi avrebbero mandato...Magari a Como...Magari, molto piu' vicino...O magari no...Dico al Sergente che allora non fa nulla...Finisco in Friuli. Aviano, provincia di Pordenone. Io a naia non ero quello che ogni sera telefonava, faceva fuori pile di gettoni e si sorbiva code ai telefoni della caserma ogni giorno, per chiamare la mamma o la morosa. Io la morosa mica ce la avevo..e la mamma mica ci aveva il telefono...... Arrivo' solo nel 1991 a casa mia. Io chiamavo solo in previsione della licenza che chiedevo ogni 70/80 giorni, sicuro che me la avrebbero data. Di me, a casa non si sapeva nulla altrimenti...Il giorno prima di venire a casa, telefonavo in lavanderia dalla Rosy, in Piazza IV Novembre e le dicevo di lasciarmi il 112 in Stazione a Varese che sarei arrivato di notte. Avevo dietro le chiavi di riserva e nella calma piu'assoluta, guidavo per la Valganna verso le 4 del mattino verso casa. Fu cosi' che a Settembre, durante una licenza incontro il Cuche. ''Ciao, mi dice, ascolta, la squadra di Under 20 e'partita male. Abbiamo perso le prime 5 partite. Se domenica mattina vuoi venire a fare due tiri con noi va bene. Giochiamo con la Belfortese.'' Felice come una pasqua dico di si. Nell'Under potevano giocare due fuori quota. Uno sarei stato io, avendo compiuto i 20 anni da 4 mesi. A Belforte segno e andiamo sull'1:0. Nel secondo tempo, calcio di rigore per gli avversari. Io mi posiziono vicino al cerchio di centrocampo e con solo il libero avversario alle spalle penso: ''Se Coca lo para e lancia lungo..Salto il libero e vado in porta.'' Coca era Roberto Cocozza. Quel Cristo lo para sul serio, ma temporeggia prima di rinviare...Subito in area gridiamo il ''Fuoriiiiiiiiiiii''....Gli avversari tornano indietro e l'arbitro segue l'azione. Coca rinvia, ma troppo tardi, faccio velo col corpo sul rimbalzo per ingannare il libero, mi giro e......mi trovo davanti l'arbitro e mi scontro con lui che rotola a gambe per aria. Stizzito lo apostrofo contrariato...''Noooo, signor arbitroooo...''..Si rialza imbarazzato, frustrato per il capitombolo e trafelato, estrae il rosso....Resto basito...Mi prende la consapevolezza che tanto anche se mi squalificano sono a Naia, non potrei giocare uguale. Chi se ne frega...Piccariello, il capitano, (Piccariello capitano e' una barzelletta. Solo cerebrolesi potevano aver deciso una cosa simile.) si avventa contro l'arbitro, spintonandolo e insultandolo. Dovete sapere che chi porta la fascia da Capitano in caso di sanzioni disciplinari prende il doppio. Entra in campo la panchina tutta dei miei, con fare minaccioso. Cuche, il papa' del Picca, la dirigenza e le riserve tutte, per difenderemi dalla decisione...Io intanto mi stavo gia' avviando verso gli spogliatoi assolutamente sereno. Mancano ancora una trentina di minuti. Sono sotto la doccia con Piccariello giustamente espulso. La squadra rientra prima che la gara fosse finita...Chiedo spiegazioni...Cuche mi dice...Ha detto l'arbitro che non si poteva continuare con quel clima di intimidazione. Ok...Il lunedi' riparto per Aviano. Passano altri 70 giorni prima che ritorni a casa. Solita mattina alle 4. Sto mangiucchiando sotto lo sguardo felice di mia mamma e il Bepi mi dice...''Alura..par du ann..a ta giughet pu'?''...Io lo guardo confuso..''Eh?''...''Ti hanno dato due anni....'' Non ci credevo...Non ci credevo. Il Bepi mi racconta a grandi linee ma non e' esaustivo. Il giorno dopo mi precipito in Sede dell'FC. Chiedo cosa e' successo. Il Cuche mi dice che alla squalifica abbiamo avanzato il ricorso e si sono presentati in Tribunale a Milano insieme al presidente della Belfortese che si era offerto di testimoniare a mio favore... Cuche mi dice..''Non ci hanno neppure fatti entrare. Ci hanno tenuti fuori dalla porta e hanno solo valutato il referto dell'arbitro.'' ''Ti hanno dato due anni.'' Al che chiedo al Cuche...''Il referto...ce lo hai qui in sede?'' Me lo fa vedere....Ricordo a perfezione le testuali parole scritte....''AL MINUTO (tot), IL NUMERO 8, MI SI SCAGLIAVA CONTRO, GETTANDOMI A TERRA E INVEENDO CONTRO LA MIA PERSONA CON EPITETI INGIURIOSI. SOBILLAVA QUINDI I COMPAGNI E LA PANCHINA A INTERVENIRE, SI DA DARGLI MANFORTE. IL NUMERO 5, CHE RIVESTIVA IL RUOLO DI CAPITANO SU INCITAZIONE DEL NUMERO 8 ASSUMEVA ATTEGGIAMENTI VIOLENTI E INDISPONENTI FINO A CAUSARMI CONTUSIONI. Ecc...Ecc....Mi sentii di un'impotenza come non lo ero mai stato prima....Era tutto falso. Tutto inventato, da una mente frustrata e malata. Oltretutto l'angolo basso che avrebbe dovuto riportare la firma dell'arbitro era stato tagliato. Come se dal nome e cognome avessi potuto rintracciarlo. Io gia' la sera stessa non ricordavo che faccia avesse sto pirla.... il Picca si prese solo 5 giornate oltretutto...Il mio rapporto con gli arbitri cambio' in quel giorno. Mi resi conto che ogni domenica ero in balia di persone, spesso frustrate o che impossibilitate nel passato a vivere il calcio da giocatore, pur di stare nell'ambiente calcistico, avevano scelto la strada peggiore. Erano coloro che potevano decidere se avessi potuto continuare a giocare o meno, anche solo per antipatia, per rivalsa, per sgarbo o per troppa immedesimazione nel ruolo giudice che per 90 minuti rivestiva. Eppure senza di loro non avremmo potuto vivere la nostra passione. In un contesto gioviale e ludico, in modo amaro e deludente, avevo saggiato gli stessi atteggiamenti che poi in futuro avrei potuto ritrovare in un ambito di lavoro o nella piu' banale quotidianita'. Scontai il primo anno a naia. Poi successe qualcosa...Un condono generale, un indulto per qualche motivo che non riesco a ricordare, che mi depenno' dal resto della sanzione, me e  tutti gli squalificati. Sta di fatto che tornato da Naia a meta' Maggio 1984, mi allenai regolarmente con L'FC, passai come al solito le serate Su al campo, tanto il Campionato sarebbe ricominciato alla prima domenica di Ottobre, come sempre con ''Ra Nosta Festa''. Ad agosto, con la preparazione, comincia la stagione 84/85. Il Gino mi prende da parte e mi dice..''Ti hanno cercato, La squadra del Ponti, la Tresiana, il Cittiglio del Cortellezzi e la Casport....Cosa vuoi fare?'' Mi piaceva l'idea di mettermi alla prova, dovevo solo scegliere dove..Ora la macchina la avevo. Potevo spostarmi. Il Cittiglio fu scartato a priori...Per fare una Terza allora restavo a Cunardo..Le altre tre erano in Seconda...Il Gino mi dice...''La squalifica purtroppo, giusta o sbagliata fa si che non ti prendano pagando. Solo a titolo di prestito gratuito. Pagare per uno che si fa buttare fuori e prende due anni e' rischioso. Loro non ti conoscono, possono pensare che sei un malcapazz'' Io capivo. Mi venne in mente quando con il Marchirolo a 10 anni seguii la trasferta da spettatore a Porto Valtravaglia e come rimasi incantato della vicinanza del Lago Maggiore al campo sportivo. Ci pensai per qualche giorno. Poi il lampo di genio. La Casport giocava in un girone limitrofo al Lago, sui cui campi non avevo giocato con frequenza e molti sarebbero stati novita'. Cadrezzate, Travedona, Vergiate, Varano Borghi, Sesto...Appena vidi il Gino, con entusiasmo ma anche ansia, gli dissi: ''Gino, ci ho pensato, vado alla Casport.''  



