LEGGENDA - ''LA GHITA E IL FANTASMA DEL CIMITERO DI CUNARDO.''

(foto d'archivio)

Il paese era impressionato poiché da parecchie sere tra le tombe del cimitero si aggirava un lungo fantasma biancovestito. Parecchia gente lo aveva visto e nessuno, dopo le dieci di sera , osava più passare accanto alle mura del sacro recinto. Ipiù coraggiosi si spingevano sulla strada che porta a Cugliate passando davanti al cancello del Campo Santo, ma non giungevano oltre le prime case del paese e di lì guardavano muti e spaventati il tremulo chiarore che si scorgeva oltre la cinta del luogo dell'eterno riposo. Il fantasma era diventato l'argomento di tutti i discorsi e di tutti i pensieri dei

cunardesi, i quali non sapevano a chi raccomandarsi perché tale impressionante apparizione sparisse. Le dicerie erano molte e tutti davano del fatto una versione particolare. C'era chi diceva trattarsi di un alto fantasma che gironzolava tra le tombe muto e silenzioso; altri dicevano che stando sulla strada si udiva il rumore di catene trascinate per terra; altri affermava di aver udito, oltre che rumore di ferraglie, lamenti e pianti. Nessuno però osava avvicinarsi al recinto e le supposizioni si accavallavano. Una sera, un gruppo di ragazze decise di tentare di chiarire il mistero e conoscere chi era questo fantasma che si aggirava fra le tombe. Queste giovani asserivano che non si trattava di un fantasma, ma di un malvagio che entrava nel sacro recinto per predare quanto c'era sulle tombe dei defunti. La sera stabilita le ragazze, verso le undici si avviarono verso il cimitero. Erano una decina allegre e spavalde che vedevano diminuire la loro sicurezza di mano in mano che si avvicinavano al Campo Santo. Tutto andò bene finché il gruppo camminava attraverso le stradette del paese, ma non appena le ultime case rimasero alle loro spalle, qualcuna cominciò a rallentare, qualche altra si fermava e più nessuno parlava. Davanti a tutte camminava una bella ragazza, spensierata e spavalda: era la Ghita... la quale aveva promesso alle sue amiche di entrare da sola al cimitero e portar via la camicia al fantasma chiunque egli fosse. La Ghita accortasi del rallentamento delle sue compagne si volse e dapprima le incoraggiò, ma poi vista inutile ogni esortazione, le beffeggiò e da sola, strettasi sulle spalle un piccolo scialle, proseguì verso il cimitero. Giunse davanti al cancello quando all'orologio del campanile scoccava la mezzanotte. Fra le tombe, nel luogo dove attualmente sorge una grande croce, vide una figura bianca, quasi diafana, che immobile, con le braccia aperte, sembrava stesse invocando la pietà del cielo sui derelitti ivi sepolti. La ragazza si arrestò impaurita ed incerta, ma fattasi coraggio e dopo essersi fatto il segno della Croce, varcò decisamente il cancello che era aperto ed entrò fra le tombe. Il fantasma non si mosse e la Ghita, lentamente gli si avvicinò. Tremava tutta ed avrebbe voluto fuggire, ma una misteriosa forza la spingeva verso quella figura misteriosa che, con la sua immobilità ed il suo silenzio, l'attirava a sé. I minuti trascorrevano lentamente e di tanto in tanto la ragazza si arrestava, ma sempre un nuovo impulso la spingeva a proseguire tanto che finalmente si trovò a pochi passi dall'essere misterioso. Si arrestò un attimo come per riprendere fiato. Il cuore le martellava nel petto e d'un tratto, spinta da una volontà a lei sconosciuta,con un balzo fu vicina al fantasma sempre immobile e muto. Con rapidità impensata, la ragazza allungò le mani, toccò la camicia bianca che copriva l'essere misterioso, strinse le dita e tirò a sé con uno strattone il lungo camice, che in brevi istanti fu nelle sue mani. Nell'attimo stesso che l' indumento cadeva fra le braccia della Ghita, chiarore e fantasma sparirono, e la ragazza si trovò sola, al buio, fra le tombe. Riavutasi dalla sorpresa e sempre con il camice fra le mani, la ragazza, di corsa, uscì dal Campo Santo e, sempre correndo, si avviò verso il paese. Le sue amiche, impaurite dalla sua audacia erano fuggite e la povera Ghita, più spaventata che mai, rientrò a casa sua stringendo sempre tra le mani l'ormai indesiderata camicia. Entrata nella sua cameretta accese un lume, depose la lunga camicia su una sedia e, dopo aver recitato le preghiere della sera, spense il lume e si coricò. Sperava la povera ragazza di poter passare una notte tranquilla dopo le molte emozioni della serata, ma il chiarore del lume non si era ancora affievolito, che per le scale della casa si udì uno stropiccio di piedi, un rumore di catene trascinate per la casa, lo sbattere di porte aperte, bruscamente chiuse ed una voce che