Da che ero ragazzo, ho sempre immaginato la fine di un percorso di vita come una panchina posta in faccia a un tramonto su cui sedersi e nel silenzio rimirare un paesaggio a perdita d'occhio e valutare quello che ci ha soddisfatti, che ci ha delusi o ingannati e quindi tirare un bilancio di una vita che ci sta dando le avvisaglie che siamo ormai ai titoli di coda. La immaginavo, quella panchina, la immaginavo con i colori dell'autunno e soprattutto ogni qualvolta guardavo mia mamma..la Clara..Se dopo una vita sempre nello stesso cortile, con una routine quotidiana sempre quella, giorno per giorno, anno dopo anno...si fosse potuta sedere e per un attimo riflettere sulla sua vita e concludere se si fosse sentita
soddisfatta..L'incoscienza ci da tante soddisfazioni...l'ignoranza ci rende dei re. Se poi non sei possibilitata ai confronti, hai in mente solo una visione predestinata e immutabile delle cose.....Ha visto il mare per le gite delle pentole solo in tarda eta', non ha mai fatto vacanze in vita sua e ha mangiato la sua prima pizza in pizzeria a 81 anni. La volta che e' stata alle Corti sembrava un bimbo svegliatosi a Disneyland...Al ritorno racconto' alla Rosy con l'entusiasmo di un fanciullo e in modo confuso (troppo in una volta sola per lei) la nuova esperienza.. Ora quella panchina in faccia al tramonto c'é davvero... In Piazza IV Novembre, dietro il monumento...Guarda all'Auditorium e al San Martino. Mette angoscia solo a guadarla se immagini il suo possibile ruolo.....Riflette l'esatto utilizzo che ho sempre immaginato, un avamposto per ponderare sui tempi andati, ..Ponderare sul avvicinarsi di un tramonto, che non e' quello quotidiano ma quello di una vita...Un sentiero senza orizzonte che porta con se ricordi, sogni e progetti, riusciti e falliti.. Una volta le panchine di pietra della Piazza erano tre, due appoggiate al muro di cinta del parco Giroldi, poste ai lati del monumento e una dove comincia Via Vaccarossi sotto l'ennesima frase di Mussolini, ed erano rivolte verso il paese, verso la vita e il quotidiano ripetersi di rapporti, voci, botteghe in fermento e entrate e uscite scolastiche. Ora..l'unica e' rivolta verso i confini piu' lontani del paese, verso un immaginario raccoglimento introspetivo che ci fa pensare, rimuginare, sorridere o piangere. Venerdi' sera ho anche vissuto un momento dipinto spudoratamente con questi colori... .Scrivendolo ora, lo immortalo e gli do' vita..Parcheggio sotto la Piazza dopo il lavoro. Mentre salgo la salita, la sagoma assorta, seduta e intimamente proiettata nell'orizzonte, é distratta dalla mia unica presenza e mi riconosce. ''Guarda il Grazianooo...'' Lo guardo con malinconia prima ancora di dargli udienza..Mi conosce sin da piccolo..idem la mia famiglia. Mi conosce troppo...troppo, troppo.. Mi dice..''.Stavo riflettendo....'' Lo conoscete tutti, anche voi, se siete di Cunardo...É stato parte della nostra storia per varie generazioni. Per me poi...Un istituzione. Un avamposto di beni di prima necessita' dell'ultima ora, fino alla fine. Imbiancato. Stanco. Con gli occhi spenti..La voce bassa e flebile. Rassegnato e timoroso quasi che un tramonto, nella sua gelida indifferenza non gli conceda tempo x risolvere rapporti famigliari tribolati in sospeso da anni... Mi chiede di me..Se lavoro, la salute, se non ho intenzione di sposarmi o se non intendo fare passi di distensione verso ''quella'' di Varese. Mi dice che mi invidia...perchè io lavoro ancora...sono più giovane quindi...Gli scappa un accennato sorriso..Sente il peso degli anni e della noia..e di una Cunardo irriconoscibile. Mi decanta le lodi del libro del Bossi, che lo ha riportato indietro nel tempo con le sue foto con i personaggi della sua Cunardo, quella vera. Sento che gli si apre il cuore al pensiero, oltre che dare colore allo sguardo.... Personaggi unici e indimenticabili gli escono di bocca. Per un po' trova l'entusiasmo necessario per lasciarsi coinvolgere dai ricordi... Le domande sono piu' che altro per sapere di me..Non si lagna, non si lamenta, non approfitta per fare piagnistei...Mi ricorda momenti lontani nel tempo e si sorprende a vedermi ancora come un bocia...Ha lasciato un buco incolmabile. E' stato un mito della Cunardo di ieri...Mi spiace per i ragazzini che non hanno mai potuto fare l'ultimo pit stop prima di iniziare la giornata scolastica.
Al momento dell'incontro avevo in borsa surgelati che deperivano. Un'ottima scusante per uscire da quella bolla di sapone che ci avvolgeva di ricordi passati, ma che scoppiata ci riportava al presente. Il senso di malinconia che mi ha trasmesso mentre il sole solleticava il San Martino é stato grande. Lo saluto come si saluta una parte fondamentale del tuo passato. Con gli occhi che fingono gioia e un magone a mezz' asta... ma anche con uno strategico distacco creato a tavolino, che ti salva dal non sentirti troppo coinvolto...La speranza e' di non incontrarlo ancora, soprattutto in un contesto simile....Certi momenti sono troppo anche per me...Penso che non sia stata una buona idea quella fottuta panchina in quel posto li'...
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