Dodicesima puntata - 1980/87
Stavo per staccare il cordone ombelicale. Basta mascotte...Basta Gino come punto di riferimento. La scelta di giocare ad un gradino di categoria superiore voleva dire partire da zero. Integrarsi in un gruppo gia' consolidato. Creare amicizie e stima. Durante l'estate avevo fatto un paio di tornei in Svizzera dove non contava se ero squalificato. Con il Lele Gabusi, arrivai secondo al torneo a Gentilino. In un altro, con amici di Mau, (il mio compagno di scuola di Concagno)  vincemmo il torneo di Bizzarone. I tornei estivi a sette ti forgiano. Una partita a sette di un torneo, vale come tre di campionato a 11 come sintesi emotiva e di esperienza. La Svizzera mi garbava parecchio... Ricordo le amichevoli in notturna che il Gino organizzava durante l'anno, con squadre limitrofe, del confine. Su quatrro amichevoli, tra Bioggio, Manno, Muzzano e Lamone segnai 12 gol....Lavorando in Svizzera, Gino aveva molti contatti e amici Ticinesi, cosi', spesso e volentieri il mercoledi' si attraversava la Dogana per partite d'allenamento contro societa' Elvetiche. Molti scarsoni Italici, una volta esclusi dalle squadre del mio circondario, optavano per la Svizzera. Era facile trovare spazio. Facile trovare posto da titolare. Gli Svizzeri erano davvero di livello basso. A volte ti incentivavano anche retribuendoti...Ma soprattutto avevano impianti e campi sportivi da sogno rispetto i nostri e le societa' avevano un'organizzazione alla tedesca. Ci feci anche io un pensierino...Sarebbe stato interessante esplorare i campi sportivi del Ticino...Poi con piu' lucidita' lo vidi come un declassamento..Avevo solo 20 anni...Gia' ridurmi ad accontentarmi della Svizzera, voleva dire equipararmi agli scarsoni di cui sopra. Ricordo che il primo giorno di preparazione a Porto Valtravaglia mi accompagno' il Gino. Parlotto' col Mister...Giovanni Barassi. La Casport era in rifondazione societaria. La dirigenza era al primo anno di gestione, ma aveva programmi ambiziosi e soprattutto un presidente e una cordata di imprenditori che non lesinavano l'apporto alla squadra, sia economico che di partecipazione. Le partite di casa pero', per la stagione 1984/85 le avremmo giocate a Maccagno. Il campo di Porto doveva essere rinnovato, ci si allenava e basta. Il Mister, veniva da un'esperienza da vice al Bellinzona. Era uno che di pallone ne sapeva...e tanto. Metodi d'allenamento moderni per una squadra amatoriale. Nessuna preferenza, tutti erano uguali ai nastri di partenza. Ma soprattutto un grande psicologo. Vedeva anche quello che non ti aspettavi. Credevi di essere uno anonimo, poi ti sorprendeva con uno slancio come se ti conoscesse da anni. Ci tornero' piu' avanti. Quello che mi lascio' senza parole fu invece la disponibilita' economica della societa'. Una squadra di Seconda Categoria del 1984, che aveva una tale disponibilita' di soldi, non la riscontravo tra le altre del girone...soprattutto abituato ad una societa' alla buona e paesanotta come l'FC Cunardo. Forse solo in Prima e piu' facilmente in Promozione, potevi trovare squadre cosi' solide e ricche. Degli esempi?. A Cunardo a parte la cena di Natale, qualche pizza a sorpresa, una tuta e una borsa della societa', da fare durare nel tempo, altro non avevo mai visto negli anni di militanza coi colori del mio paese...A Porto, fui fornito di: 2 Tshirt a manica corta per allenamento, una felpa  pesante a manica lunga con logo societario per allenamento. Una tuta da allenamento e una in acetato con sponsor e logo societario, di rappresentanza, per la domenica in campionato. Due paia di scarpe, uno a suola fissa e uno a taccheti svitabili. Lo stesso materiale era fornito a tutte le squadre giovanili, dall'under 20, agli esordienti e alla fine della stagione ti rimanevano e non venivano riciclati ad altri successivamente. Solo borsa e tuta di rappresentanza venivano ritirate alla fine dell'anno. Facevo allenamento tre sere a settimana. Martedi', mercole e venere. Ogni venere dopo l'allenamento, pizza pagata per chi voleva, al Bar Milano in fronte al Lago Maggiore, con conseguente capatina in discoteca all'Archet con tutta la trugia di giocatori e dirigenti sgallettati. La domenica di trasferta, ritrovo alle 11 e pranzo tutti insieme all'Agenzia Autonoma di Soggiorno di Varese, in fronte all'ippodromo, dove regolarmente mangiava il Varese Calcio. Poi viaggio a destinazione, con pulmino societario tutti insieme. Quindi...200 lire al km, 2000 lire ad allenamento e 10.000 lire al punto, da dividere tra i convocati ogni domenica. Vari jolli da decidere come bonus doppio, secondo le gare e la loro importanza. Stringendo...La cena di Natale mi fu consegnata una busta con dentro 240.000 lire. Mai viste in vita mia prima e soprattutto solo per giocare...La sociata' si era affidata ad un imprenditore, il Dott. Sazzani. Sazzani aveva fatto fortuna in Libia, cominciando come muratore e finendo come proprietario di cave. Intorno a Lui una dirigenza costruita su una cordata di facoltosi imprenditori. Ricordo ancora il suo discorso di presentazione all'ultimo allenamento prima dell'inizio di campionato. Poche parole...''Io di calcio non capisco niente....ma sono quello che caccia i soldi...Per cui spero vivamente che li debba cacciare per fini gratificanti.'' Non interferi' mai nella gestione societaria. In compenso un sottobosco occulto di dirigenti, tramava strategie con riscontri personali che non facevano il bene della societa'. Gli allenamenti del Mister Barassi erano molto moderni. Ognuno di noi aveva un pallone personale. Doveva occuparsi di tenerlo gonfio e sempre a disposizione. Se finiva nel bosco o giu' per la discesa di Castelveccana, dovevi premurarti di recupararlo prima che qualche automobilista lo ciulasse o finisse sulla sponda del Lago Maggiore. Infatti..Io, il mio lo persi...E per tutto l'anno mi ritrovai con un pallone da neve. Quelli arancio con gli esagoni blu. Figo...Oltretutto molto distintivo, ce lo avevo solo io. Si faceva pesistica, si correva con il giubbino da 5 kg, che quando lo toglievi ti pareva di volare.  