gridava:  «Ghita, Ghita, ridammi la mia camicia! » La povera ragazza, si cacciò sotto le coltri coprendosi gli occhi e turandosi gli orecchi con le coperte, ma per quanti sforzi facesse i rumori e la voce misteriosa si udivano sempre più distintamente. La ragazza era spaventata a tal punto da non essere capace di mormorare la più semplice e più breve breve preghiera. Il tormento della poveretta sembrava non dovesse aver termine, ma quando al campanile scoccò l'una i rumori cessarono e la voce si tacque. Per quella notte la Ghita non chiuse più occhio e ad ogni più lieve rumore sobbalzava nel letto. Fu per la povera ragazza una notte interminabile, e quando finalmente udì i primi rintocchi dell'Ave Maria, balzò dal letto, si vestì, raccolse dalla sedia l'indesiderata camicia, se la nascose sotto lo scialle e, uscita di casa, si recò dal prete al quale raccontò singhiozzando quanto le era accaduto. Il buon prete ascoltò benevolmente il racconto della ragazza, la sgridò per la sua audacia e la sua incredulità e la consigliò sul da farsi. La sera dopo, seguendo il consiglio del prete, la Ghita verso la mezzanotte si recò al Campo Santo e là giunta, vide ancora la figura misteriosa, non più luminosa come la sera precedente, perché sprovvista del camice bianco. La ragazza aveva con sé tra le braccia, oltre alla camicia, un gatto nero e il fantasma, non appena la ragazza ebbe varcato il cancello del recinto gridò ancora: «Ghita, Ghita, ridammi la mia camicia!» La ragazza tremava dallo spavento e il cuore le batteva pazzamente nel petto, ma fattasi coraggio, stringendo sempre camicia e gatto, si avvicinò all'essere misterioso e raggiuntolo, depose ai suoi piedi la bestiola, prese il camice con le due mani, fece il gesto per coprire con questo il fantasma, ma la figura ogni volta che la Ghita stava per infilargli la camicia dalla testa, si allungava e per quanti sforzi facesse, la ragazza non riusciva nel suo intento. Il tempo passava lentamente, il gatto sbuffava e mandava fuoco dai suoi occhi giallastri e la poverina tentava continuamente, ma invano di ricoprire il misterioso essere. Durò a lungo questo estenuante tentativo, durò fin quando al campanile scoccò la una dopo mezzanotte e la sconosciuta figura scomparve, come la sera precedente. La ragazza più spaventata che mai rientrò in casa con l'indesiderato fardello che le era rimasto fra le mani. La notte passò fra ansie e continui spaventi e quando Dio volle, le campane annunciarono l'inizio del nuovo giorno la Ghita si recò nuovamente dal prete al quale raccontò del suo inutile tentativo notturno. Il buon prete ascoltò la ragazza e le promise che la notte successiva l'avrebbe accompagnata lui al cimitero. La ragazza trascorse una giornata per lei interminabile, presa come era dall'ansia di liberarsi dell'incantesimo del quale ormai era vittima e dalla paura di ciò che ancora l'attendeva la notte che stava per giungere. Sarebbe riuscita a ridare il camice bianco al suo misterioso proprietario? Sarebbe riuscita a reggere alla nuova prova? Non l'avrebbe attesa fra le mura del Campo Santo qualche altra tremenda sorpresa? Malediceva dentro di sé la sua spensieratezza e spavalderia e nello stesso tempo amaramente ripensava alle sue amiche, le quali, non solo non l'avevano attesa al ritorno del Cimitero, ma in quei giorni di tormento e di paura non si erano fatte vive e l'avevano lasciata sola alla sua angoscia. A notte alta, accompagnata dal prete e con il gatto su un braccio e la camicia sull'altro, la Ghita si avviò nuovamente al Campo Santo ove giunse che scoccava la mezzanotte. Il fantasma attendeva al solito posto, ma era agitato assai più che nelle notti precedenti. Il prete indossata la stola si fermò sul cancello del Cimitero, mentre la Ghita, confortata dalle buone parole del sacerdote, con il gatto e la camicia entrò nel recinto. Non appena ebbe varcato il recinto, la solita voce, con fare più imperioso del solito, le gridò: «Ghita, Ghita, ridammi la mia camicia!» La ragazza, più impaurita che mai, fece come la notte precedente, si avvicinò alla misteriosa ombra, depose il gatto per terra e si accinse a far indossare la camicia al fantasma il quale però, non appena la Ghita allungò le mani reggenti l'indumento, se lo sentì strappare con forza e istantaneamente si trovò sola fra le tombe mute. Fantasma e gatto erano scomparsi! La poveretta, estenuata dall'ansia, cadde per terra priva di sensi ed il prete vedendola cadere accorse accanto, la rialzò, la rincuorò e la riaccompagnò a casa. La prova tremenda era terminata, ma la Ghita rimase talmente scossa dell'accaduto, che andò deperendo e dopo poco tempo morì. 