Si gestiva il pallone all'interno di un Hula hop posizionato a terra. Dovevi palleggiare sul posto senza mai farlo uscire fuori del cerchio. Una varieta' di esercizi nuovi e fantasiosi che non annoiavano mai, perche' erano sempre uno diverso dall'altro ogni seduta.  Immancabile partitella alla fine. Sempre. Legare con gli altri all'inizio fu problematico. Tutti erano del circondario. Germignaga, Porto, Castelveccana, Luino, Laveno. si conoscevano per militanze nelle stesse giovanili o per frequenze scolastiche. Io ero il piu' distante finche' non sarebbe arrivato Claudio Musco. Piano piano, con presenza, educazione, disponibilita' e umilta', riuscii a farmi benvolere da tutti, anche da quelli piu' anziani e piu' snob. Perche' nelle squadre ne trovi sempre. Temono sempre che tu sei quello arrivato a scalzarli definitivamente dal loro trono. Consapevolezza che il tempo passa e prima o poi dovranno decidersi a mollare lo scettro. Non sono consapevoli dei limiti che la natura, tramite l'anagrafe, impone. Allora diventano acidi, indisponenti e antipatici. Una cosa simile la provero' anche io, in modo diverso negli ultimi anni. La squalifica scadeva a Settembre e il campionato cominciava a Ottobre..Il destino se ne frego'....Faccio in tempo a fare un amichevole in Svizzera a Cademario. Il Mister Barassi mi mette dentro nel secondo tempo e mi dice. ''Fai, come fai in allenamento''. Una buona prova. Sono soddisfatto. Con calma la mia partecipazione sono sicuro di guadagnermela.. Dopo la doccia, mentre aspetto gli altri, in un campo d'allenamento limitrofo, vedo un signore in tuta che allena un ragazzo biondo sulla ventina. Mister Barassi, mi si avvicina e mi dice...''Deve essere una promessa se c'e qui il Luttrop a visionarlo...Fuori c'e anche il Netzer...'' Strabuzzai gli occhi. Otto Luttrop, 200 presenze in Bundesliga era allora l'attuale allenatore del Lugano. E Gunter Netzer...attuale direttore sportivo dell'Amburgo...e non solo...Beh...Andatevelo a cercare su Wikipedia, il Netzer...Diciamo che poteva essere il Rivera tedesco, dai...Netzer assisteva, vestito in un lungo spolverino nero simil Matrix. Zazzera bionda oro, capelli lunghi. Prevalse il rispetto per il lavoro che stavano facendo, ma la tentazione di andare a chiedere l'autografo fu molto forte. Il venerdi' ultimo allenamento. La domenica, via al Campionato. Mi salta una caviglia. Il rammarico e' grande, ma di piu' la delusione. Dopo le cure del caso. Il Mister consapevole del mio stato d'animo mi si avvicina e mi dice...''Va che il Campionato e' lungo. C'e spazio e c'e' bisogno di tutti.'' Seeee...Ero troppo abbattuto. Stetti a riposo per tre settimane, durante le quali andai ugualmente a vedere gli allenamenti e le partite, per restare nell'amalgama della squadra. Intanto il Bepi comincio' la trafila dei ricoveri...La degenza a Luino fece si che ogni volta prima di andare a Porto, andavo in Ospedale a trovarlo. Proseguii la trafila, anche quando ricominciai gli allenamenti. Stava cominciando una via Crucis ospedaliera che sarebbe durata per due anni...Prima a Luino e quindi a Varese. Il campionato era iniziato...Io fremevo impotente. Fu cosi' che ritornai ad allenarmi anche se la caviglia non era guarita, era cedevole, spesso ''pungeva'' ancora. Una sera il Mister mi si avvicina durante un allenamento e mi dice...Graziano..''Sei sicuro di essere guarito?''  Io...''Si si, Mister ...Tutto a posto''...Mi dice...''Mah...a me sembra che hai timore di forzare la caviglia che ti fa male...'' '' Guarda che e' peggio....''. Preparo' un allenamento differenziato per me...Esercizi separati, con specificita' a rinforzare la caviglia. Intanto l'esordio veniva rimandato ulteriormente...Una sera dopo una seduta di scatti, mi disse...''Hai una ripresa sul lungo ottima..ma i primi metri sei troppo lento...Che ne dici di venire giovedi' a fare degli allenamenti supplementari per lavorare sugli scatti.?'' Risposi di si. Mi ritrovai il giovedi'...Solo Io e lui a fare allenamento..Mi chiesi perche' perdesse tempo con me... Lui abitava a Musadino..Poco sopra Castelveccana. Un temporale esagerato ci sorprese e sotto l'acqua, portammo avanti l'allenamento. Ripetute in salita e discesa di scalini, prima su un piede e poi sull'altro, corse intorno al campo su un piede solo. Balzi tra i pneumatici su un solo piede. Non curante dell'acqua a catinelle, porto' al termine l'allenamento. Alla fine, dopo una bella doccia bollente, il Mister mi dice...''Dai, hai voglia di venire a casa mia a mangiare un boccone, prima di tornare a casa?'' Accettai. Mi presento' sua moglie che mi fece un uovo al tegamino...Chiacchierammo, di calcio e non. Quando gli dissi che ero tifoso del Bayern mi disse che conosceva bene Kurt Niedermaier, fortissimo mediano del Bayern di quel periodo, perche' aveva uno studio di fisioterapia a Lugano. Fu piacevole sentirmi considerato. Mentre guidavo tornando a casa continuavo a domandarmi chi glielo avesse fatto fare, solo per un giocatore, oltretutto indisponibile, a sacrificare una serata in famiglia al calduccio. La cosa non poteva che rendermi orgoglioso.


Tredicesima puntata. 1980/87
Bene potevo pensare che ora fosse solo un questione di pazientare. Avevo appurato che il Mister contava anche su di me... Il Campionato era iniziato. Andavo regolarmente alle partite a vedere la squadra. Settimana per settimana i compagni cominciavano a mettere condizione nelle gambe...Attesi con serenita' che il Mister Barassi scegliesse il momento per buttarmi dentro. La rosa di compagni era molto disparata..Il gruppo di ''anziani'' con le mostrine in bella evidenza sul petto, per anni di frequenza sui campi delle varie categorie, il gruppo di giovani usciti dalla giovanile, alcuni davvero da tenere in considerazione e poi i cani sciolti, coloro che fatto allenamento, sono apposto con la coscienza..quindi via..Non creavano un vero rapporto con gli altri..Un po' per difficolta' a entrare in una societa' rinomata,con uno zoccolo duro consolidato negli anni, un po' perche' effettivamente un po' di snobismo e freddezza la percepivi in alcuni membri della squadra e un po' perche' non gliene a loro non gliene fregava niente. Con calma mi proposi nel modo giusto a tutti. Il fatto che non giochi la domenica pero' e' un ostacolo, perche' piano piano, durante la stagione, si forma un gruppo piu' solido tra i titolari, tra coloro che scendono in campo regolarmente la domenica...Io legai molto con 4 o 5 elementi. Il Mendolia, che anni addietro parava per il Cugliate. Poi il portiere di riserva, il Pallavicini. Spettacolare tra i pali e nelle uscite a terra, peccato fosse alto un metro e un barattolo. Il Walter Ferrini, Il Giovanni Cervaro, Pino Baldascino e soprattutto con il Taia. Giovanni ''Gianni'' Tagliabue. Stopperone di antico stampo, anche se lui pensava di avere i piedi buoni. Parlava eternamente in dialetto. Si presentava agli allenamenti con un lungo cappotto nero, e un cappello Stenton da Cow Boy anche esso nero. Era conosciuto in tutta la Valle Valtravaglia e limitrofi. Con il ''Taia'' era facile legare. Nonostante le mole e un modo di fare burbero e sempre agitato, era un buono. Era spesso bersaglio degli scherzi dei piu' in confidenza con lui. Gente che lo conosceva da decenni. Le sue reazioni incazzose, sempre ridicole, facevano scompisciare tutta la squadra. Faceva dell'irruenza e della forza fisica il suo punto forte, ma di testa era molto dotato, soprattutto nelle mischie sui calci d'angolo. Spesso le trasferte le facevo in macchina con lui, con il suo Suzuki Jeep blu'. Allora si raccontava e si bullava di partite passate o della sua ultima conquista femminile in ordine di tempo... Aveva forse 7 o 8 anni piu' di me, ma aveva gia' avuto una vita piena di situazioni tra cui anche un matrimonio fallito alle spalle. Dimostrava molti piu' anni di quelli che aveva. In campo incuteva rispetto e soprattutto non mollava mai, anche nei momenti di rassegnazione, il ''Taia'' spingeva moralmente la squadra, con immedesimazione e spesso si portava lui stesso all'attacco...Ricordo una trasferta a Ispra che finimmo sul 2:2. Il ''Taia'' aveva segnato entrambi i gol con due incursioni estemporanee, cosa mai successa per tutto il prosieguo del torneo. Per mesi rimarco' l'exploit sottolineando...''Se ghe fudess mia mi...Vuialter, si dima' 'na banda de calegrun....'' Prima della fine fu fatto capitano. Per simpatia piu' che altro e lui intimamente, traspariva felicita' come un bimbo, per il  riconoscimento. Il ''Taia'' la prendeva sempre sul serio e anche in allenamento non lesinava gli interventi duri. Una sera il Mister Barassi mi fece allenare sui colpi di testa. Mise l'Oscar  ''Briciola'' e il Claude Musco a calciare dalle bandierine e io dovevo deviare in porta per segnare al Mendo, contrastato in marcatura dal ''Taia''...Un vero e proprio duello aereo. Spinte, gomitate e trattenute, tutte le volte..Mi ricordo che ad ogni intervento, se riusciva a impedirmi di colpire, mi guardava esaltato...'' Robu, va ca mi', a vardi mia...Mi' a te pichi istess....''. Era un grande il ''Taia''. Questo paragrafo era doveroso...Solo per caso ho appreso che il Gianni Tagliabue se ne e' andato qualche mese fa. Mi ha rattristito la notizia. L'ultima volta lo vidi fuori della Unes di Mesenzana...Erano passati 32 anni...Mi riconobbe al volo...''Va' chi c'e'?  il Robuuu...''. Bello ricordarti vecchio ''Taia''. Intanto la Casport si muove sul mercato. Dal Camorino in 4 serie Svizzera...Arriva Il  ''Claude''. Claudio Musco. la quarta serie Svizzera era meno che la nostra Terza categoria...Ma il Claude non ha mai guardato il capello. L'importante e' quanto lo pagavano. Credo che insieme al ''Pibe'' Gianluca Pellini, il Claude, sia stato il giocatore della mia generazione piu' forte in assoluto con cui abbia mai giocato. Prima che un giocatore era un personaggio. Una vera e propria forza della natura, come istrione e trascinatore. Sapeva coinvolgere chiunque con il suo modo di fare sfrontato, esibizionista, estroverso e casinista. Purtroppo....suscitava simpatia. Era consapevole dei suoi mezzi tecnici e col minimo sforzo, spesso anche senza allenamento, faceva la differenza e risolveva le partite. Un episodio su tutti?. Nel ritorno a Maccagno contro il Bisuschio per fare giocare un compagno che non giocava mai, finse di stare male. Si fece mettere in panchina e assunse un vero e proprio atteggiamento di sofferenza. Lamentoso gia' dentro gli spogliatoi, a sottolineare che non stava affatto bene. Nel secondo tempo a mezzora dal termine siamo ancora 0:0. Il Mister lo mette dentro. Vinciamo 3:0 con tre gol suoi. Era genio e sregolatezza, ma la mentalita' poco incline al sacrificio lo limitera' ai palcoscenici circoscritti al Varesotto, il Verbano e l'Hinterland Svizzero. Una sera dopo un allenamento, ricordo che il mister Barassi gli disse con me a pochi metri....''Se tu avessi la testa di Graziano giocheresti in serie A''. Testa era intesa come mentalita'. Anche se effettivamente di testa Claude non era un fenomeno. L'arrivo di Claude, scombussolo' un po tutti gli equilibri. Subito con Briciola e altri accoliti si formo' un gruppetto che ando' a cozzare con la vecchia guardia. Soprattutto i ragazzini delle giovanili vedevano in lui un idolo...Pendevano dalla sua bocca...Era l'era dei paninari..Ricordate? Claude non aveva la macchina. Saltuariamente aveva a disposizione il Ford Taunus di suo padre.  