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Sarebbe interessante conoscere il periodo storico...La discendenza della Ghita...Il cognome. Per me che ho vissuto e ricordo il ''vecchio'' cimitero, avendo una visione di come era strutturato e come la Ghita si aggirava tra le tombe....poichè il ''Tass'', mio nonno, era collocato lì, e' più facile calarsi nella storia narrata sopra...(Per chi non lo sapesse....Il vecchio cimitero, era dove ora c'è il parcheggio della chiesetta...Comprendeva pure il parco giochi dei bimbi, attuale....Era recintato da un alto muro di cemento per tutto il suo perimetro e l'accesso era un cancello posizionato proprio di fronte la Chiesetta...Immaginate se ora doveste aprire un cancello, per accedere alle bancarelle del mercato, il giovedì. Ne conosco tante, tante altre, uguali uguali, di leggende simili, collocate nel Bergamasco, nel Bresciano, addirittura nel Frosinate e se non ci sono dati identificativi del protagonista restano solo suggestive leggende paesane, da raccontare intorno al camino e una padella di caldarroste. Però...Mi è venuto in mente un episodio di quando ero bocetta...Facevo le medie. Era la prima metà degli anni 70. Girava voce che nella chiesetta di Ardena si verificassero fenomeni di levitazione degli oggetti. In pratica le cose volavano per la chiesa in maniera inspiegabile. Quei pochi di noi che avevano il motorino...(i pluriripetenti in pratica) organizzarono una spedizione per assistere in prima persona al fenomeno....Il giorno dopo, a scuola, tutti estasiati. I nostri ''eroi'' circondati da esterrefatti boccaloni, raccontavano il fenomenale e inspiegabile evento...(non sapremo mai se furono balle o un modo ante-socials di fare il 'sborone...e guadagnare likes)...Poco tempo dopo poi:...girò la voce a scuola, che al cimitero ''Nuovo'', quello attuale in pratica...Quello di adesso, per andare a Cugliate. Insomma...una presenza eterea e luminosa si aggirava nel bosco di fronte all'entrata del parcheggio. Una luce acompagnata da rumori di catene e lamenti, vagabondava tra gli alberi più prossimi al cimitero. Erano gli anni delle bici da cross...Ricordate? Quelle baracche con la sella lunga..Quelle che il Bepi odiava perchè difficili da aggiustare, ma balorde, fatte per rompersi. A scuola si organizzò una spedizione notturna..Ma forse il clamore dell'iniziativa, giunse pure alle orecchie di chi aveva ordito lo scherzone. Partimmò in una decina...Anche in due per bici...Ci accuattammo nelle prossimità del cimitero e aspettammo. Aspettammo poco... Non era la mezzanotte, l'ora delle streghe per tradizione. Come fosse un programma TV...puntuale puntuale, dopo pochi minuti sentimmo un rumore metallico. Nel bosco si udirono rumori di ferraglia...Catene forse?...Fece capolino una luce...Una lanterna sembrava...Sorretta più in alto del normale, come chi la sorreggesse fosse un entità alta, fuori della misura standard...Si intravedeva come una bianca presenza che si muoveva tra gli alberi...Restammo basiti...Cavoli eravamo protagonisti di un fenomeno extraterreno. Ma la fifa c'era...Eeeeh se c'era...Poi...Ad un certo punto, quella che doveva essere la lanterna piombò a terra, la luce fluttuò in maniera confusa. Si sentirono Cristi e bestemmie e voci varie che in totale fretta e panico sollecitarono a fuggire...Qualcuno di Noi riconobbe le voci...Il giorno dopo a scuola non ci volle molto per smascherare i responsabili dello ''Scherzone''. Erano in tre. Uno a cavalcioni sulle spalle dell'altro (ecco il motivo dell'altezza...) e un ''navigatore'' senza lenzuolo, che guidava il ''fantasma'' tenendolo per mano. Qualcuno inciampò, capottò a terra e la magia finì. E con esso la nostra testimonianza che avrebbe potuto essere unica. Questo racconto mi ha riportato alla mente quell'esperienza...Ho avuto contatti più reali in seguito con il mondo ultraterreno. Lasciamolo dove e'. Senza fretta. Tanto poi ci andremo tutti. Bye.

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