Lui era di Marchirolo, io passavo a raccattarlo, spesso e volentieri, si presentava  in ritardo e poi andavamo ad allenarci. Non tornava mai con me. Lo portava a casa un dirigente con cui aveva legato in modo molto stretto. Spesso non portava neppure le scarpe per non fare allenamento. ''Oppssss''..Diceva al magazziniere, le ho dimenticate..E via un paio di scarpe nuove che poi lui rivendeva ad amici...La realta' e' che Lui non usava le scarpe che fornivano alla squadra...Lui chiese un assegno per comprare quelle che piu' sconfinferava..Aveva un trattamento molto diverso da tutti. Sia in incentivi di moneta che come scusanti comportamentali. Cio' non piaceva al Mister Barassi, pur consapevole delle categorie superiori di Claude. Quella stagione mi accorsi che stavo modificando il mio modo di giocare. Quando prima ero istintivo, spinto dalla freschezza giovanile e da un fisico asciutto e super leggero, puntavo direttamente la porta e cercavo sempre lo spunto veloce, ora stavo imparando anche a giocare. I campi piu' grandi, spaziosi, che non Ferrera, mi diedero modo di usare anche la testa, per riflettere e ragionare su come interpretare il gioco. Mi fermavo, giocavo la palla indietro, rallentavo l'azione, cercavo di distribuire meglio gli sforzi...Piano piano mi resi conto che stavo migliorando in qualita' e che se mi fossi adattato con facilita', avrei potuto giochicchiare anche in altri ruoli. Intanto il pensiero di trovare un'occupazione mi assillava. In quel periodo trovai impiego come procacciatore di clienti presso l'Alleanza Assicurazioni di Luino. Uno dei tanti lavori sottopagati, che tendono a scaricare le mansioni piu' balorde su un personale dozzinale di manovalanza, riciclabile e senza ambizioni. Riscuotevo le rate e con l'occasione, avrei dovuto approfittare, della bonta' dell'articolo in questione,  per convincere nuovi clienti, oppure per modifiche i contratti gia' esistenti. Automunito, spesso dovevo fare ritorno tre o quattro volte presso lo stesso domicilio per trovare il cliente. a volte anche dopocena. Le spese non erano contemplate. In pratica, le basi non c'erano e meno che meno un 'incentivo a migliorarti. Avevo 300 clienti tra Cunardo, Ghirla e Marzio. Tutti mi conoscevano in pratica. L'unico ricordo piacevole di quella parentesi lavorativa, fu, che in ogni casa che mi facevano entrare, mi offrivano da bere. Tra vermut, bianchi, birre, crodini e compagnia briscola, arrivavo sera stravolto. Duro' tre mesi poi capii che non era il lavoro del mio futuro. Et voila'. Arrivo' la settimana che precedette la gara di Brebbia. Era forse la sesta o la settima. Il Mister Barassi mi dice che domenica aveva intenzione di farmi esordire. La prendo con serenita'. Ormai mi sento parte dell'ambiente. Il giovedi' amichevole a Porto Valtravaglia contro il FC Cunardo. Giuro che mi sentivo emozionato. Giocare contro i miei amici, la squadra del mio paese e le maglie che avevo messo fino l'anno prima. Che volete? Sono un sentimentale... Finisce 4:2 per noi. La differenza di categoria e' palese. Segno un gol al Gianni Brambilla e mi sento galvanizzato per l'esordio della domenica che verra'. A Brebbia non parto dall'inizio. Ma me lo aspettavo. Non gioco una partita di campionato dall'anno di naia, colpa della squalifica e della caviglia malefica. Durante la pausa il Mister mi dice di scaldarmi. Entro al posto del Luciano Amoruso di Cadrezzate, al centro dell'attacco. (Musco ancora non era arrivato alla Casport). Siamo sul 2:2. (e 2:2 finira') Dopo venti minuti di gioco, contendo un pallone a un difensore con una certa vigorosita' e l'avversario cade...L'arbitro mi mostra il cartellino giallo. Sto per replicare, ma lascio perdere. Non era un intervento falloso, era un normale contrasto di gioco. Passano 5 minuti. Palla in fallo laterale per gli avversari. Vedo che non siamo piazzati e che la mia squadra e' troppo alta. Cerco di guadagnare tempo e permettere ai miei compagni di rientrare. Vado a saltellare un metro davanti all'avversario che dovrebbe rimettere in gioco con le mani, per impedirgli di trovare un compagno a cui passare il pallone. (Fa parte del manuale delle tante malizie che negli anni diventano un regolamento sotterraneo per sopravvivere in campo...)  Sento un fischio. Mi giro e vedo l'arbitro che mi viene incontro con il cartellino giallo alzato. Poi replica con quello rosso. In 5 minuti doppia ammonizione. Metto le mani sui fianchi e lascio cadere la testa di lato, tra lo schifato e il sorpreso, mentre cerco in panchina lo sguardo del Mister. Mi avvio testa bassa e in silenzio, verso gli spogliatoi. Intanto ponderavo...Pensai: Probabilmente la Federazione aveva avvertito l'arbitro che in lista c'era uno che era stato sanzionato con 2 anni di squalifica. Di tenerlo d'occhio. ''Graziano Robustelli, Public Enemy Number 1.'' Di abbassargli subito le orecchie...Unica spiegazione che mi diedi. Quel giorno, chiusi il mio rapporto con gli arbitri. Entrai negli spogliatoi deserti. Ricordo che non feci neppure la doccia. Mi spogliai della divisa di gioco e misi la tuta di rappresentenza, grigia e rossa, poi mi avviai al parcheggio con la borsa sulla spalla. Mi appoggiai alla fiancata del nostro pulmino e con sguardo vitreo attesi tutti per tornare a casa.


Quattordicesima puntata. 1980/87
In settimana ci fu chi prendeva per il culo per sdrammatizzare, chi non commento', chi prese l'episodio come esempio dello strapotere degli arbitri...Il mister non mi dise nulla se non che ''Abbiamo visto tutti...''. Una giornata di squalifica. Cominciai a ponderare di andare a Lourdes...Tra Ictus, maxy squalifica e sciagurato rientro...Non restava che una benedizione..Invece in quella settimana ponderai qualcosa di piu' strategico...Qualcosa che se per un mussulmano doveva essere fatto una volta nella vita...Per un tifoso del Bayern residente in Italia, aveva lo stesso significato...Per me questa era l'occasione per approfittare della pausa forzata per mettere in atto un sogno...Fu estemporanea la cosa...Come un sussulto..Uno schiocco di dita...Cazzo Gra..facciamolo. L'8 Dicembre del 1984,un sabato, mi metto su un treno che dopo due cambi, (Venezia e Innsbruck) mi deposita alla stazione di Monaco di Baviera alle 8.45 del mattino. Non spiccico una beata di tedesco, ma so leggere l'orario dei treni, reminescenza di un anno di militare appena concluso...Dare ad un Taxista turco..un biglietto con scritto Olympiastadion..non ci vuole una scienza. L'imprevisto pero' e' dietro l'angolo...Fa piu' freddo che in Italia. Anche se ho una soglia di sopportazione al freddo piu' alta di un orso polare...non mi ero equipaggiato giusto. A Monaco era giornata di bruma...Una persistente nebbiolina umida e fresca..Ero vestito si autunnale...Ma non bastava. Pensavo...Ma a stare fermo per piu' di due ore nello stadio?...Che freddo avrei preso?..Nonostante cio', ci avrei pensato al momento debito..La mia tabella oraria prevista contemplava...Arrivo in Stazione..Taxi per lo Stadio...Ricerca biglietto...Partita...Taxi per la Stazione...Treno per l'Italia..arrivo previsto a Milano....circa le 23 di sera del giorno stesso. Poi per Varese sappiamo tutti come era l'ambaradan...Il tassinaro mi lascia nei pressi del villaggio Olimpico...Beh...Dire che mi sentii come Alice nel paese delle meraviglie e' poco...Molto poco. La struttura fantascientifica e ancora attuale dell'impianto, mi fecero sentire piccolo piccolo....Se poi penso che sotto quella copertuta di vetro da anni si esibivano i miei eroi...Ora...Il Biglietto...Mica era ancora arrivato Internet. Vuoi mettere una bella fila ai botteghini con il tuo bel biglietto in cartoncino, fresco di strappo? Il problema era..Che settore? Dove andare a comprarlo? Ma soprattutto, un punto dello Stadio che ti lasci un bel ricordo. L'Oly era uno stadio arioso...Dietro le porte, la gara potevi solo intuirla. Come all'Olimpico di Roma. La pista di atletica aumentava la distanza della visuale di ogni azione..e cio' che succedeva nei pressi della porta opposta...potevi solo immaginarlo. Ma dovevi essere fornito di gran fantasia. Mi serviva un biglietto laterale, non di curva. I soldini da spendere non mi interessavano..Almeno spenderli a buon fine. Ah..Si gioca Bayern Monaco - Eintracht Braunschweig. Un po' come Juve - Bologna in Italia per quel periodo. Mi faccio furbo. Tanto sono in largo anticipo...Mi prendo una birra e aspetto di individuare un Italiano nel marasma che si mischia fuori dei tornelli dello stadio. Noi Italiani, incredibilmente, siamo distinguibili senza timore di sbagliare dagli altri Italiani, anche solo per il modo di camminare, di muoverci, di osservare, di proporci anche in modo silente. Apro una parente. Nel 1997 lavorai in Germania. Per una settimana, ogni sera, andai a cenare in un ristorante Indiano, che faceva cucina Italiana. Da leccarsi i baffi. Ogni volta notai il lavapiatti che quando arrivavamo noi, stazionava sull'uscio che dava alle cucine..Io subito mi convinsi...''Quello e' Italiano. Cazzo se e' italiano!..''..Una sera con una scusa, gli passai vicino e gli dissi...''Ma tu sei Italiano.'' Lui sorrise e mi disse, ''Si di Salerno.''. Mi racconto' la sua storia da immigrato in Germania...Mi diede consigli con le donne Tedesche...''Stravedono per gli Italiani...ma non gli Italiani Germanizzati, quelli che si atteggiano a tedeschi ormai''. Vero..Lo appurai nei giorni successivi..Quando ci salutammo, gli offri le ultime Marlboro Italiane che mi erano rimaste nel pacchetto...6 o 7 forse. Si illumino' e mi disse...'' Non immagini che regalo che mi hai fatto...Marlboro Italiane..''. Indi per cui poscia. Negli anni 80 gli stadi in Germania, nonostante non ci fossero ancora le tv  a pagamento, erano molto poco frequentati...D'inverno sfioravano addirittura la desertificazione, con conseguenza di molteplici rinvii in caso di neve nelle citta' dove le strutture non erano ancora dotate di impianti di riscaldamento del terreno. A Monaco, forse il piu' all'avanguardia, su una capienza di 82.000 spettatori ufficializzati, prima delle norme UEFA che seguirono la strage dell'Heysel, era difficile raggiungere i 20.000 anche nelle gare piu' attese. Individuai un gruppetto di ragazzi Italiani. Tedeschi di seconda generazione. In pratica nati in Germania ma con genitori Italiani. Mi azzardai con timidezza...''Scusate...Italienisch?''...Il piu' scafato mi dice con entusiasmo...''Si..Italiano...''...''Scusa dovrei fare il biglietto..Ma non conosco ne i settori, ne in che punto all' esterno dello Stadio mi trovo...'' Dopo i convenevoli e le presentazioni mi dice che se voglio vedere la partita dalla zona centrale devo presentarmi ai cancelli tra il ******* e il ******* ( scusate ma non ricordo). Ringrazio. Altre due chiacchiere per familiarizzare e mi avvio verso la zona indicatomi. Eccolo il mio Biglietto. Avevo cambiato alla stazione dei trenini di Ponte Tresa Svizzera, i Franchi in Marchi.... Quelli che avrebbero potuto servirmi...Un paio di piotte circa, tra Treno, Stadio, Taxi e cotillons...Purtroppo calcolo male e per i gadgets da Stadio non ci sono piu' dindi...Sara' uno dei miei piu' grandi rammarichi...Andare allo Stadio del Bayern e non avere ne Sciarpa ne Berretto che testimonino ai posteri l'avvenimento. Anche il biglietto, per non curanza, fara' la stessa fine, quando per fretta buttai i jeans al mio ritorno in lavatrice, per lavare una grossa macchia di senape sulla coscia...Scheisse. Nella tasca posteriore...trovai una pastella granulosa e grigia, rinsecchita, che i 60 gradi del lavaggio, avevano trasmutato magicamente cosi', dalla forma di origine. Sigh. E pensare che ho ancora tutti i biglietti, di tutti i concerti rock a cui ho assistito. Il pubblico effettivamente era scarso...Anche la Sudkurve dove riesiedono i fans Ultras del Bayern non era al massimo della frequenza. Io sono contento cosi'. Mi illumino di immenso...Come qualcun altro fece e scrisse.....Rivivo la stessa situazione che vissi nel 1977 quando andai a San Siro per la prima volta con il Gnuso...Il Giordan, fanatico fan di Pietro Anastasi...Il Pele' bianco come dicave Lui. Il povero Giordan. Grazie al Giordan, negli anni 80, Pietro Anastasi, che viveva a Varese, presenzio' e tenne a battesimo la scuola calcio a Ferrera del Gino. Frequentemente era facile incontrare Pietruzzo a Ferrera in quegli anni. Era una figura consueta. Ricordo che una mattina, anni prima...con il Cunardo Allievi, ci fermammo a fare colazione in una pasticceria di Varese io e due miei compagni di squadra...Proprio di fronte dove ora sono ''le Corti'', il Centro Commerciale. Era presto..Dentro la pasticceria, solo due clienti...Pietro Anastasi e Giorgio Morini...quello del Milan. Leggevano la Gazzetta e commentavano....In senso buono..Mi sentii come a Jurassic Park...In presenza di numi professionisti del calcio di Serie A. Che eravamo emozionati e' dire poco. Nello Stadio, dedicai tutto il mio tempo a guardare le mastodontiche strutture architettoniche ...I grossi piloni e l'enorme copertura dai tanti finestroni trasparenti grigi...La porta in cui segno' ''Der Bomber'' nel 1974, stava alla mia sinistra...Di fronte a me l'alta Torre della Tv. Fissavo intensamente, respiravo e vivevo quel metro quadro di prato, circoscritto sul terreno, in cui Gerd il 7 luglio di 10 anni prima, aveva lanciato il suo ultimo incantesimo. Mi sentivo come un contadino del Medioevo, estasiato e rimbambito  in presenza di una reliquia di un qualsiasi Santo cattolico. Il Bayern vinse 3:0. Dieter Hoeness fece il primo e Matthaus gli altri due. Uno me lo persi, sviato come ero dalla sceneggiatura del circondario, che cercavo di fissare nel mio database dei ricordi. Ricordo si, l'entrata in campo, il vociare degli spettatori in una lingua strana e dura, il tabellone luminoso dell'Olympiastadion che ad ogni gol esibiva una coreografia animata con la scritta Tooooor....Oggi talmente elementare, banale e patetica che fa il pari con il ping pong dei primi videogiochi per casa. Era il massimo delle tecnologie di quel tempo...Pero', cazzarola avevo freddo...Ricordo che addirittura non vedevo l'ora che la partita finisse per potermi rifugiare in un luogo chiuso..Tanto..Ormai...L'exploit lo avevo realizzato...Quando uscii dallo Stadio e cercai un taxi che mi riportasse alla Hauptbanhof di Monaco stava ormai facendo crepuscolo. Mi accorsi solo allora che mancava poco a Natale. Il tragitto per la Stazione, esaltava le luci dei negozi, i festoni dei palazzi. Dopotutto era la festa dell'Immacolata e in Italia era il giorno per eccellenza per dare il via agli addobbi Natalizi.  Anche in Stazione il clima era piu' colorato e vivace. Aspettai un po' prima che arrivasse il Treno per Innsbruck. Quando salii cercai un posto vicino al finestrino anche per ranicchiarmi e superare quel senso di infreddolimento. Durante il viaggio, scorreva nella mente una giornata talmente attesa, ma vissuta anche talmente velocemente, che non riuscii realmente a gustarmela. Un po' l'improvvisazione, un po' la frenesia dell'organizzarsi sul posto...Sceso a Varese, il mio 112ino mi aspettava in parcheggio come quando tornavo da Naia. Guidai verso casa percorrendo a memoria la strada, con la mente che rivedeva un film di solo qualche ora prima. A casa non sapevano nulla e non dissi nulla. Nessuno in famiglia ha mai indagato nel mio privato. Di me si son sempre fidati ciecamente. Non c'erano i telefonini. Quando arrivavo arrivavo...L'importante era che non si presentassero all'uscio, Carabinieri o Ospedalieri. Andai a dormire e mi sembro' bellissimo il tepore delle coperte dopo una giornata all'addiaccio. La mattina mi svegliai....Quello che avevo vissuto il giorno precedente mi sembro' solo un sogno...Talmente distante dal mio quotidiano..Talmente irripetibile, che solo un mucchietto informe di carta, per qualche tempo ne testimoniera' la veridicita'. Il calcio ancora una volta mi aveva preso per i capelli, manovrando i miei fili come una marionetta piegata alle sue voglie, conducendomi in una estemporanea follia.

Quindicesima puntata. - 1980/87
Si avvicina il Natale. Cunardo con le sue nevicate...La Valtravaglia e' piu' in basso, in riva al Lago Maggiore, al massimo ci concede giornate di neve ''voltata'' in  pioggia. Quell'anno a Porto ci fu la famosa ''alluvione'' dell'85. Il Lago si alzo' al punto che le barche del porticciolo scavalcarono la strada del lungolago e si andarono a parcheggiare davanti all'Albergo Pizzeria Milano...Ritrovo ufficiale dei giovedi' di pizza e di biliardo della squadra. Il Baretto, sito sulla sponda, all'entrata di Porto Valtravaglia, dove ci ritrovavamo prima delle partenze per le trasferte, sara' completamente isolato e immortalato in foto storiche. Si ripeteranno negli anni a seguire le esondazioni..L'ultima nel 2000. Per raggiungere il Campo Sportivo dovevamo percorrere la parte alta del paese. Il centro storico, tra vicoletti e curve monoauto.. Il Lago aveva isolato la zona transitabile piu' prossima alle rive. Ricordo che il mio 112ino passava in mezzo all'acqua fino a meta' ruota e io temevo ogni volta che si bagnassero le candele...Allora procedevo, a meno che passo d'uomo. In una settimana fortunatamente l'emergenza cesso'. Non proferii parola con nessuno del viaggio a Monaco. Mi stavo gia' concentrando per poter tornare a giocare. Un altra volta ripartivo da zero. In quei giorni il Bepi ebbe la brutta notizia che il tumore al colon progrediva. Ne aveva passate di ogni nella sua vita in quanto a ricoveri. Interventi e post interventi...Polipi, ferite di guerra, asportazione della milza, calcoli renali...Il Bepi ormai mi aveva abituato a scadenze regolari, alla frequenza degli ospedali...Se per gli altri una volta all'anno le vacanze al mare erano un appuntamento regolare...per me lo stava diventando un ricovero di mio padre. Questa volta si faceva sul serio...All'inizio boicotto' l'intervento. Troppa paura del post operazione. Chiese alternative..Per tre mesi accetto' di essere ricoverato al Circolo di Varese per applicazioni di Radioterapia. Se non altro non doveva fare avanti e indietro. Un giorno che lo andai a trovare mi disse...''Quand che te vet a ca'...Varda su Rai 3, ca fann vide' 'l cu del to pa'...''. In pratica..Una troupe di Rai 3 gli chiese il permesso di girare un servizio sulla applicazione della Radioterapia per curare i tumori del colon retto..Era tutto pimpante perche' il suo culo sarebbe apparso in Tv... Nessuno ipotizza la scomparsa di un congiunto finche' non succede per la prima volta, per cui la vivevo con non chalance..o forse mentivo solo a me stesso. Il pensiero non mi tormentava ancora, ma ogni tanto la sera, dopo cena, se non mi allenavo...prima di andare al Bar Tre Valli facevo un giretto fino Su al campo, innevato. Al buio, tra le ombre della mia infadolescenza...Mi sedevo sulle rocce della porta del bosco. Accendevo una sigaretta. Guardavo la Valcuvia con i suoi lumini, il San Martino con la sua sagoma nera...Pensavo a mio papa', al lavoro che non c'era, alle difficolta' di approcciare con l'altro sesso poiche' la mia autostima non era ancora al massimo...Mi piaceva sentire l'aria gelida invernale sul viso...A volte mi raccoglievo a tal punto, che passavano le mezzeore senza che me ne rendessi conto...Poi..scendevo per il ciottolato dell'Asilo, passavo davanti al Circolo del Carluccio e alla chiesetta, scendevo lungo la siepe interna del Parco e come una falena mi facevo catturare dalla luce dell'entrata del Tre Valli. Il magone scendeva attraversando la porta..Ai primi vocii, alle prime note del Juke Box. Giochiamo con il Leggiuno al rientro dalla mia squalifica. Il Mister mi rimette nel secondo tempo e questa volta va liscia come l'olio. Durante la settimana, mi prende da parte e mi dice...''Durante gli allenamenti spacchi il mondo..La domenica hai il freno a mano tirato...Senti troppo la partita.. '' gli dico..''Sento troppo il fatto di essere partito in ritardo rispetto gli altri e il fatto che non ho la certezza di giocare titolare.''.Lui mi dice.. ''Se lo vivi come esame non ti diverti tu, per primo...''. Il primo gol arriva dopo altre due partite..Il Mister mi mette dall'inizio dalla settimana successiva. Con l'arrivo di Musco, ''Lucio'' Amoruso si sente discriminato e decide di tornare a Cadrezzate accampando comodita' logistiche e si libera un posto in attacco. La differenza di fiato con gli altri mi mette in condizione di essere sostituito prima della fine nelle prime partite da titolare. Ma eccoci ad Angera. Dopo dieci minuti su un cross dell' ''Icio'' Galbiati metto la palla nella rete. Una liberazione. Adesso si che si ragiona. Finisce 3:1 per noi. Nonostante la posizione di alta classifica, in societa' cominciano a crearsi delle subdole trame. Il Mister Barassi  pur consapevole della forza del Claude non se la sentiva per correttezza di utilizzarlo indiscriminatamente, nonostante alcuni atteggiamenti da prima donna, scusati da buona parte della dirigenza. In seguito ad una sostituzione del Claude che fece scontrare il sottobosco della dirigenza con il Mister...Un giovedi', con la squadra prima in Classifica...a due giornate dal termine del girone di Andata...Il Mister Barassi annuncia ai componeneti della rosa pronti all'alleamento, che da le dimissioni. La squadra e' spaccata. La loggia che satellita intorno al Claude ne gode. Lo zoccolo duro e la vecchia guardia sacramenta..Arriva il Giulio Cattel. Tanta esperienza come giocatore e anche come trainer. Una vita nel Luino, anche guidando la squadra in Promozione. Un modo diverso di fare e di allenare...Piu' paterno, piu' amico...A volte troppo corruttibile. Non ho difficolta' col Giulio. Anzi. Mi fa giocare regolarmente, ma e' in balia di chi fa la voce piu' grossa  e abbaia di piu' nello spogliatoio. Queste diatribe tra gruppetti comprometteranno palesemente il nostro torneo. Giochiamo lo scontro diretto a Sesto Calende con la Sestese...Impianto all'avanguardia, rifatto dal Coni con addirittura impianto di riscaldamento come a Monaco.  Per essere solo una seconda Categoria  ambivano a progetti futuri non indifferenti. ''Briciola'' accusa dolori alla caviglia gia' da una settimana. Non si e' mai allenato. Fino all'ultimo, incerto se scendere in campo. Negli spogliatoi, con 4 in panchina frementi di giocare, Giulio decide per una puntura di novocaina per permettergli di non sentire dolore. Il medico sociale, Dr. Francesconi, schermidore della Nazionale Italiana alle Olimpiadi di monaco 1972, gli fa un'iniezione alla caviglia. Perdiamo 2:0. Briciola evanescente, resta in campo tutta la gara. Siamo scavalcati in classifica di due punti. Quelli resteranno, fino alla fine del torneo. La Sestese e' promossa, noi arriviamo secondi a due punti. Chiudo il torneo con 6 gol. 3 di testa e tre di piede. Ma 4 decisivi per il risultato. Non male viste tutte le vicissitudini. Claude con 23 gol e' Palloncino d'oro di Tele Verbano come miglior giocatore Under 23. Prima di congedare la squadra, dopo pranzo di rito e ultime buste ''salariali'', il ''Zele'' Seleczik..Direttore sportivo della Casport e personaggio ambiguo della dirigenza, senonche' primo sostenitore del Claude su tutti i fronti..mi prende da parte e mi dice...''Ascolta Robu..Il tuo prestito e' finito.'' '' Vuoi restare qui un altro anno?.''..Io ero consapevole che di me al ''Zele'' non gliene fregava niente. Dentro di me si mette in moto un 'elaborazione che comprende l'imprevista eventualita' di trovare un lavoro prima o poi...L'impossibilita' di affrontare regolarmente gli allenamenti...Oltretutto la situazione del Bepi era un'incognita...Tanto ormai, piu' che le Tre Valli e il Canton Ticino non avrei potuto battere a 23 anni...Ma risposi d'istinto..Non so se voleva essere una battuta la mia o una frecciata....Guardo il ''Zele'' e gli dico...''Ho capito...ti serve un autista per il Claudio.'' Resta basito. ''Se tu avessi pensato che avrei potuto avere altre alternative a parte tornare a Cunardo, ti saresti mosso prima..Hai aspettato il rompete le righe.'' ''Tu sai che io ci sono sempre, sono puntuale e ti fa comodo che faccio da maggiordomo al Claude..che gli faccio un po' da coscienza, per quello che puo' servire..Mica ascolta me.''. ''Pero' Ok...'' Gli dico. ''Va bene'' L'anno dopo sara' un anno importante. La Casport si rinforza e sostituisce alcuni elementi in la' con l'eta'. Arrivano forze fresche dal circondario. Il Claude Carlotti, fratello del ''Briciola'' in porta e il ''Paletta'' Palazzese, dal Luino completano la parte esperta. Il Giulio e' confermato alla guida della squadra dopo un ballottaggio interno alla dirigenza che aveva contattato il Chicco Prato, ex calciatore del Varese di Serie A anni 70, svincolato dal Laveno. All'inizio della stagione 85/86 la rosa e' molto ampia, poi con l'inizio della stagione fredda e quelli che si arrenderanno perche' non sono utilizzati, diventa piu' competitiva. Poi quest anno c'e' anche la Coppa Lombardia. A eliminazione diretta. Li' le emozioni diverranno indelebili e creeranno una parabola di vita talmente forte per me, da essere rapportabile al quotidiano di tutti i giorni. Prima della preparazione di Agosto, oltre al consueto rincorrere il pallone Su al campo, anche i Tornei estivi diventano ormai una vetrina irrinunciabile. Ho varie richieste per partecipare. Non pago piu' le iscrizioni, ci pensano gli sponsors. Ne gioco 4 quell'estate e perdo due finali. Alla Rasa e a Malnate per il 50esimo della Malnatese Calcio fondata nel 1936. A poco a poco, stavo raggiungendo una maturita' di gioco e un immedesimazione  che mi avrebbe permesso di interpretare le sfumature di una partita come una vera sintesi di vita.
FINE QUINDICI.
(Continuera'....non so quando ma continuera'....)    






    






















 

         













      








































                                                 







































      




 
 












    












































Nessun commento:

Posta un commento